Meloni in Senato: “Trump ha ragione sulla difesa”, i punti delle comunicazioni e le reazioni | Video

martedì, 18 Marzo 2025
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Nel suo intervento al Senato in vista del prossimo Consiglio Europeo, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha delineato con chiarezza la posizione dell’Italia sulle principali sfide geopolitiche ed economiche che attendono l’Unione Europea, ribadendo la necessità di un’Europa più autonoma e responsabile in materia di difesa.

Meloni comunicazione in Senato, chiara sulla difesa europea e Ucraina

Uno dei punti cardine del discorso della premier è stato indicare come strada quella del rafforzamento del pilastro europeo della NATO, in un’ottica di complementarità con l’alleato nordamericano. “Abbiamo sempre creduto nell’obiettivo – ambizioso ma ormai improcrastinabile – di costruire quel solido pilastro europeo della NATO di cui parliamo da molto tempo e che deve affiancarsi al pilastro nordamericano”, ha affermato Meloni, ricordando come questa posizione sia stata sancita anche nel programma di governo.

Meloni ha quindi fatto un chiaro riferimento all’ormai nota posizione dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui l’Europa deve assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza. “Trump ha ragione quando dice che l’Europa deve investire di più nella propria difesa. È un tema che noi stessi abbiamo posto in ambito europeo e che non possiamo più rinviare. La sicurezza del continente non può dipendere esclusivamente dall’ombrello atlantico, soprattutto in una fase in cui gli equilibri globali stanno cambiando rapidamente”, ha dichiarato la premier.

Uno dei temi centrali affrontati da Meloni è stata la questione delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, su cui l’Italia sta portando avanti una proposta concreta e innovativa. “La proposta che io ho formulato ai nostri partner europei e occidentali prevede l’attivazione di garanzie di sicurezza tra l’Ucraina e le Nazioni che intendono sottoscriverle, sul modello del meccanismo previsto dall’articolo 5 del Trattato NATO, senza che questo implichi necessariamente l’adesione di Kiev all’Alleanza Atlantica”, ha spiegato.

La premier ha anche voluto chiarire un punto spesso frainteso: “Ricordo che i termini dell’articolo 5 del Trattato NATO non prevedono l’automatica entrata in guerra in caso di aggressione di uno Stato membro. Prevedono l’assistenza alla Nazione aggredita con l’azione che si reputa più necessaria”.

Meloni ha poi evidenziato come il meccanismo che l’Italia immagina non sarebbe un impegno unilaterale, ma prevederebbe anche un contributo dell’Ucraina alla sicurezza dei Paesi firmatari. “Oggi l’Ucraina possiede uno degli eserciti più solidi dell’intero continente e potrebbe contribuire in maniera significativa alla stabilità europea”, ha affermato, sottolineando come la proposta italiana stia riscontrando un consenso crescente tra i partner internazionali.

Inoltre, ha aggiunto, tale strategia rappresenterebbe un chiaro segnale alla Russia: “Le garanzie di sicurezza restano la chiave di volta di qualsiasi ipotesi di pace duratura in Ucraina e in Europa, e rappresentano anche il modo migliore per costringere la Russia a giocare a carte scoperte. Se Mosca non ha intenzione di procedere con una nuova invasione, quale sarebbe il motivo di opporsi a garanzie di sicurezza puramente difensive?”.

La difesa europea: da “ReArm Europe” a “Defend Europe”

Un altro tema affrontato con fermezza dalla premier è stato quello del piano europeo per il riarmo, su cui l’Italia ha espresso alcune riserve. “Non condivido la denominazione ‘ReArm Europe’. Si è detto che chiedevo di cambiare il nome per confondere i cittadini, mentre l’ho fatto perché credo che sia un nome fuorviante”, ha chiarito Meloni.

La premier ha voluto evidenziare come il concetto di sicurezza vada ben oltre l’acquisto di armamenti. “Rafforzare le nostre capacità difensive non significa banalmente acquistare armamenti da Paesi stranieri. Significa anche investire nella cybersicurezza, nella protezione delle infrastrutture critiche, nella sicurezza delle rotte commerciali e delle catene di approvvigionamento alimentare, nel controllo del dominio sottomarino e spaziale”, ha spiegato.
Meloni ha anche rassicurato che l’Italia ha ottenuto garanzie importanti sulla destinazione dei fondi. “Gli 800 miliardi indicati per finanziare il piano non sono né risorse che vengono tolte da altri capitoli di spesa né risorse aggiuntive europee. L’Italia si è opposta con fermezza alla possibilità che una quota dei fondi di coesione venisse automaticamente spostata sulla difesa, ed è una battaglia che abbiamo vinto”, ha sottolineato.

