Renzi ha un fiuto particolare per le crisi di governo: le sente arrivare con largo anticipo. Così fu per il Conte I, così fu anche per il Conte II. Spesso ci mette del suo per provocarle. Così sta facendo anche oggi con il governo Meloni. Dopo la sua recente apertura a sinistra, il leader di Iv invita i potenziali alleati a tenersi pronti a possibili elezioni anticipate. Cerchiamo di capire quale potrebbe essere il suo disegno.
Diciamo innanzi tutto che negli ultimi anni Renzi si è specializzato nel gioco dello “spariglio” politico: non avendo più la forza di imporre un proprio gioco, fa di tutto per scombinare i giochi altrui. Ultimamente, l’ex rottamatore (ora “sparigliatore”) deve aver avvertito qualcosa di strano nell’aria. Tant’è che s’è detto disponibile ad aprire un cantiere per un campo larghissimo.
Cauta finora la risposta del Pd. L’ex segretario Nicola Zingaretti, in una intervista ieri al “Corriere”, ha detto «bene, ma serve un progetto». Prima di sbilanciarsi, i dirigenti dem vogliono insomma capire quali siano le reali intenzioni del leader di Iv. Dai Cinque Stelle è però già arrivato il fuoco di sbarramento. «Renzi -dice gelido Giuseppe Conte– prima mi attacca sulla gestione della pandemia e ora dice che sono un interlocutore privilegiato. La politica per noi è una cosa seria». Il leader del M5S ha ancora il dente avvelenato per essere stato disarcionato proprio da Renzi nel 2021.
Fin qui siamo nella normalità delle schermaglie di palazzo, con l’ex premier che cerca di rimettere in movimento la politica e con gli interlocutori che rispondono secondo le loro esigenze tattiche.
Senonché in questa occasione colpisce la tempistica: l’offensiva di Renzi parte proprio mentre si aprono crepe nel centrodestra. Forse non è un caso. Forse lo “sparigliatore” ha visto qualche insolito movimento ed è stato lesto ad approfittarne. Questa impressione è rafforzata da quello che Renzi afferma in una intervista ieri su “la Repubblica”, nella quale rilancia la sua idea di alleanza a sinistra ma in cui dice anche cose che fanno pensare: «Nella maggioranza è in corso un regolamento di conti che potrebbe far nascere qualcosa di nuovo a destra. Ma se si rompono noi dobbiamo evitare governi tecnici o parlamentari e andare a elezioni».
Che intende il leader di Iv per “qualcosa di nuovo” che potrebbe nascere a destra? Forse ha notizia di una qualche, clamorosa iniziativa di rottura da parte di Antonio Tajani, magari spinto da Pier Silvio e Marina Berlusconi, ultimamente piuttosto freddi con il governo?
Ma Renzi lancia il messaggio più forte quando non esclude (anzi auspica) la possibilità di elezioni antipate. Per un “moderato” come lui è davvero strano. Finora si è sempre adoperato per evitarle. Fu proprio lui, nell’estate del Papeete, a propiziare la nascita del Conte II. E fu sempre lui, lavorando evidentemente di sponda con il Quirinale, a propiziare la nascita del governo di Mario Draghi. Ora invece ha cambiato atteggiamento.
Più che chiedersi perché è importante capire chi siano i destinatari di questo suo messaggio. I primi vanno certamente cercati a sinistra. Renzi invita Elly Schlein e compagni ad “attrezzarsi” alle elezioni. Il secondo destinatario è Sergio Mattarella: l’ex-rottamatore fa sapere al Colle che, in caso di crisi di governo, la cosa migliore sarebbe sciogliere le Camere perché potrebbe risultare arduo far nascere un nuovo governo. Come terzo destinatario c’è Giorgia Meloni. Renzi dice in sostanza alla premier che, se non ne potesse più del controcanto di Matteo Salvini, la minaccia del ricorso alle urne troverebbe orecchie attente anche a sinistra, con tutte le conseguenze del caso.
Il leader di Iv ha certo il problema di collocarsi sempre al centro dei giochi, di trovare il modo di contare a dispetto della modesta forza del suo partito. Di qui il ruolo di “sparigliatore” che si è scelto. Le sue iniziative vanno quindi sempre valutate con cautela. Ma, quando si muove, vuol dire che è la stessa situazione generale a essere in movimento. E il suo fiuto politico non va sottovalutato.



