Piano-La Russa: ecco perché il 40% per vincere sarebbe un autogol

mercoledì, 26 Giugno 2024
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La “proposta-La Russa”, come al solito, è stata immediatamente etichettata dalla sinistra come una furbata, visto l’esito delle comunali giudicato negativo per la destra.

Non c’è nulla da fare: siamo e restiamo irrimediabilmente dentro la strumentalizzazione demagogica di ogni argomento. Se, ad esempio, l’autonomia differenziata la prospettano grillini e dem è un’idea giusta; se la porta avanti l’attuale maggioranza (tra l’altro, in coerenza col proprio programma), divide l’Italia, al punto di organizzare campagne di piazza, sventolando quel tricolore che pentastellati, neo-post-comunisti, verdi, liberal e radical hanno sempre ridicolizzato nel nome dell’internazionalismo, del globalismo, del cosmopolitismo e del cittadino del mondo “anti-confini”, “anti-frontiere”, “anti-sovranità nazionali”.

Su una cosa però, il mainstream ha ragione: il vizio italiota da cui non riusciamo a liberarci, è costruire la casa (le riforme istituzionali), partendo storicamente sempre dai balconi (i sistemi elettorali), e mai dalle fondamenta, dalle ragioni valoriali del nostro stare insieme, dalle forme di governo. Al contrario, il ceto politico pensa unicamente ai balconi perché preoccupato solo per la propria sopravvivenza e rielezione. Il tema, infatti, è l’autoconservazione della nomenklatura, mai gli interessi veri e reali dei cittadini, nella difficile composizione costituzionale tra regole, governabilità e democrazia compiuta.

Il presidente del Senato, ipotizzando per le amministrative, le comunali, il voto solo al primo turno (vince chi ottiene il 40% dei consensi), l’ha fatto indubbiamente in un’ottica “premierista”. Sì, il premierato che premia appunto la legittimazione popolare dell’esecutivo, in modo veloce, immediato e trasparente. Quindi, La Russa ha ritenuto di porsi su tale scia.

E poi, c’è un dato sul quale sicuramente ha lavorato: il centro-destra fa il pieno al primo turno. Mentre la sinistra tende a vincere al ballottaggio, perché si mobilita non “pro”, ma “contro”. Il panorama europeo, Italia compresa, è pieno di fronti antifascisti, repubblicani, popolari, archi costituzionali etc. Aggregazioni spesso eterogenee, incompatibili, ma disposte ad unirsi per evitare la “vittoria delle destre”, viste come il ritorno della dittatura, e non l’affermazione di un legittimo mandato popolare.
Ma questa volta, valutando i risultati dei ballottaggi comunali dello scorso fine settimana, i dati concreti smentiscono l’assunto di La Russa.
Prima del secondo turno il centro-destra aveva 12 sindaci e il centro-sinistra 13, più o meno un pareggio (per usare una metafora calcistica). Ora, a urne chiuse, il centro-sinistra ha ottenuto 17 sindaci, a fronte dei 10 del centro-destra. E, sentite bene, al primo turno il rapporto era di 10 primi cittadini al centro-sinistra e appena 5 al centro-destra.

Ergo, la suggestione “larussiana” rischia di essere un clamoroso autogol. Considerando che proprio ai ballottaggi la percentuale si è ridotta: 7 eletti del centro-sinistra e 5 eletti del centro-destra.

La domanda è d’obbligo: si tratta di una ricetta scaturita da un alto senso dello Stato o di una mera strategia?

La verità è che l’orientamento del voto è qualcosa che sfugge per definizione alle logiche matematiche. E’ un vento che supera tutto, a cominciare dal lavoro delle segreterie e degli spin doctor.

E poi, la proposta del 40% per eleggere i sindaci, non risolverebbe nemmeno l’emergenza-astensione, la drammatica disaffezione rispetto alla rappresentanza democratica (dovuta a ragioni squisitamente legate alla mediocrità dell’offerta politica e alla scarsa validità e competenza della classe dirigente).

A fronte del fatto che vota solo un italiano su due (il 50%), il 40% dei consensi per eleggere i sindaci, vorrebbe dire in soldoni il 20% del consenso vero di una lista, di una maggioranza, di una coalizione. Troppo poco per amministrare stabilmente una città.
Se allarghiamo alle ultime europee il vulnus è drammatico: Fdi in realtà, ha il 14% dei consensi (altro che il 28%), e il Pd non ha il 24%, ma il 12%.

Il risultato complessivo (unendo ogni sistema elettorale) sarebbe una Repubblica, tra parlamentari nazionali, europei e sindaci, totalmente dimezzata.

Ci vuole altro per risalire la china. Ma se i passati regimi pretendevano maggioranze bulgare, gli attuali “regimi” democratici (che vedono i politici essere solo il braccio di poteri decisionali “alti” e internazionali, che gestiscono la vita di tutti), gradiscono forse proprio l’allontanamento, la distanza e l’impotenza dei popoli rispetto alle scelte che contano.

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