Macron apprendista stregone: la Francia preoccupa i mercati

lunedì, 8 Luglio 2024
4 minuti di lettura

Macron ha giocato d’azzardo sulla pelle dei francesi. Passata la sbornia dell’unità antifascista, Parigi s’è svegliata stamattina senza la prospettiva di un governo solido e omogeneo. Con in più un’estrema sinistra che pretende di dare le carte inseguendo il sogno (anzi il delirio) di una rivoluzione immaginaria. Ieri sera i seguaci di Jean-Luc Mélenchon hanno festeggiato la “vittoria” lanciando petardi e sassi contro la polizia.

Il pessimismo che da oggi pervade la società francese è ben espresso dalla Borsa di Parigi, che oggi ha aperto al ribasso: -0,45 %. Poi s’è leggermente ripresa. Ma l’umore di fondo degli operatori lo si capisce dall’inizio delle quotazioni. Lunedì scorso, quando il Rassemblement National è risultato il primo partito del primo turno (con il 33%) e pareva proiettato verso la maggioranza assoluta dei seggi, la stessa Borsa parigina aveva invece aperto al rialzo di quasi 2 punti. Qualcosa vorrà dire o no?  Quantomeno che i mercati finanziari francesi ed europei (in rialzo erano anche le altre Borse continentali) avevano intravisto la possibilità in Francia di un governo stabile, senza evidentemente preoccuparsi più di tanto della inevitabile coabitazione con il presidente della Repubblica.

Oggi no, oggi è diverso. Oggi c’è perplessità sulla stabilità delle istituzioni politiche della Francia. Sintomatico quello che stamattina scrive il “Financial Time”: Macron sta facendo tornare la Francia ai tempi della Quarta Repubblica, il periodo politicamente più instabile del dopoguerra caratterizzato da un Parlamento turbolento che la faceva da padrone. Né l’autorevole quotidiano economico riconosce a Macron stesso quel ruolo di “demiurgo” della politica francese che emergeva ieri sera negli sdilinquimenti dei commentatori ai talk show. «È stata la sinistra a guidare un patto elettorale per sbarrare la strada all’estrema destra».

Sarà al dunque un’operazione assai difficile e complessa quella che porterà alla nascita del nuovo governo. E non è neanche possibile prevedere quanto potrà durare tale esecutivo. Stamattina il presidente ha respinto le dimissioni del primo ministro Gabriel Attal chiedendogli di rimanere «per il momento» al fine di garantire la «stabilità del Paese». Una formula che probabilmente nasconde la preoccupazione che le trattive per la formazione del prossimo governo possano durare a lungo.

L’impossibilità di formare una maggioranza sono note a tutti da ieri sera. L’Assemblea nazionale francese è divisa in tre blocchi: sinistra (182 seggi), centristi-macroniani (168), Rassemblement National (143), Republicains (45). Escluso a priori che i deputati del Nouveau Fronte Populaire possono tutti incontrarsi con i macroniani di Ensemble (i centristi non vogliono saperne nulla di Mélenchon), escluso insomma che il “fronte repubblicano” delle desistenze possa dar vita a un governo,  non rimane altra strada che la formazione di una maggioranza-salsiccia con spezzoni del NFP (in particolare i socialisti moderati di Raphael Glucksmann) con l’aggiunta di eventuali “responsabili” tra i Republicains. In effetti è proprio questa l’ipotesi più accreditata.

Ma tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare. Innanzi tutto non sono ancora emersi quei segni di sfaldamento all’interno del Nouveau Front Populaire che ieri sera molti osservatori davano per imminenti. La tendenza sembra al contrario quella di presentare a Macron un unico candidato di sinistra alla guida del governo. Così si è espresso stamattina il segretario del Partito socialista, Olivier Faure, il quale ha dichiarato che il NFP deve essere in grado di «presentare entro la settimana una candidatura». Non sappiamo al momento che cosa effettivamente accadrà, chiara però è l’intenzione della sinistra di rimarcare il fatto di aver vinto le elezioni.

Alla fine la sinistra tornerà a dividersi (il Nuovo Fronte Popolare non è che la sigla comune di quattro diversi gruppi), intanto però la prima indicazione che arriva dai partiti francesi non va certo nella direzione di un premier “tecnico” sostenuto da una maggioranza-salsiccia.

In ogni caso, quando, in conclusione dei giochi, si dovesse arrivare a una simile soluzione, non è da aspettarsi che il governo che nascerà potrà avere vita facile in Parlamento. La maggioranza che lo sosterrà sarà comunque una maggioranza pericolosamente eterogenea, perché sarà composta da soggetti che fino a ieri si sono combattuti. Dall’unità antifascista in salsa macroniana non possono nascere governi. O, se nascono, si tratta di esecutivi precari. È pur vero che il governo Attal è un governo di minoranza, ma il suo sostegno parlamentare era comunque omogeneo. Domani non sarà più così. E Macron dovrà probabilmente sudare sette camicie per far approvare le leggi che gli stanno a cuore.

Come andrà a finire? Sempre il “Financial Times” fa una pessimistica previsione: «Se non c’è un percorso verso una maggioranza, Macron potrebbe dover nominare un premier ad interim con un mandato minimo sino a quando non si potranno indire nuove elezioni tra un anno. Con tre blocchi politici più o meno di uguale dimensione che non sono disposti a collaborare tra loro, la Francia sembra ingovernabile». Fosca è poi la previsone de “Le Figaro”: «L’Assemblea nazionale, domani, sarà più ingovernabile di ieri». Il quotidiano parigino prevede che una coabitazione di governo con la sinistra potrebbe essere una «catastrofe».

Alla fine che ha ottenuto Macron con la mossa del cavallo di sciogliere l’Assemblea nazionale? Di preservare la sua centralità politica, ma a costo di far precipitare la Francia nel caos.

Un simile gioco valeva la candela? La migliore definizione del presidente l’ha data ieri sera Eric Ciotti, il leader dei Repubblicains alleati con Marine Le Pen: «L’apprendista stregone dell’Eliseo ha offerto al signor Mélenchon la maggioranza relativa su un piatto d’argento. Denuncio il signor Macron, un vero kamikaze della Repubblica, pronto a installare il caos istituzionale per mantenere il suo piccolo potere».

Già, Macron apprendista stregone. E tanto basta.

 

 

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.