Tesla al rogo. Musk ora è il demonio. Le contraddizioni verdi di chi brucia le macchine elettriche

mercoledì, 2 Aprile 2025
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Ci hanno rotto le scatole con le auto elettriche che dovevano salvare l’ambiente, che erano l’unica possibilità per combattere davvero l’inquinamento.

Una comunicazione imperativa che ha indotto tanti cittadini a cambiare macchina, anche a costo di indebitarsi paurosamente, in attesa di improbabili sgravi fiscali mai arrivati.
Una vera “moda verde” che ha fatto il paio con la mistica della fine del mondo, con gli attivisti apocalittici di Ultima Generazione e con i tanti, troppi, radical chic italioti, o uomini Ztl, che hanno associato l’auto elettrica al “paradiso sulla terra”.

Fine annunciata del prodotto di massa.

Esempio emblematico, la coppia, tutta in casa Avs, Fratoianni-Piccolotti: un’occasione plastica per sentirsi di tendenza e realmente progressisti.

Poi, abbiamo scoperto che le macchine elettriche inquinano, a causa delle varie componenti interne, comprese le batterie a litio, prodotte in Cina (zone ultra-inquinanti), e le cui scorie non si smaltiscono facilmente, creando ingenti danni proprio al pianeta.

Come se non bastassero i preoccupanti casi di guidatori imprigionati dentro queste autovetture, per colpa di guasti, alluvioni e incidenti vari.

Vi ricordate quel pullman caduto dal ponte e andato subito a fuoco? Quanto ci hanno messo a sospettare della sua identità elettrica? Una vita; il pensiero unico green-economico le ha tentate tutte, dando perfino la colpa al conducente. Una verità che dava fastidio.

Le auto verdi, quindi, ultimo tassello della “città sostenibile”, costruita a suon di provvedimenti, narrazione a senso unico e divieti militari: dalle zone Ztl (sempre più estese), alla disincentivazione scientifica delle autovetture a combustibile fossile, ai limiti di velocità sempre più vessatori.

Tradotto. “Lo Stato etico green”, che ci dice come dobbiamo vivere, vestirci, mangiare, acquistare, lavorare, cambiare macchina, cambiare casa (la questione annosa del cappotto termico, della coibentazione, delle caldaie a norma etc).

Finora Tesla è stata la bandiera di tale svolta, indifferente ai costi e all’essere un simbolo elitario per stessa nobiltà di sinistra.
Con un motivo ben preciso: Musk era dalla parte giusta (i dem americani). Era considerato un genio, politicamente corretto (migrante che ha fatto fortuna negli Usa, con i figli ottenuti in provetta).
Da quando è passato con Trump è diventato il demonio.

E le sue Tesla, infatti, oggi sono oggetto di vandalismo in ogni parte del mondo. L’ultima notizia, lunedì: a Roma, 17 vetture bruciate.

E contraddizione delle contraddizioni, i sospetti cadono sugli attivisti verdi “anti-Musk” (il dato è oggettivo) e sugli gli “anti-fa” nostrani che durante i cortei distruggono ogni macchina elettrica che vedono.

Insomma, un’elettricità ideologica. Se sei ambientalista di sinistra va bene, se diventi di destra sei solo uno sporco capitalista, alla faccia del pianeta pulito e salvato.

E la coppia Fratoianni-Piccolotti? Non a caso venderanno la loro Tesla pagata 47mila euro.

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