Ursula rieletta. Meloni (delusa) vota contro. Ecco che succede ora

giovedì, 18 Luglio 2024
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Ursula von der Leyen ce l’ha fatta a essere riconfermata presidente della Commissione europea. Hanno votato sì 401 europarlamentari: sono  esattamente i numeri della “sua” maggioranza (Ppe, Pse e Renew). Ma ci sono stati sicuramente franchi tiratori, perché i Verdi hanno votato a favore. E quindi sono risultati determinanti. La Commissione europea si è spostata a sinistra?

Si direbbe di sì, visto che gli eurodeputati di FdI hanno votato contro Ursula. «Le scelte fatte in questi giorni, la piattaforma politica, la ricerca di un consenso a sinistra fino ai Verdi hanno reso impossibile -ha dichiarato il capodelegazione Carlo Fidanza–  il nostro sostegno a riconferma della presidente Ursula von der Leyen».

Questo però non significa che FdI farà un’opposizione dura e pura, non foss’altro perché al Parlamento europeo non esiste una maggioranza stabile, ma orientamenti che prevalgono materia per materia, occasione per occasione. Il copresidente di Ecr, Nicola Procaccini, ha in tal senso lasciato aperta la porta al dialogo: «…D’altra parte vogliamo avere un rapporto naturalmente costruttivo. La partita si giocherà sui contenuti».

Certo è che per Giorgia Meloni l’operazione Ursula rappresenta una delusione. Sperava, la premier, di far “pesare” i voti di FdI in Europa, ma, fin dal recente Consiglio europeo, si è capito che l’establishment politico europeo aveva alzato un muro contro la premier italiana, soprattutto per iniziativa di Emmanuel Macron e Olaf Scholz .

La Meloni non deve aver ricevuto le rassicurazioni che chiedeva sul fatto che il vicepresidente spettante all’Italia usufruisca di poteri esecutivi. I tentennamenti della von der Leyen sono probabilmente dipesi dall’opera di interdizione svolta dal presidente francese, deciso a non permettere all’Italia governata dalla destra di acquistare potere e prestigio in Europa.

Non è però detta l’ultima parola ed è possibile che l’Italia strappi qualche concessione a Ursula nelle trattative sulla composizione della Commissione che proseguiranno nelle prossime settimane. Il peso politico effettivo dell’Italia lo si potrà verificare esattamente nei prossimi mesi, quando a Bruxelles arriveranno i dossier che più stanno a cuore al nostro Paese, a partire dai margini di manovra della Legge di Bilancio. In quell’occasione si vedrà se il rappresentante italiano nella Commissione riuscirà a sedersi nei tavoli informali che contano.

Per quello che riguarda il Parlamento europeo, è probabile che sia assista a un avvicinamento tra Ecr e i Patrioti di Marine Le Pen e Viktor Orban.  L’obiettivo è quello di creare possibili maggioranze anti-sinistra  sui dossier che stanno più  a cuore alla destra (dal ritocco dell’agenda green  all’immigrazione). In questo senso, FdI potrà svolgere un ruolo cerniera tra la destra radicale e i settori del Ppe (consistenti) che non hanno mandato giù l’accordo tra Ursula e i Verdi . Insomma, se la Commissione va a sinistra, non mancherà chi provvederà a ricordare al Parlamento europeo che l’elettorato s’è invece spostato a destra, come emerso chiaramente nelle elezioni del 9 giugno.

Già arrivano alla Meloni gli attacchi dell’opposizione per il voto di FdI contrario alla von der Leyen . In ogni caso non ci saranno tensioni nella maggioranza perché Matteo Salvini non avrà argomenti contro Giorgia. Nei giorni scorsi, il fido Andrea Crippa (la “voce” ufficiosa del leader della Lega) aveva lanciato il guanto di sfida alla Meloni con questa provocatoria dichiarazione: «Chi avrà il coraggio di votare von der Leyen?».

Alla fine, gli europarlamentari di FdI non l’hanno votata. Ma la strada di Giorgia Meloni, nonostante la delusione, non per questo s’è fatta in salita. Domani è un altro giorno.

 

 

 

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