Dream team europeo a guida Leonardo, il piano di Cingolani va protetto

lunedì, 22 Luglio 2024
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In un’Europa che rischia di soccombere dinanzi concorrenza globale nel settore della difesa, emerge prepotente la necessità di un consorzio industriale coordinato a livello statale. Leonardo, il colosso italiano, si propone come perno di questa ambiziosa visione senza nascondersi.

Roberto Cingolani, già ministro e ora al timone di Leonardo, ha presentato a Montecitorio un piano quinquennale che sa di rivoluzione. L’obiettivo è chiaro: creare un network di aziende statali europee capace di competere su scala mondiale. Una rivoluzione per l’Italia, negli ultimi vent’anni sono pochi i dirigenti che hanno “osato”.

“Non possiamo più permetterci il lusso della frammentazione”, spiega Cingolani. “Serve un coordinamento serrato tra le aziende di Stato dei vari paesi europei”. Il modello è quello dei grandi conglomerati americani e cinesi, ma con un tocco tutto europeo e soprattutto con l’Italia in cabina di regia.

Le alleanze con Rheinmetall per i carri armati e con Thales e Airbus per lo spazio sono solo l’inizio. Cingolani immagina un futuro in cui le competenze italiane in elettronica e sistemi avanzati si fondono con l’expertise tedesca nella meccanica e quella francese nell’aerospazio. Un vero e proprio “dream team” europeo della difesa.

Ma la strada è in salita, e lo dimostra l’andamento del titolo in Borsa. Il grafico allegato racconta una storia di volatilità: nell’ultima settimana, un calo dell’1,22%, con una chiusura a 22,77 euro.

Venerdì, in particolare, ha visto un tonfo dello 0,28%. Ma questo non perché il piano non sia valido, anzi è l’esatto contrario, è una questione d’intelligence economica. Illustrato il piano, è stato poi un susseguirsi d’articoli (partiti dalla stampa francese, con l’intento di mettere nei guai Leonardo) ripresi anche a livello italiano, che hanno creato turbolenza sui social e soprattutto in borsa, dove le indiscrezioni pesano.

Qui entra in gioco il ruolo cruciale dei media. Un’esposizione mediatica errata o superficiale può scatenare speculazioni selvagge. “Basta un titolo sensazionalistico, un’interpretazione frettolosa dei nostri piani, e il mercato reagisce in modo irrazionale”, spiega un analista vicino a Leonardo.

Il caso di venerdì è emblematico. Voci incontrollate riguardo trattative con partner europei hanno causato disagi. Voci frutto di mera speculazione mediatica.

“È un circolo vizioso”, commenta un esperto di comunicazione finanziaria che romane anonimo. “Una notizia mal riportata genera speculazione, la speculazione fa crollare il titolo, e il crollo del titolo diventa a sua volta una notizia, alimentando ulteriori speculazioni”.

Cingolani e il suo team sono ben consapevoli di questa dinamica perversa. Per questo, il piano prevede anche una strategia di comunicazione più “pancia a terra”, sottoforma di “lectiones”, come quella effettuata da Cingolani a Montecitorio. Deve essere Leonardo a dettare l’agenda mediatica, in questo modo è più facile arginare le speculazioni e far comprendere al mercato la solidità del progetto. Nel mentre è doveroso in Italia si mettano in campo più risorse possibili per creare una cabina di regia d’intelligence economica che argini ciò che avverrà nei prossimi mesi: con la Francia in stallo e la Germania indebita, l’Italia proverà a muoversi per recuperare terreno economico, proprio tramite la creazione di consorzi. Una fase delicate in cui il nostro Paese verrà messo al centro di dinamiche complesse.

Il messaggio è chiaro: il futuro dell’industria europea della difesa passa per un consorzio coordinato a livello statale, con Leonardo in prima linea. Ma per realizzare questa visione, servirà non solo abilità industriale, ma anche una gestione oculata dell’informazione. Perché in Borsa, come in guerra, la prima vittima è spesso la verità e qui in gioco c’è l’interesse nazionale.

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