A Fitto una vicepresidenza esecutiva: Meloni ha sconfitto i gufi

martedì, 17 Settembre 2024
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Raffaele Fitto sarà vicepresidente esecutivo nella nuova Commissione Ue presieduta dalla von der Leyen. L’annuncio oggi a Bruxelles durante un incontro tra la presidente e i capigruppo al Parlamento di Strasburgo, incontro durante il quale Ursula ha presentato la sua squadra per i prossimi cinque anni.

Per Giorgia Meloni si tratta di una vittoria doppia. Primo: la premier ha smentito i gufi (soprattutto dell’opposizione) che prevedevano un isolamento dell’Italia in Europa. Secondo: per il nostro Paese si tratta di un risultato storico, dal momento che un rappresentante italiano, a parte i cinque anni di Romano Prodi presidente della Commissione Ue, non era mai salito tanto in alto nella gerarchia Ue.

In tutto saranno sei le vicepresidenze esecutive nella nuova Commissione europea.  Gli altri cinque ruoli apicali spetteranno alla spagnola Teresa Ribera, alla finlandese Henna Virkkunen, al francese Stéphane Séjourné, alla estone Kaja Kallas, alla romena Roxana Minzatu.

Fitto avrà la delega alle Riforme e alla Coesione. Si tratta di poteri che pesano, sia perché l’Unione europea dovrà rivedere il suo assetto nei prossimi anni sia perché il rappresentante italiano avrà la gestione di tutti i fondi europei che andranno alle Regioni. E si tratterà di risorse quanto mai preziose per la crescita futura del nostro Paese dal momento che l’obbligo di rientro nei parametri Ue non consentirà politiche di bilancio molto espansive.

Masticano amaro quelli che prevedevano un freno alle ambizioni dell’Italia per il fatto che FdI aveva votato contro la riconferma della von der Leyen nella  riunione plenaria a Strasburgo di fine luglio. In realtà gli europarlamentari della destra avevano spiegato che una tale scelta non avrebbe inficiato lo sforzo del nostro governo per arrivare a posizioni di rilievo in Europa. E questo perché l’opposizione di Fratelli d’Italia s’era resa necessaria a seguito del fuoco di sbarramento di socialisti, liberali e verdi all’ingresso dell’Ecr (il gruppo dei conservatori di cui fa parte FdI) nella maggioranza di Bruxelles.

Socialisti e liberali  hanno fatto un po’ di baccano nei giorni scorsi quando è cominciata a circolare l’ipotesi di una vicepresidenza esecutiva a Fitto. I capigruppo di Pse e Renew hanno minacciato di non votare la Commissione in sede di approvazione parlamentare. A loro giudizio non era ammissibile che un rappresentante dei conservatori raggiungesse una posizione di tanto rilievo in Europa.

Ursula von der Leyen ha però tenuto il punto superando i veti e confermando la decisione su Fitto. Il criterio che ha seguito nella distribuzione degli incarichi non è stato politico ma geografico, nel senso che la presidente ha inteso dare il giusto riconoscimento a ciascun Paese in base al suo peso. E l’«Italia è un Paese molto importante»,  ha ribadito la presidente in sede di presentazione della sua squadra.

In realtà la composizione della nuova Commissione  di Bruxelles è anche il frutto di un braccio di ferro politico che ha visto prevalere i popolari (il partito di Ursula). Il Ppe ha voluto far valere il peso conquistato nelle ultime elezioni europee ridimensionando la voglia di rivalsa di socialisti, liberali e verdi. Di fatto la lista dei commissari segna una spostamento a destra dell’asse politico europeo: il numero degli incarichi attribuiti ai popolari è preponderante rispetto a quello dei socialisti

Legittima la soddisfazione del governo italiano. Giorgia Meloni parla di un «riconoscimento importante» della centralità del nostro Paese. «L’Italia – aggiunge la premier – torna finalmente protagonista in Europa». Su X la reazione del leader della Lega Matteo Salvini: «Buon lavoro a Raffaele Fitto, certi che saprà portare avanti gli interessi dell’Italia con buonsenso e concretezza». Antonio Tajani ha da parte sua rilevato che la «nomina di Fitto conferma la credibilità e il ruolo dell’Italia»

Ora la parola passa al Parlamento europeo, che dovrà ratificare in due tornate la proposta della presidente. Una con un voto complessivo sulla Commissione. E l’altra con le audizioni dei singoli commissari. Sono sempre possibili agguati. Ma è improbabile che si verifichino effettivamente,  non foss’altro perché il gioco degli incastri è tale da scatenare un effetto domino devastante al concretizzarsi di una simile ipotesi. E, in questo momento, un’Europa paralizzata dai veti incrociati non conviene a nessuno.

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