Come si dice in gergo “più la muovi e più puzza”.
Ogni giustificazione riguardante la famosa festa di apertura dei giochi olimpici addotta dagli addetti ai lavori, ha avuto il merito di peggiorare le cose. Polemiche a corredo di un quadro fallimentare dell’organizzazione sportiva nel suo complesso. A questo punto, al di là dell’enfasi imperiale e dei desideri di Macron, possiamo comodamente dire che la Grandeur transalpina, studiata apposta per coprire il momento politico estremamente fragile per il Capo, è già un flop.
Partiamo dalla festa.
Ridicole e ancora più offensive le cosiddette giustificazioni dell’ideatore, il direttore artistico Thomas Jolly (già il nome è tutto un programma) e del suo staff: “Non intendevamo offendere nessuno, sono i valori della nostra Repubblica, era una festa pagana”. Peggio ci sentiamo.
Vecchio trucco: prima si provoca poi si spiega e semmai, viste le reazioni, ci si difende, tanto ormai il messaggio urbi et orbi, programmato culturalmente a tavolino, è passato e ha ulteriormente contribuito, come effetto, a normalizzare una visione ideologica ben precisa della società, della famiglia e della religione.
Poi, le parole usate, hanno confermato il messaggio; altro che scuse, altro che gioco, altro che semplice festa dionisiaca.
Domanda: i valori della Repubblica francese sono il paganesimo? Sono il culto dei diritti civili, il rispetto della donna, strombazzati ai quattro venti, incarnati nelle donne decapitate (la regina Maria Antonietta); oppure nelle donne dimenticate come santa Giovanna d’Arco, eroina di Francia, oppure negli uomini importanti cassati, come ad esempio lo stesso Napoleone, che fino a prova contraria, ha universalizzato il diritto civile, i famosi codici e il principio di indipendenza e sovranità dei popoli?
Perché non ricordare (a proposito di valori repubblicani democratici, tolleranti e inclusivi), pure i martiri della Vandea, 200mila persone, il primo genocidio della storia umana, compiuto all’insegna di Robespierre e della triade “Liberté-Egalité-Fraternité”, laddove non esisteva ancora il nuovo mantra della “Sorellanza”?
Bell’esempio di riconciliazione. E’ il solito vizio: spezzare la storia e prendere solo il pezzo che conviene, con francesi eternamente di serie A e francesi eternamente di serie B.
Seconda domanda. Le persone di buon senso, la Chiesa e la destra si sono offese per la dissacrazione dell’Ultima Cena di Leonardo.
Perché la dissacrazione non la fanno mai sul mondo Lgbtq, sull’Islam che in Francia è un serio problema, e sul loro ateismo o materialismo, che sta portando specialmente l’Occidente alla solitudine, all’infelicità e alla disperazione?
Ha riposto il “luminare” di turno, opportunamente intervistato dal Corriere della sera, uno dei maggiori organi del pensiero unico di casa nostra, tal Dominique Moisi, ex docente di Harvard: “Si è trattato di uno show fantasioso, umoristico, in equilibrio tra poesia, risate e serietà”. Non sappiamo se ridere o piangere.
Asserzioni subito motivate dalla solita sociologia liberal e radical da salotto: “Ci sono una Francia aperta e una chiusa, come la Chiesa francese che criticando la festa è andata a destra”.
E sul fatto che non sono stati toccati gli islamici (ricordiamo l’Iran che si è indignato al posto del nostro papa), ha replicato candidamente che “la Francia, come identità, è un paese fondamentalmente cristiano”.
Oltre il danno pure la beffa. Allora perché dissacrare la propria identità e considerarla una mossa di riconciliazione nel nome dei valori repubblicani?
Arriviamo al flop organizzativo di Macron. E’ cronaca.
Cresce la protesta degli atleti: la Senna è peggio del Tevere. Il mondo sta ancora aspettando il tuffo rivelatore annunciato da Macron, a imitazione del tuffo-bluff della sindaca di Parigi, per dimostrare la limpidezza e trasparenza delle sue acque. Sta di fatto che molte prove sono state annullate. Dalle gare al cibo: il servizio mensa è stato giudicato non all’altezza delle diete sportive. La Gran Bretagna ha deciso di lasciare il villaggio olimpico e si è trasferita in un albergo con un cuoco nazionale. Medesima reazione degli spagnoli. Per non parlare dei letti di cartone scomodi che stanno minando la salute di molti, a cominciare dalle pallanuotiste australiane.
E’ proprio il caso di dire “tanto tuonò che piovve”.
Meglio la pioggia. Che non a caso sta funestando l’olimpiade.



