Meloni a Starmer: «No a strappi con gli Usa». Schiaffo a Macron?

domenica, 2 Marzo 2025
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Continuare a sostenere Kiev senza produrre strappi tra Europa e Usa. È questa la posizione che Giorgia Meloni terrà oggi nel vertice europeo allargato di Londra ed è questo ciò che la premier italiana ha anticipato a Keir Starmer nell’incontro bilaterale italo-britannico che ha preceduto il summit in programma nel pomeriggio.

«Penso che sia molto, molto importante che evitiamo il rischio che l’Occidente si divida. E penso che in questo il Regno Unito e l’Italia possano svolgere un ruolo importante nella costruzione di ponti»: così la Meloni esordisce con il suo interlocutore britannico, il quale dimostra di avere apprezzato le parole della premier italiana ribattendole di avere un «approccio molto simile».

Al di là del linguaggio diplomatico, rimane  stretto il sentiero in cui si muove la premier italiana, che ha l’ingrato compito di mantenere in piedi  il ponte tra le due sponde dell’Atlantico (ieri s’è sentita per telefono con Donald Trump) in questa fase di crescenti tensioni euro-americane: alla ruvidezza degli Usa nel tenere l’Ue fuori dalla porta del confronto appena avviato tra Washington e Mosca ha provato a rispondere Emmanuel Macron proponendo la costituzione di una forza di interposizione europea a garanzia della pace (quando ci sarà) in Ucraina. È una posizione che ha già trovato l’appoggio di Londra (si parla di un contingente di 30mila uomini) ma che ha incontrato sia la freddezza americana sia la forte irritazione russa: il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha definito oggi «arrogante» la proposta francese.

La premier italiana è consapevole invece del fatto che l’Europa si farebbe del male da sola se sposasse il precipitoso velleitarismo macroniano. «Realismo» ed «equilibrio» sono le parole che filtrano da Palazzo Chigi. In questo contesto, le parole della Meloni suonano come uno schiaffo per il presidente francese. Ed è probabile che oggi a Lancaster House, sede del summit europeo, assisteremo a un “franco confronto” (come, in linguaggio diplomatico, si definisce lo scontro tra posizioni contrapposte) sulla questione della forza di peacekeeping Ue.

Giorgia Meloni ha ribadito (e altrettanto farà nel pomeriggio) l’idea di un summit euro-americano per definire una  posizione comune nei colloqui di pace per l’Ucraina, idea che, peraltro, ha già ottenuto l’appoggio del premier polacco Donald Tusk.

«In questo momento -ha detto la premier italiana al suo omologo britannico-  è molto importante che ci parliamo, che ci coordiniamo. Grazie per aver convocato il vertice (sull’Ucraina, n.d.r.). Siamo tutti molto impegnati per l’obiettivo che vogliamo tutti raggiungere, cioè una pace giusta e duratura per l’Ucraina».

Ma la Meloni e Starmer non hanno parlato solo di Ucraina. Al centro del bilaterale c’era anche la questione immigrazione, che sta a cuore a Londra non meno che a Roma. «So che entrambi pensiamo fuori dagli schemi», ha detto Giorgia al capo del governo britannico. E a tanti personaggi politicamente corretti sparsi per l’Europa (e in particolare all’opposizione italiana) saranno sicuramente fischiate le orecchie. L’allusione è chiaramente diretta ai centri per immigrati in Albania, questione ancora aperta e sulla quale il nostro governo non intende recedere dalle sue posizioni.

A proposito di politica interna, vale la pena sottolineare che Antonio Tajani ha corretto Matteo Salvini, raccomandandogli prudenza,  dopo che il leader della Lega s’era lanciato in uno sperticato elogio di Trump a seguito della lite con Zelensky. È la solita scena degli alleati della Meloni che per l’ennesima volta si beccano come i famosi capponi di Renzo di manzoniana di memoria. Ma oggi, nell’arroventato clima internazionale in cui la premier italiana si trova ad operare, la schermaglia tra Salvini e Tajani è l’ultima cosa che può preoccupare Giorgia Meloni.

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