Matteo Renzi, leader di Italia Viva, è tornato a toccare alcuni dei temi più caldi dell’attualità in un punto stampa al Senato: la leadership della premier Giorgia Meloni in Europa, il futuro della difesa europea e la crisi in Ucraina. Con il suo consueto stile diretto e pragmatico, Renzi ha criticato l’incoerenza del governo, l’assenza di una strategia chiara per l’Europa e il rischio di affidare progetti decisivi a Ursula Von der Leyen.
“La postura della premier è difficile da definire”, attacca subito Renzi. “Da mesi evita il Parlamento e quando si presenta lo fa senza un vero confronto. Sul piano internazionale, poi, ha cambiato posizione più volte: da simpatizzante di Putin a sostenitrice di Biden, per poi strizzare l’occhio a Trump e infine tornare a posizioni ambigue. È complicato giudicare chi muta idea a seconda della convenienza: è una banderuola, non una bandiera.”
Il riferimento è anche alla sua evoluzione sulla NATO, passata da una posizione critica a una totale adesione, senza un filo conduttore chiaro. Per Renzi, questa mancanza di coerenza rende difficile capire quale sia realmente la linea politica del governo.
Renzi sull’Ucraina e la difesa europea: strategia o slogan?
Uno dei punti centrali dell’intervento di Renzi è la necessità di un piano concreto per la difesa europea. “Tutti parlano di difesa comune, ma pochi spiegano come farla”, osserva. “Gli Stati Uniti investono miliardi, la Cina e la Russia fanno altrettanto. L’Europa deve decidere se restare un insieme di Stati separati o se finalmente agire come un blocco unito.”
Renzi insiste sui numeri: “Negli USA il 14% della spesa per la difesa è destinato alla ricerca e sviluppo, mentre in Europa siamo fermi al 4%. Questo significa meno innovazione, meno startup e meno opportunità per i nostri giovani. Se vogliamo una difesa seria, dobbiamo partire dai numeri, non dagli slogan.”
Ma chi dovrebbe guidare questo processo? Qui il leader di Italia Viva è netto: non Ursula Von der Leyen. “Se a scrivere il piano per la difesa è la stessa persona che ha lanciato un Green Deal disastroso, siamo rovinati. Ha imposto regole che hanno danneggiato l’automotive europeo, favorendo la Cina. Con un approccio simile, rischiamo di fare lo stesso errore sulla difesa.”
Chi deve guidare l’Europa della difesa? Il no a Von der Leyen
Renzi si proclama europeista, ma attacca la leadership attuale: “Sono un sostenitore dell’Europa e ho fondato una lista chiamata Stati Uniti d’Europa, quindi non si può certo dire che io sia un euroscettico. Ma proprio perché credo in un’Europa forte, non posso accettare che Von der Leyen continui a guidare processi decisivi con una politica basata più sugli annunci che sulla sostanza.”
Sulla questione della spesa militare, Renzi sottolinea un punto spesso trascurato: la frammentazione europea. “Abbiamo deciso di portare la spesa al 2% del PIL, un livello che nel 1992 era persino superiore (2,6%). Ma il problema non è quanto spendiamo, bensì come lo facciamo. Se Francia, Germania e Italia continuano a competere invece di cooperare, il piano di Von der Leyen non serve a nulla. E se l’unica risposta è creare nuovo debito, siamo di fronte a uno spot, non a una strategia.”
Il leader di Italia Viva propone invece un approccio pragmatico, guardando a modelli più concreti. “Macron ha messo sul tavolo l’idea di un deterrente nucleare europeo. Starmer in UK punta a riavvicinarsi alla difesa comune. Serve una leadership che abbia una visione strategica vera, non solo tweet e slogan.”
Ucraina: il tempo è scaduto
Renzi insiste sulla necessità di affrontare la crisi ucraina con urgenza, ripetendo più volte una frase chiave: “Il problema dell’Ucraina non lo risolvi nei prossimi 10 anni, lo devi risolvere nei prossimi 10 giorni e il piano Von Der Leyen non dà risorse subito”. E aggiunge: “L’Europa non può permettersi di restare ferma mentre la Russia continua la sua aggressione. Da mesi dico che serve un inviato speciale dell’UE, qualcuno con il peso necessario per negoziare con Putin. Penso a figure come Tony Blair o Angela Merkel: leader con un reale margine di manovra, non burocrati senza credibilità.”
Critica anche il vertice internazionale che vedrà protagonisti Trump e Putin: “Il summit che la Meloni voleva organizzare in Italia si farà in Arabia Saudita. Questo dimostra che le nuove potenze si stanno muovendo e noi rischiamo di restare spettatori.”
Renzi torna a guardare al centrosinistra?
Infine, Renzi rivendica il ruolo di Italia Viva nel futuro della politica italiana. Dopo aver flirtato a lungo con Forza Italia e con il fronte moderato del centrodestra, ora torna a lanciare segnali di apertura verso l’area progressista più a sinistra in particolare a Conte: “Nel fronte anti-Meloni ci sono il PD di Schlein, un PD meno schleiniano, e un centro che guarda a sinistra. È un’area che parla di diritti, di terzo settore, che rivendica il Jobs Act ed è garantista”, afferma, citando l’ingresso di Annamaria Furlan nel suo partito. Per Renzi, questa coalizione sarà “decisiva per vincere”, come già accaduto in regioni come Liguria e Basilicata.
Renzi si propone come l’alternativa a una politica fatta di slogan e di giravolte opportunistiche. Attacca Meloni per la sua incoerenza, critica Von der Leyen per la sua incapacità di guidare la difesa europea e lancia un appello per una soluzione immediata alla crisi ucraina. Resta da vedere se questa strategia riuscirà a tradursi in consenso elettorale o se, come accaduto in passato, il suo dinamismo lo porterà ancora una volta a cambiare rotta. Intanto gli alleati a cui adocchia per guadagnare voti continuano a cambiare, nel pieno stile di un politico camaleontico. Proprio quello di cui accusa la premier Meloni.



