Video-Trump, borsette della Santanchè. Quella ricchezza che dà fastidio alla sinistra

giovedì, 27 Febbraio 2025
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Che meraviglia aver assistito all’auto-celebrazione della Santanchè che non solo non si è dimessa, non ha rinnegato il suo stile di vita, ma addirittura ha confermato le sue scelte personali e pubbliche di fronte ai rosiconi della sinistra.
Per la prima volta, segno aureo e inesorabile del tempo, quell’Aula che ha visto avvicendarsi veri leader di partito, da De Gasperi a Togliatti, da Berlinguer ad Almirante, perfino i dc (magari corrotti, con evidenti limiti, ma con una grande scuola culturale alle spalle), ora si occupa di borsette e tacchi a spillo.
Ma tant’è. E’ l’emblema di una Repubblica non più parlamentare ma “s-parlamentare”, che reitera ossessivamente lo schema “marchese del Grillo”: io sono io e voi non siete un c … zo.
Un vento che non si accontenta degli angusti limiti e confini sovranisti, oltrepassa l’Oceano per farsi moda globale: ci riferiamo al video-choc di Trump, che ha rappresentato una Gaza “versione Las Vegas o Riccione”, con discoteche, grattacieli, locali, ristoranti, musica, “olgettine” con lato B in bella mostra e immancabili, sia l’esaltazione di Musk (protagonista di uno spot ricreativo-mangereccio), sia quella del tycoon onnipresente, con tanto di statua dorata.
Un messaggio consumistico, edonistico, ultra-liberista, alla faccia dei morti, dei bambini, delle macerie e dei bombardamenti. E alla faccia di una sinistra “professionista dell’umanità” (meno quando si tratta di difendere i diritti degli italiani, la sicurezza degli italiani, il pensiero di chi non condivide i loro dogmi laicisti, liberal e radical); una sinistra però, che non si indigna di fronte alle fiction mediatiche lucubri di Hamas, che restituiscono gli ostaggi israeliani morti, piccoli compresi.
E’ proprio vero, siamo di fronte ormai all’ennesima declinazione del bipolarismo nazionale e internazionale.
Prima avevamo “destra vs sinistra”, poi “progressisti vs conservatori” poi, con l’ausilio del populismo mediatico-politico via social, “no-Vax vs Sì-Vax”, “Israeliani vs palestinesi”, “Si-Green vs No-Green”, “Zelensky vs Putin”; ultimamente il bipolarismo ha raggiunto perfino la vita privata (“narcisisti patologici vs empatici”); ora lo scontro è tra “ricchezza e povertà”.
Una antica e nuovamente attuale contrapposizione. Si tratta di modelli sprezzanti, violenti, in qualche modo speculari. Servono, infatti, ad aggregare e rinsaldare i rispettivi target elettorali cui attingere, grazie alla buona fede o alla demenza congenita, in questo caso, degli italiani. Sempre pronti a bersi ogni bevanda tossica pur di rimandare o demandare le decisioni che contano ai “salvatori di turno”. Salvo poi crocifiggerli quando falliscono (la sindrome di piazzale Loreto).
Da un lato, una sinistra che rispolvera il consueto, atavico, pauperismo condito di moralismo; espressione di un umanitarismo da salotto e di un cristianesimo depurato da Cristo. Un umanitarismo di facciata, visto che molti suoi esponenti navigano nel lusso (non conoscono nemmeno per scherzo le condizioni di vita dei migranti, degli ultimi che sociologicamente dicono di difendere), hanno doppia cittadinanza, vivono nelle zone Ztl delle città, sono la nuova aristocrazia in ogni senso e amano la carriera e il capitale (altro che anticapitalismo); e un moralismo altrettanto di facciata, che sconfina spesso nella “sindrome di Caino”: il vittimismo che uccide, il giacobinismo che, nel nome di “Liberté-Egalité-Fraternité”, ghigliottina tutti (specialmente gli avversari).
E dall’altro, parte della destra, che resuscita il berlusconismo deteriore (che la Meloni per Dna dovrebbe avversare): la triade “sesso-sangue-soldi”, l’individualismo sfrenato, il profitto fine a sé stesso, l’esistenza come spettacolo, come immagine, la vita ad personam, il darvinismo economico e sociale.
Insomma, paradiso e inferno, Trump e la Santanchè creati apposta per suscitare ed eternare l’invidia sociale (molla ideologica della lotta di classe), e una sinistra che non esce dal passato di superiorità etica e da una modernità che nemmeno incarna più, considerando il voto italiano, europeo, americano e non solo.

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