Paese dell’arte, delle città d’arte, della storia e della cultura. La nostra bella Italia è un museo a cielo aperto, lo sanno tutti. Giusto? Evidentemente no, è proprio a noi che sembra sfuggire. Cosa ci stiamo perdendo?
Per comprendere meglio, esaminiamo il caso francese, un paragone facile ma straordinariamente utile alla nostra indagine.
Chateau de Chambord, nella Valle della Loira, un esempio di eccellenza nel campo del turismo francese. Costruito nel 1519 da Re Francesco I, è ora una macchina turistica gestita dallo Stato con oltre 200 dipendenti. Aperto tutto l’anno, offre un’esperienza completa con brochure multilingue, eventi, la possibilità di esplorare il castello via terra o via acqua, noleggiare biciclette, pranzare o fermarsi per un caffè. Oltre a questo, si offrono tariffe differenziate per età, numero di persone, famiglie o grandi gruppi guidati. Tutto questo, genera 20,3 milioni di euro l’anno.
A confronto, Villa Capra “La Rotonda” a Vicenza, capolavoro di Andrea Palladio, è gestita privatamente dal Conte Nicolò Valmarana con soli due dipendenti. Nonostante la sua fama, la villa è aperta solo nei fine settimana e festivi, offrendo visite limitate al piano nobile e al giardino. Mancano iniziative come pacchetti turistici combinati, un sito web multilingue per prenotazioni, un sistema interno di business che valorizzi e finanzi la struttura, e chi più ne ha più ne metta. Il risultato, anche questa volta è straordinario. Solo 56mila visitatori all’anno, per 445mila euro. Insomma, una delle ville più emulate al mondo (circa 80 copie), completamente abbandonata all’inefficenza nostrana.
Torniamo in Francia, nella Valle della Loira, che con i suoi 300 manieri e 20 siti classificati come “Grandi Siti”, opera in rete per promuovere l’intero sistema-Loira, non solo i singoli castelli. Questo approccio comprensivo, congiunto, ha portato 4,7 milioni di visitatori lo scorso anno. Una massa così grande di persone, si potrebbe pensare, porterebbe introiti certo, ma rischierebbe di distruggere la valle. Invece no, anche in questo caso la sostenibilità diventa priorità; per questo l’intera regione è costellata di trasporti pubblici (spesso elettrici) e piste ciclabili che collegano tra loro le dimore storiche.
In contrasto, le ville venete (circa 2000 di cui 323 visitabili), non godono dello stesso coordinamento. Solo 12 delle 24 ville progettate da Palladio sono aperte al pubblico. Mancano una bigliettazione unica, un marchio ufficiale e un sito web istituzionale. Inoltre, non esiste una strategia di sostenibilità né un sistema di trasporto pubblico che colleghi le ville, spesso prive anche di parcheggi e segnaletica adeguata. Ma il peggio deve ancora arrivare. Il Veneto, regione più visitata d’Italia, rischia infatti di perdere i suoi gioielli palladiani a causa della mancanza di investimenti in restauro e manutenzione. Circa 15mila dimore storiche italiane sono in declino, il 45% disabitate o ridotte a ruderi.
Bisogna invertire questa tendenza, ripartire dal turismo sembra una strada percorribile e deve essere una prospettiva concreta per il nostro Paese. I dati parlano e non mentono. Il turismo italiano vive in uno stato perpetuo di inefficenza e potenziale sprecato. Mancano gli investimenti, manca una strategia, ma più di ogni altra cosa, manca interesse.



