I giornali, ovviamente, hanno equiparato a livello mediatico il duello tra Orban e la Salis, come se fosse uno spettacolo divertente, ma purtroppo siamo al grottesco, anzi, al burlesque.
Non a caso, infatti, la parte sinistra del parlamento europeo, confermando il clima teatrale, ha intonato pure Bella Ciao. Siamo al redivivo spirito degli anni Settanta in salsa virtuale e la Schlein non è del tutto innocente sul forte rialzo della temperatura.
Ed è stato estremamente istruttivo osservare i movimenti e la comunicazione della presidente Ursula von der Leyen, che ha attivato con suadente maestria, il classico gioco del colpo al cerchio e alla botte. Ha criticato aspramente Orban e ha ammonito i cantanti, dicendo che non siamo all’Eurovision.
Ma andiamo per ordine: mercoledì il capo di governo ungherese, nella plenaria di Strasburgo, ha presentato le priorità della sua presidenza. Il suo è stato un intervento calibrato soprattutto sulle criticità della Ue: l’immigrazione irregolare che ha alimentato la violenza contro le donne, l’antisemitismo, l’omofobia, la mancanza di competitività, la transizione verde, l’allargamento dei confini ai Balcani, senza escludere la Serbia. Interessante il collegamento tra immigrazione irregolare e gli effetti sull’integrità delle identità tradizionali dei popoli. Sono loro (specialmente gli islamici) che provocano di fatto antisemitismo, omofobia e violenza contro le donne.
Posizioni, le sue, note e legittime. Compresa una postura strategica (si pensi alla personale diplomazia che ha sconvolto tutti gli schemi Ue, a partire dalle sue visite “pericolose” a Putin).
E la presidente della Commissione, invece, gli ha chiesto conto della corruzione nel suo paese, e del mancato rispetto dei diritti civili (il famoso Stato di diritto). Per lei e per la nomenklatura europea, smentita alle urne (il vento di destra), ma immediatamente blindatasi subito dopo il voto, è inconcepibile avere altre idee sulla struttura stessa del Continente, proporre diverse ricette sociali, economiche, culturali, politiche (sovraniste, patriottiche). Per lei “non si può confondere l’invasore con l’invaso”: ma chi ha violato gli accordi di Minsk del 2014, chi ha ucciso 15mila persone nel russofono Donbass, provocando la reazione di Putin?
E poi, Ilaria Salis. Che ha trasformato il suo caso personale in un atto d’accusa nei confronti dell’Ungheria. E Orban le ha risposto per le rime, ricordando la vicenda che l’ha riguardata, ancora non definita e conclusa legalmente: “E’ assurdo dover ascoltare un intervento sullo stato di diritto da chi ha picchiato con sbarre di ferro persone pacifiche”, alludendo ai ragazzi di estrema destra, aggrediti da militanti antifascisti internazionali, gruppo del quale la Salis faceva parte.
Si è dimenticato, di ricordare anche, sempre secondo le accuse, le occupazioni illegali di case. Ma questo è un altro discorso.
Al di là dell’aspetto mediatico, ad uso e consumo della polemica politica nostrana, c’è un tema di fondo: innanzitutto per semplice cultura politica. Condivisibili o meno, le cariche istituzionali vanno rispettate. L’alterco tra un capo di governo eletto democraticamente dal popolo e una parlamentare stride nella forma e nella sostanza.
E poi, riteniamo che l’Europa oltre ad essere in agonia, come giustamente ha detto Draghi, oltre a essere assente, in silenzio e impotente su tante questioni (ad esempio, la guerra in Palestina), è a un vero punto di non ritorno.
Ne va del suo futuro. Inutile tentare sintesi moderate: è in atto uno scontro di civiltà tra due visioni incompatibili di società e di politica. Non c’è la modernità o il medioevo. Ma la contrapposizione tra un’idea di modernità e un’altra: la modernità laicista (liberal, radical, multiculturale, multietnica, globalista, filo-Lgbtq) e quella antropologica (basata sulla vita, sulla famiglia naturale, sulle identità storiche, culturali e religiose dei popoli).
Le mediazioni sono utopia per chi ci crede e ipocrisia confezionata dal potere di Bruxelles.
E la destra deve fare la destra, non essere come la vuole la sinistra. Diventerebbe unicamente la parte destra del pensiero unico. E sarebbe perdente in eterno.
Spettacolo Ue. Cosa c’è dietro il falso duello tra Orban e la Salis, con la regia della Von der Leyen



