Autonomia, niente referendum: perché il governo esulta

martedì, 21 Gennaio 2025
2 minuti di lettura

Autonomia differenziata delle regioni, la Corte costituzionale dice no al referendum e i partiti della maggioranza esultano. Fanno bene a farlo, perché viene definitivamente tolta di mezzo una mina nel percorso del governo.

Intendiamoci, gran parte del potenziale esplosivo del referendum era già stato ampiamente disattivato dalla Corte stessa e soltanto un quesito rimaneva ancora piedi. Nell’autunno scorso, la Consulta aveva infatti dichiarato illegittimi molti punti della legge.

Però la possibilità della consultazione referendaria rimaneva comunque una brutta gatta da pelare per il centrodestra. Innanzi tutto  perché i sì all’abrogazione avrebbero quasi certamente vinto, trattandosi di una legge sostanzialmente impopolare (o quantomeno poco compresa dai cittadini) in gran parte delle regioni del Paese, soprattutto, come è ovvio, nel Centrosud. E ciò avrebbe comportato una spaccatura tra territori italiani, circostanza che non avrebbe fatto bene all’immagine del centrodestra. Soprattutto in un momento favorevole come questo, con l’opposizione divisa, con gli indici economici tutto sommato positivi e con il prestigio internazionale della premier Giorgia Meloni in clamorosa ascesa.

Consapevole di tutti questi fattori negativi, la maggioranza puntava a far fallire il referendum, cioè a fare in modo che non si raggiungesse il quorum del 50 per cento dei voti espressi, quota necessaria per la validità della consultazione. Ma, a parte il fatto che non fa mai bella figura un governo che punta sull’astensionismo, una simile strada sarebbe stata comunque rischiosa, dal momento che, in caso di raggiungimento del quorum e di vittoria dei sì, il governo avrebbe subito una brutta sconfitta politica e, specularmente, l’opposizione avrebbe conseguito una insperata vittoria.

Un ulteriore motivo di soddisfazione per il governo è che questa bocciatura da parte della Consulta impedisce possibili fratture all’interno della maggioranza. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, solo la Lega spinge per l’Autonomia. Né Fratelli d’Italia né Forza Italia ne sono infatti entusiasti. E ciò sia perché entrambi questi partiti vantano un forte radicamento elettorale al Sud, sia perché la classe dirigente di FdI e FI condivide la forte critica al regionalismo che è crescita nel Paese  a seguito della pessima prova di sé fornita dalla riforma del Titolo V della Costituzione a suo tempo approvata dal centrosinistra quando era maggioranza in Parlamento.

È noto che l’Autonomia è stata approvata per accontentare la Lega, ma nessuno, tra gli alleati del Carroccio, ne è mai stato realmente convinto. Insomma, con questa legge, la maggioranza s’è complicata la vita. Pienamente giustificato ora il sospiro di sollievo.

Ma veniamo al merito tecnico della bocciatura del referendum. La Consulta ha rilevato che «l’oggetto e la finalità del quesito non risultano chiari», il che «pregiudica la possibilità di una scelta consapevole da parte dell’elettore». Inoltre «il referendum verrebbe ad avere una portata che ne altera la funzione, risolvendosi in una scelta sull’autonomia differenziata, come tale, e in definitiva sull’art. 116, terzo comma, della Costituzione; il che non può essere oggetto di referendum abrogativo, ma solo eventualmente di una revisione costituzionale».

Nel novembre scorso, come già accennato prima, la Corte costituzionale aveva accolto in modo parziale il ricorso contro l’Autonomia differenziata presentato dalle  Regioni Puglia, Toscana, Sardegna e Campania.  In particolare, la Corte aveva ritenuto «non fondata la questione di costituzionalità dell’intera legge», considerando però «illegittime specifiche disposizioni dello stesso testo legislativo» e chiedendo al Parlamento di intervenire per colmare il vuoto che si era creato.

Lo farà? Lo scopriremo vivendo. Intanto però di Autonomia non sentiremo più parlare per un bel pezzo. Almeno nella polemica politica quotidiana. E non è poco.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.