Orban, ormai, è diventato il “mostro reazionario”, il dittatore finto-democratico, amico di Putin, il cavallo di Troia del male, capace di prendere in giro sia l’Europa, sia i vari gruppi politici di Bruxelles di cui ha fatto parte.
E quando ha ricoperto l’incarico di presidente del Consiglio dell’Unione Europea (scandalo), ha imbastito, avviato, una sua diplomazia specifica, ovviamente in senso opposto, rispetto ai desiderata e ai comandamenti della Von der Leyen.
Una sorta di anticipazione delle strategie messe in campo adesso da Trump.
Insomma, l’Ungheria sarebbe l’ultimo baluardo del Medioevo: un paese che rischia l’isolamento politico, se non peggio. A meno, che la cosiddetta “società civile” non si liberi del mostro (il messaggio da noi è chiaro).
Da anni tutto il mainstream (progressista) non fa altro che pompare mediaticamente ogni protesta, ogni insofferenza del popolo contro il “tiranno”, denunciando le innumerevoli “forzature illiberali della Carta Costituzionale magiara”.
Cercando di ottenere due effetti: il primo, contribuire a destabilizzare il suo governo (operazione, dal 1989, adottata scientificamente nei confronti dei paesi dell’Est post-comunista) e, secondo effetto, mettere in difficoltà la “cordata sovranista”, che al momento gode dei favori elettorali, e che ha in Salvini, nella Le Pen e nella stessa Meloni i suoi rappresentanti continentali apicali.
Ultimo step della guerra “anti-Orban”, la nuova legge appena approvata che limita drasticamente la cultura e le manifestazioni gay, alias, la propaganda Lgbtq, in primis, i rituali Gay Pride.
Orban su questo punto è stato molto fermo: «Proteggiamo i bimbi dalla propaganda gay, no alle interferenze estere».
Apriti cielo. E’ stata la miccia per muovere un’ennesima indignazione a 360 gradi.
Ma andiamo per ordine.
La democrazia: se da una parte, è vero che certe nazioni post-comuniste, risentono di dialettiche ancora totalitarie, sia vestite di conservatorismo, sia di progressismo; dall’altra, è pure vero, che questa “diabolica” legge è passata a larga maggioranza parlamentare: 140 voti contro 21.
La domanda è: la democrazia funziona solo quando è a senso unico?
Premesso che chi scrive non condivide alcuna forma di “Stato etico” (vaccinista, laicista, green, militare, economico, pertanto, ne consegue che non è accettabile nemmeno uno Stato-confessionale), un concetto di fondo però, va espresso.
Le libertà personali, per lo Stato di diritto, possono essere compresse solo in presenza di reati. Lo Stato semmai, deve regolare le libertà. Ma il libero esercizio di tale diritto (la libertà), attiene unicamente alla vita privata (alle scelte politiche, religiose, professionali, sessuali). Sul piano pubblico, il primato spetta alla polis, alle regole, all’idea del bene comune, all’interesse generale, all’identità religiosa, costituzionale, storica, politica di ogni popolo.
Questa è la differenza.
Se l’Ungheria ritiene che le tematiche Lgbtq siano minoritarie, se non negative (sempre sul piano pubblico), ha il dovere di essere coerente con tale impostazione.
L’argomento disciplinato dal provvedimento in questione poi, non tocca le scelte private, ma le manifestazioni pubbliche, che fanno rima con l’ostentazione (spesso volutamente volgare, blasfema e provocatoria, altro che ludica), e che fanno rima col pretendere che diventino “il modello” e non “un modello”.
Orban, infatti, ha collegato le manifestazioni gay alla propaganda e quindi, alla manipolazione dei giovani (ripetiamo il suo commento): “Proteggiamo lo sviluppo dei bambini, affermiamo che una persona nasce maschio o femmina e ci opponiamo alle interferenze straniere”.
Un’aggiunta, quella finale, non da poco. Tradotto: le interferenze riguardano proprio “il modello”, ritenuto universale.
E qui, una cosa va detta: inutile bollare la “legge-Orban” come una regressione dei diritti civili; non esiste una concezione dogmatica della modernità. Non c’è lo scontro tra il progresso e il passato, come dicono e affermano le centrali internazionali liberal e radical.
C’è solo il duello epocale in atto tra due visioni della modernità: quella laicista basata sulla mente, secondo cui ogni desiderio deve diventare un diritto (il mondo arcobaleno, le adozioni gay, l’utero in affitto, i matrimoni egualitari etc), e la “modernità antropologica”, basata sulla natura, sul primato della vita, sulla famiglia naturale, il sesso biologico e come già detto, le identità storiche, culturali e religiose dei popoli.
Per tale ragione dividere l’universo in “liberali” e “illiberali” è da pensiero unico.



