Dazi Trump, 2 aprile: la possibile stangata divide l’Italia. Orsini: “Può azzerare la crescita”, tutte le voci | Video

mercoledì, 2 Aprile 2025
4 minuti di lettura

Martedì 2 aprile segna l’inizio ufficiale di una nuova stagione protezionista, infatti alle 22, ora italiana, il presidente Donald Trump annuncerà dal giardino della Casa Bianca l’introduzione di dazi al 20% su tutte le importazioni verso gli Stati Uniti, compreso se non ci saranno colpi di scena il Made in Italy. Un colpo potenzialmente devastante per il sistema produttivo nazionale ed europeo, che riaccende lo scontro sul ruolo dell’Unione e sul tipo di risposta – diplomatica o reattiva – da mettere in campo. Lo Speciale ha raccolto le principali voci dal mondo industriale, politico e agricolo. La preoccupazione è unanime, ma le strategie suggerite si dividono nettamente.

Dazi Trump 2 aprile, Orsini e Foti al convegno Confindustria: “Serve una risposta europea”

Dal convegno del Centro Studi di Confindustria, convocato per analizzare l’impatto delle misure annunciate da Trump, arriva l’allarme più forte. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini è netto: “La crescita italiana prevista per il 2025 è dello 0,6%, ma un dazio generalizzato al 20% rischia di azzerarla. È un colpo diretto al cuore dell’export”. Orsini mette in chiaro il rischio sistemico: “L’Italia esporta per 626 miliardi, con un surplus commerciale di oltre 100. La guerra dei dazi rappresenta una minaccia enorme per il nostro modello produttivo”. Il presidente degli industriali chiede un’azione compatta dell’Unione Europea: “Serve una posizione comune e forte al tavolo della trattativa. Il disavanzo commerciale con gli Stati Uniti è del 3%, pari a 45 miliardi: numeri che non giustificano misure aggressive”.

Dal governo, il ministro degli Affari Europei Tommaso Foti ospite anche lui dell’evento sostiene la linea della cautela strategica: “È il momento della ragione, non della pancia. Non conosciamo ancora l’esatta portata dei dazi, ma è fondamentale intavolare un dialogo e portare numeri concreti al tavolo negoziale”. Foti invita a evitare l’escalation: “Non si è forti usando parole forti, né deboli usando parole moderate. La forza vera si misura nella capacità di difendere gli interessi nazionali ed europei con determinazione”.

 

Lollobrigida e Crippa agli opposti

All’interno della stessa maggioranza, però, emergono segnali di disallineamento. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida invita alla calma da Palazzo Chigi dove ha partecipato alla premiazione dei Maestri della Cucina: “Non drammatizzerei. L’Italia è un sistema forte, con un’agricoltura che produce valore e qualità. Siamo ai vertici per export di vino e olio. Se i dazi arriveranno, li affronteremo”. Lollobrigida sottolinea che le misure protezionistiche non sono una novità esclusiva dell’ex presidente: “Il primo a parlarmi di colpire il parmigiano fu un sottosegretario di Biden”. Sulla strategia da adottare, il ministro frena sull’idea di un muro contro muro: “Non vogliamo entrare in guerra commerciale con un alleato strategico come gli Stati Uniti. Serve equilibrio, e serve anche un’azione europea”.

Più diretto Andrea Crippa della Lega, che attacca frontalmente Bruxelles: “L’Europa oggi non esiste. Se la pace si firma a Riad e non a Bruxelles, vuol dire che l’UE ha perso centralità. Noi dobbiamo trattare direttamente con Washington”. Per Crippa, la chiave è il rapporto personale tra Roma e la Casa Bianca:“Con lui si può negoziare, ma solo se l’Italia parla con voce propria”. E critica duramente il linguaggio usato a Bruxelles: “Se Von der Leyen ha parlato di ‘vendetta’, è un fatto gravissimo. Non si può affrontare una crisi del genere con spirito ritorsivo. Serve diplomazia, non ideologia”.

 

Prandini: “Così si uccide il Made in Italy”, la reazione dei maestri della cucina da Palazzo 

Il mondo agricolo e gastronomico è in prima linea contro l’eventualità di nuovi dazi americani. Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini ha lanciato un allarme chiaro dopo la cerimonia di premiazione dei Maestri della cucina a Palazzo Chigi: “Un dazio al 20% metterebbe fuori mercato i nostri prodotti di punta. È una forma moderna di protezionismo che penalizza la qualità e colpisce migliaia di piccole imprese agricole”.

Prandini ha parlato anche del rischio di un ricatto commerciale: “Importiamo pochissimi prodotti agroalimentari dagli Stati Uniti, quindi è evidente che ci può essere anche un ricatto dietro questa dinamica: l’imposizione all’Europa di acquistare prodotti che non rispettano i nostri standard normativi”. Il presidente di Coldiretti si è detto contrario a logiche punitive: “Noi non siamo per la vendetta. Siamo per il dialogo costruttivo. Anche se Trump dovesse annunciare dazi stasera, non dobbiamo cadere in questo gioco. Se rispondiamo a dazi con altri dazi, invece di risolvere i problemi, rischiamo solo di aggravarli”.

Massimo Bottura, icona mondiale della cucina italiana, non si nasconde: “Sì, mi preoccupano, onestamente. Ma dovrebbero preoccupare anche gli americani. Sono innamorati dell’Italia, dei nostri prodotti, delle nostre ‘cattedrali’ gastronomiche che raccontano eccellenza in tutto il mondo. La guerra dei dazi non arricchisce nessuno, impoverisce tutti. Anche chi la fa.”

A fargli eco è il maestro pasticcere Iginio Massari, che guarda alla storia: “I dazi esistevano anche tra comune e comune in Italia dopo la guerra. Ora tornano tra le nazioni, da un oceano all’altro. Ma non porteranno prosperità, solo difficoltà.”

Più tecnico ma altrettanto appassionato Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi: “Vinitaly è una festa, i dazi molto meno. Il vino italiano non è sostituibile: nessuno ha la nostra biodiversità, i nostri vitigni, la nostra cultura. Neppure la Francia. Noi abbiamo inventato il vino, ma spesso lo abbiamo raccontato male. Ora dobbiamo essere mentori di questo prodotto iconico. È la nostra ricchezza vera: non abbiamo diamanti, ma abbiamo i territori, i vini, i formaggi, i salumi. E nessun altro al mondo.”

Anche il simbolo della pizza d’eccellenza, Franco Pepe, lancia un messaggio di fiducia: “Vengo da una lezione a Las Vegas: l’italianità è amatissima e richiestissima. Non abbiamo paura. Ma dobbiamo fare rete, squadra, e dialogare con le istituzioni.”

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.