Shoah, Meloni chiama in causa il fascismo. E zittisce tutti…

lunedì, 27 Gennaio 2025
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Responsabilità della Shoah, per la prima volta Giorgia Meloni chiama direttamente in causa il fascismo. È una dichiarazione storicamente ineccepibile. Speriamo che stavolta i suoi critici più malevoli, cioè gli antifascisti in servizio permanente effettivo, non abbiano qualcosa da ridire. Ma non è detto…

La premier definisce la Shoah una tragedia che non ha paragoni nella storia. Ecco il passaggio cruciale: «Un piano, quello condotto dal regime hitleriano, che in Italia trovò anche la complicità di quello fascista, attraverso l’infamia delle leggi razziali e il coinvolgimento nei rastrellamenti e nelle deportazioni».

Tre righe, ma densissime e ricche di significati. Primo: il richiamo alla «complicità fascista» dovrebbe chiudere la bocca a tutti coloro che accusano Giorgia Meloni di reticenza ogni volta che si tratta di commemorare le atrocità commesse in Italia dai nazisti con la collaborazione dei fascisti. Basterà solo ricordare le critiche piovute sul capo della premier quando, nel 2023, così definì le vittime della strage delle Fosse Ardeatine: «335 italiani innocenti massacrati solo perché italiani».  Apriti cielo. Secondo la sinistra, Meloni doveva dire che i trucidati dai nazisti erano “antifascisti” e non semplicemente “italiani”. In realtà la dichiarazione della presidente del Consiglio era corretta, perché in effetti le persone uccise su ordine di Herbert Kappler il 24 marzo del 1944 a Roma furono prese secondo l’atroce principio di dieci italiani ogni soldato tedesco ucciso nell’attentato di via Rasella. Ma la polemica divampò egualmente.

Secondo: Meloni non parla di “nazifascismo”, categoria ideologica in sé infondata e inesistente, ma parla appunto di fascismo complice del nazismo. Anche questa è una distinzione storicamente corretta, dal momento che il fascismo nacque sì nazionalista, ma non antisemita. Persecutore degli ebrei, il regime mussoliniano lo divenne solo a seguito dell’alleanza con la Germania hitleriana.

Terzo: il riferimento all’«infamia delle leggi razziali» è un chiaro richiamo alle Tesi di Fiuggi del 1995, dove tale definizione rappresentò uno dei passaggi più forti del documento congressuale approvato in occasione della nascita di Alleanza nazionale. Tale espressione, ripresa oggi da Giorgia Meloni, presenta un indubbio significato politico, perché proprio in questi giorni ricorrono i 30 anni dall’evento fondativo di An. Finora la leader di FdI (unitamente a tutto il partito) era sembrata quasi voler archiviare, se non addirittura rimuovere, l’esperienza storico-politica che ha preceduto Fratelli d’Italia e che ha visto in Gianfranco Fini il suo primo artefice. La formula usata oggi dalla premier per definire le leggi razziali del 1938 può essere quindi interpretata come l’espressione di un desiderio di riannodare i fili della memoria della destra italiana.

Ma le dichiarazioni di Meloni toccano anche un problema oggi vivissimo. «L’antisemitismo – sottolinea la premier – non è stato sconfitto con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. È una piaga che è sopravvissuta alla Shoah, ha assunto declinazioni diverse e si propaga attraverso strumenti e canali nuovi. Combattere l’antisemitismo, in tutte le forme in cui si manifesta, antiche e moderne, è una priorità di questo Governo».  Il riferimento è all’antisemitismo travestito da antisionismo che si rinfocola con la tragedia di Gaza.

Le parole di Giorgia Meloni hanno trovato l’apprezzamento di Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane: «Ringrazio il presidente Meloni e il governo per l’attenzione e la coerenza riscontrata in questi mesi nell’agire e nelle attenzioni prestate. Non perché è un governo che ha un interesse specifico di tutelare gli ebrei, perché è sionista, o ha un interesse a considerare gli ebrei, ma perché sono cittadini italiani, fa parte di un percorso che tutela l’Italia stessa». E tanto basta.

 

 

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