Le reazioni della maggioranza a Meloni

L’intervento della premier ha suscitato reazioni articolate anche all’interno della maggioranza. Il senatore della Lega Claudio Borghi ha espresso dubbi sulla narrativa che ha accompagnato l’accelerazione sul riarmo europeo, mettendo in discussione il cambio di linea della Commissione Europea. “Non è possibile che improvvisamente la narrazione si sposti da ‘non ci sono soldi per fare niente’ a ‘800 miliardi per le armi’. Capite che questa cosa non sarà mai capita da nessun elettore”, ha avvertito. Voglio esprimere un ringraziamento particolare al ministro Foti, perché nella stesura della proposta di risoluzione è stato molto d’aiuto, come deve essere secondo me un ministro nei momenti difficili, dove occorre tirare fuori non le differenze, ma le cose che accomunano una maggioranza”. Il senatore leghista ha poi concluso: “È evidente che le differenze ci sono, non siamo lo stesso partito, però il bello di una coalizione, che moltiplica le forze di ogni forza politica che vi fa parte, è cercare di trovare sintesi e punti di contatto”, conclude.

Dall’altro lato, la senatrice di Noi Moderati Mariastella Gelmini ha difeso l’operato della premier, ribadendo la coerenza della linea italiana sulla difesa e il sostegno all’Ucraina. Anche il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha espresso pieno sostegno all’iniziativa della premier, sottolineando come l’obiettivo non sia quello di alimentare conflitti, ma di garantire investimenti per la sicurezza dell’Europa.

Il senatore di Fratelli d’Italia Marco Scurria ha poi evidenziato la compattezza della maggioranza sulle politiche europee e sulla difesa, sottolineando come anche il Partito Democratico abbia per la prima volta presentato una risoluzione unitaria.

Le reazioni dell’opposizione

La senatrice del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino ha attaccato duramente la premier, accusandola di utilizzare una strategia retorica per sviare il dibattito pubblico. “Citando a sproposito papa Francesco e il presidente Mattarella si tira dei facili applausi, ma adotta la tattica della piovra: spruzza inchiostro nero per intorbidare le acque, dice tutto e il contrario di tutto, l’unica cosa chiara è che non le piace il nome ReArm Europe”, ha dichiarato in aula.

L’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha invitato la premier a contrastare con maggiore fermezza la retorica americana che descrive l’Europa come un continente di “scrocconi” rispetto agli Stati Uniti. “Lei, presidente Meloni, vanta un buon rapporto con il presidente americano. Mi permetto di suggerirle di metterlo al servizio dell’Europa e di contrastare, in nome della nostra e della sua dignità, la narrazione vittimistica di chi ci ritiene una comunità di scrocconi a cui è necessario imporre dazi, perché saremmo vissuti a sbafo degli Stati Uniti d’America”, ha affermato Casini.

Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha rivolto cinque domande alla presidente Meloni prima di decidere il voto del suo partito sulle risoluzioni. “La presidente del Consiglio dice che i mercati finanziari ci stanno promuovendo: l’economia delle famiglie non si è accorta di questi trionfi. Le bollette, le multe, il costo della vita. Intendete nei prossimi mesi presentare una manovra correttiva nell’interesse delle famiglie?”, ha chiesto Renzi.
Sull’immigrazione, il senatore ha puntato il dito sulla gestione della detenzione di Almasri, accusando Meloni di averlo scarcerato “per un cavillo politico o per un interesse nazionale”.
Sulla sicurezza e la democrazia, Renzi ha incalzato il governo sulla questione delle intercettazioni ai giornalisti, chiedendo chiarimenti sulla presunta sorveglianza nei confronti del direttore di Fanpage: “Senza violare segreti di Stato, vogliamo sapere se il governo ha chiesto di intercettarlo con le ‘preventive’. È un problema enorme per la democrazia, risponda sì o no a questa facile domanda”.

Infine, Renzi ha attaccato la strategia di Meloni sui dazi, definendola dannosa per l’economia italiana: “Non condivido la sua linea. Confindustria e la sua base, quelli che hanno votato per lei, sono terrorizzati. Non dia retta a Salvini. Non può rispondere ‘dazi vostri’ perché sono dazi amari”.

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