Ad un mese dalle elezioni europee il vento cambia, Francia e Regno Unito virano a sinistra. Risultato storico, inaspettato ma anche complesso da inquadrare. Questa volta si potrebbe davvero dire che la sinistra in Europa “non si era vista arrivare”.
Elly Schlein parla di “vittoria della sinistra unita“, come se da Francia e Inghilterra potesse ripartire una vera e propria riconquista europea. Ma è davvero così? Si può davvero parlare di una sinistra europea coordinata ed unitaria?
Il capogruppo FdI Foti ha commentato le elezioni francesi in questi termini: “Quello che le urne francesi ci restituiscono è un Rassemblement National che non riesce ad imporsi al secondo turno, nonostante fosse uscito vincente al primo, a causa della strategia della desistenza che ha accomunato Macron e Melenchon. E così, pur di fermare la destra di Le Pen e Bardella sono saliti tutti sulla zattera di un malinteso fronte repubblicano: liberal, comunisti, antisemiti, filoislamisti. Un frullato di idee, programmi e tradizioni antitetiche, che porta ad una maggioranza solo numerica e consegna l’Eliseo e la democrazia francese all’instabilità politica”. Ad appoggiare parzialmente questa visione sarà addirittura Enrico Letta, che conosce bene l’Italia, ma anche Francia ed Europa. Ha commentato in questi termini: “Macron comunque sarà sulla scena. Sarà lui a dare l’incarico e il voto dice che devono trovare una larga coalizione. Senza veti e senza usare la clava uno contro l’altro. È l’ultima chance che i francesi danno a una politica europeista e non può essere buttata via… In Francia devono mettere da parte gli egoismi e costruire un’alleanza larga che funzioni e abbia vita lunga. Se facessero una coalizione che si va a schiantare nell’arco di pochi mesi, o una cosa debole, insulsa, insipida, sarebbe il modo migliore per aiutare Le Pen a vincere le presidenziali”.
Nonostante l’entusiasmo per il recente risultato elettorale in Francia, quindi, il fronte progressista italiano dovrebbe essere ben consapevole delle difficoltà nel mantenere l’equilibrio in UE e nel replicare tale successo in Italia. I sistemi (francese e italiano) sono troppo diversi per poter ricavare dal primo un modello per il secondo, ma soprattutto, ad essere diversi, sono i partiti.
Si perchè, se per Londra il risultato era atteso, scontato e soprattutto conosciuto, Parigi è la vera sorpresa. Perché “La France Insoumise” di Jean-Luc Mélenchon, non è esattamente la versione francese del PD di Schlein.
Un socialdemocratico di stampo “Marxista“,oppositore convinto del globalismo, favorevole alla tassazione delle grandi rendite, apertamente euroscettico e anti-NATO. Prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, era contrario alle sanzioni contro Mosca e si era opposto ai bombardamenti in Libia e Siria, nonché al boicottaggio americano del Venezuela di Maduro. Insomma, tutto l’opposto di un partito europeista, atlantista, liberal ed inesorabilmente filo ucraino come il Partito Democratico. Eppure secondo Schlein: “La destra si batte uniti”.
A questo punto viene da chiedersi se il grande timore per l’ascesa delle destre in Europa e nel mondo non abbia accecato la sinistra sulla grande diversità che attraversa i vari partiti europei. Una diversità che va prima di tutto riconosciuta, poi accettata, ed infine gestita. Non basta che perda la destra per riportare l’Europa sull’altra rotta. Bisogna governare.



