Un tè nel deserto a gambe incrociate sotto una tenda allestita nella suggestiva valle di Al’-Ula. Poi un serrato bilaterale nel quale Giorgia Meloni e il principe Mohammad bin Salman stipulano accordi da quasi 10 miliardi di euro nell’ambito di una collaborazione che rafforza le relazioni fra Italia e Arabia Saudita e rilancia il rapporto con il sempre più strategico Stato nell’area mediorientale in questa particolare fase storica. Durante il colloquio sono state affrontate alcune questioni globali e regionali di rilievo, anche nel contesto delle relazioni tra Unione europea e Consiglio di cooperazione del Golfo. Un po’ come fra Bruxelles e Washington, la premier accarezza l’idea di poter giocare un ruolo di facilitatore fra Europa e la regione del Golfo.
Ma prima gli affari. Fra le rovine millenarie Al’Ula la Meloni e bin Salman hanno stretto intese per un valore di circa 10 miliardi di dollari, con il coinvolgimento di almeno 20 grandi aziende italiane: da Leonardo a Pirelli, da Elettronica a Fincantieri, fino a Gewiss. La premier ha sottolineato che nella capitale del regno saudita sarà costruito, con la collaborazione dell’Italia, un Museo del design, mentre poco distante l’ad di Leonardo, Roberto Cingolani, ha confermato l’interesse concreto dei sauditi per entrare nel consorzio per la costruzione del GCAP, il caccia militare di sesta generazione che vede l’impegno paritario, al momento, di Italia, Giappone e Gran Bretagna.
Si è discusso inoltre anche di transizione energetica e di Africa, dove Roma cerca la sponda dei Paesi del Golfo. D’altronde l’Italia ambisce a diventare partner privilegiato del Regno nel suo percorso di diversificazione economica. È la cosiddetta Vision 2030 dell’Arabia, un Paese in rapida trasformazione, primo fra quelli del Consiglio di cooperazione del Golfo ad avviare politiche per eliminare il lavoro forzato. E l’interesse del sistema produttivo e industriale italiano è dimostrato dalla tavola rotonda svoltasi al Maraya Concert Hall, l’edificio di specchi più grande al mondo. Meloni conta che questa missione e questi accordi, dalla difesa all’energia, passando per il Piano Mattei, segnino un salto di qualità.
La premier ha sottolineato l’importanza sul piano Mattei per l’Africa invitando gli arabi a collaborare: alcune delle intese firmate (e che vedono in campo Cassa depositi e prestiti, Sace e Ansaldo Energia) prevedono progetti di sviluppo per il continente africano. «Questo è un mercato enorme, come tutto il Golfo. Per noi è molto attraente l’idea di portare qui delle filiere di costruzione del settore aeronautico», ha spiegato Cingolani, confermando che l’accordo con i sauditi riguarderà la costruzione di elicotteri e aerei. L’amministratore delegato di Fincantieri Pierroberto Folgiero illustra invece ai cronisti l’intesa di natura strategica, fondata sulla condivisione delle competenze nella costruzione di navi.
La missione della premier non finisce qui. Oggi sarà in Bahrein per un colloquio bilaterale con il Re Hamad Bin Isa Al Khalifa, nel corso del quale verranno affrontati i temi regionali di comune interesse, il dialogo interreligioso e i principali dossier della cooperazione bilaterale, a partire dalla collaborazione nel settore della difesa e del contrasto all’immigrazione irregolare.



