La nuova Assemblea nazionale francese, emersa dal voto del 7 luglio, è composita e variegata, di difficile interpretazione, soprattutto perché non esprime una maggioranza chiara. Si apre perciò un periodo di instabilità parlamentare. Lospecialegiornale.it ha intervistato Marcello D’Aponte (nella foto), professore associato di Diritto del Lavoro del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Napoli “Federico II”, già docente nelle Università di Amiens Jules Verne, di Nanterre, Paris X–La Dèfense e di Leòn, esperto di questioni francesi.
Professore, potremmo definire “preterintenzionale” la mossa del cavallo operata da Macron di indire le elezioni anticipate?
«Macron ha fatto una scelta forte, magari un vero azzardo, al fine di delineare il nuovo quadro politico dopo le più che indicative conseguenze delle elezioni europee in Francia. Una decisione senz’altro rischiosa perché il voto ha generato la tripartizione dell’Assemblea, che ovviamente non garantisce alcuna stabilità. Ma è evidente che abbia cercato di spiazzare sia Rassemblement national di Marine Le Pen sia il malmostoso fronte delle sinistre. Tra l’altro France Insoumise di Melenchon ha già subito una miniscissione».
Con i numeri venuti fuori, in Italia si sarebbe già composto un campo largo del centrosinistra per governare. In Francia le dinamiche sono più complesse, il Nuovo fronte popolare non intende allearsi con i macronisti, mentre tra questi ultimi c’è chi non ne vuole sapere di Melenchon e dei comunisti. La formazione di uno schieramento che tenga fuori gli estremi sarebbe l’unica via da percorrere o sarebbe un azzardo?
«In questo caso non vedo alcun azzardo. Macron lavorerà a un governo di larghe intese tenendo fuori le ali estreme dell’assemblea dialogando con socialisti, verdi e i repubblicani che non hanno seguito Ciotti. Con France Insoumise, dicevo, il dialogo è impossibile poiché Melenchon è dichiaratamente su posizioni antieuropeiste e antisioniste».
E’ possibile che nasca una maggioranza di scopo?
«E’ l’unico percorso politico a oggi perseguibile, ma non è nella cultura dei francesi dar vita a governi tecnici, non è mai successo nel corso della V Repubblica. I politici fanno i politici, i tecnocrati si occupano della pubblica amministrazione. Commistioni mai, ne sia un esempio François Holland, già presidente della Repubblica, che si è rimesso in gioco come semplice candidato dei socialisti nel suo collegio. Il governo che ne verrà fuori cercherà di rispondere alle istanze dei francesi e alle scadenze dettate dell’Unione europea affrontando i provvedimenti volta per volta. Non dimentichiamo che la Germania, l’alleato principale, è in grossa difficoltà e la Francia non intende arenarsi per riaffermare il suo ruolo nel Vecchio Continente e sul più vasto scacchiere internazionale».
Il gioco delle desistenze ha ribaltato il quadro politico dal primo turno al ballottaggio. Bardella lo ha bollato come “alleanza del disonore”. La legge elettorale lo consente, ma forse la manovra del “tutti contro Le Pen” non è stata del tutto ortodossa. È d’accordo?
«In realtà si è formato un fronte di forze politiche che condividono la distanza da Marine Le Pen decidendo di fare “barrage”, come dicono in Francia. È una manovra che il doppio turno consente di fare. Quanto al Rassemblement national ha commesso l’errore di non creare un blocco sufficientemente ampio a destra considerando congruo il consenso che stava crescendo attorno al partito».
Sarà più abile Macron a traghettare la Francia fino al termine del suo mandato oppure le prossime elezioni anticipate sono già dietro l’angolo?
«Intanto per un anno Macron non potrà sciogliere l’Assemblea, quindi questa situazione comporterà l’urgenza di trovare un’intesa. Di contro, però, il parlamentarismo ha trovato un’inaspettata centralità rispetto alle prerogative del presidente. Sarà l’aula a valutare, con un rinnovato dibattito, i provvedimenti utili per il Paese. Quanto al partito di Macron, Emsemble, ha perso voti e ha perso smalto, ma il presidente avrà valutato ciò come un sacrificio necessario dato che anche il governo Attal sarebbe probabilmente andato incontro a una lunga fase di logoramento».
Per certi versi Melenchon e Le Pen sono facce della stessa medaglia: denunciano paure, insicurezze, mancanza di prospettive sul piano sociale. Il successore di Macron come potrà creare un clima di riconciliazione nazionale considerando anche il peso e il ruolo della Francia nell’Unione europea?
«Entrambi pongono problemi seri incarnando la naturale inclinazione dei francesi alla critica e all’insoddisfazione. Il debito pubblico è oggettivamente preoccupante, ma a parte questo dato, comunque non trascurabile, la Francia è uno dei Paesi più attrattivi d’Europa, mentre l’occupazione non dà segni di flessione. Non c’è dubbio, comunque, che la “riprogettazione” del Paese sarà a carico del nuovo presidente della Repubblica».



