Ad oggi sono sempre di più i giovani che soffrono di disturbi sociali come ansia, panico, insicurezza.
Una ricerca condotta da Fondazione Gemelli IRCCS e UNICEF sulla situazione in Italia ha rilevato come il 39% della popolazione dichiari di soffrire di una sintomatologia ansioso-depressiva.
L’ultimo caso è quello di Olivia, tredicenne romana.
In un’intervista ha raccontato le sue emozioni, che spesso sono condivise tra i giovanissimi.
Fra le dichiarazioni più rilevanti ritroviamo frasi come: «Io ho sempre avuto paura dell’errore, dell’essere giudicata, dello sguardo degli altri. Ho paura di sbagliare, sempre. Ho paura del giudizio. Del giudizio di tutti».
Sempre più frequentemente gli adolescenti hanno infatti paura di sbagliare, non accettano gli errori e li vivono come un fallimento.
Purtroppo viviamo in una società che pone troppo spesso l’accento sul risultato: ci si preoccupa di ottenere sempre buone prestazioni e ci si dimentica di quanto, invece, anche imparare a sbagliare sia importante per crescere e sviluppare una buona autostima.
È soprattutto a scuola che i più piccoli temono di sbagliare: livelli eccessivi di ansia, che spesso riguardano il timore di prendere un brutto voto o del giudizio degli altri, possono attivare un blocco e la percezione di non essere all’altezza.
Eppure questo non è l’unico problema che accomuna i giovani.
Spesso vi sono paure che sono derivate dal mondo esterno.
Olivia, nell’intervista, ha infatti raccontato: «Ho timore dell’effetto serra, dell’estinzione delle specie animali, dei ghiacciai che si sciolgono, degli oceani che si alzano. Mia sorella dice che presto la terra sarà un deserto. E poi… la guerra».
Certamente eventi drammatici come la crisi energetica, la guerra in Ucraina e la più recente in Medio Oriente, gli eventi climatici sempre più estremi, hanno alimentato disturbi come ansia e depressione.
Pensiamo poi al fatto che l’adolescenza è certamente una fase critica dello sviluppo, in cui emergono le prime paure e insicurezze. La maggior parte delle volte si riescono a superare, altre volte si trascinano nell’età adulta trasformandosi in ansia cronica e attacchi di panico.
Questo anche perché telefonini e social non aiutano, anzi. L’iperconnessione digitale ha portato ad una disconnessione dalle emozioni.
Interagire con gli altri senza vederli e ascoltarli in presenza, mettendo solo un like, non mira ad aiuta i processi di costruzione della personalità necessari in adolescenza che invece richiedono un confronto diretto con i coetanei. Questo ha quindi provocato un’impennata di disagio di cui l’ansia è solo il fenomeno più appariscente e, spesso, un sintomo sentinella che nasconde altri problemi.
Sono quindi le vere relazioni, con amici e soprattutto i familiari, che salvano i ragazzi, ma occorre coltivarle fin dall’infanzia perché possano davvero prevenire il disagio.



