Usa e Ue più vicini dopo Vance a Roma. E la sinistra “rosica”

sabato, 19 Aprile 2025
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Il grande successo ottenuto da Giorgia Meloni con la sua missione a Washington e con il viaggio a stretto giro di J.D. Vance a Roma lo si può misurare, tra le altre cose, anche con i commenti stizziti e astiosi venuti da sinistra. Quando l’avversario “rosica” vuol dire che sei sulla strada giusta e che stai lavorando bene.

Il primo che proprio non ce l’ha fatta a contenere la sua bile è stato Angelo Bonelli , co-leader di Avs insieme a Nicola Fratoianni. «Oggi Giorgia Meloni -ha detto irritato-  accoglie a Palazzo Chigi J.D. Vance, colui che solo poche settimane fa ha definito gli europei dei parassiti. Un esponente massimo dell’estrema destra trumpiana». L’esponente della sinistra nostrana s’è “solo” dimenticato che quel bieco figuro di estrema destra in visita nella Capitale è il numero 2 di Washington e che le sue parole sono molto importanti per capire l’evoluzione dei rapporti Usa-Ue in questo momento. Il commento di Bonelli ha seguito di poche ore quello, a dir poco forsennato, del suo sodale Fratoianni, il quale si è abbandonato a una scomposta invettiva contro Meloni: «Più che la premier, sembrava la cameriera al pranzo con Trump». Qui la bile è davvero tracimata.

Sarcasmo da quattro soldi quello che ha espresso da parte sua Giuseppe Conte: «Trump-Meloni 2 a 0. Più spese militari e più gas dagli Usa a caro prezzo per le tasche degli italiani. In compenso non ha ceduto pezzi del Colosseo».

Per quanto riguarda il centro della sinistra, i commenti sono decisamente più cauti. Carlo Calenda apprezza la «barra dritta» della premier sull’Ucraina, ma considera un «errore» l’elogio che Meloni ha fatto della battaglia di Trump contro la cultura woke. Matteo Renzi invece non si sbilancia: «Adesso aspettiamo i fatti»

Dalla leader del Pd, Elly Schlein, non è giunta una parola da giovedì sera, segno di evidente imbarazzo. A parlare sono però diverse esponenti del suo partito. La vicepresidente piddina della Camera Anna Ascani ha cercato di minimizzare il valore del lavoro meloniano per riprendere il filo dei rapporti tra Europa e Stati Uniti. «Nessun risultato concreto», ha sentenziato acida la parlamentare dem, che ha quindi aggiunto: «Devono essere le istituzioni europee a trattare sui dazi, non Meloni». Astio anche nelle parole di Debora Serracchiani. «Dov’è l’affare?», ha detto caustica l’esponente piddina.

L’oscar del livore spetta comunque a Lucia Annunziata. La giornalista ed europarlamentare dem la butta sulle inquadrature, atteggiandosi a grande esperta di comunicazione televisiva: «Trump ha detto che sarà un nostro alleato finché ci sarà lei a Palazzo Chigi. Parole. La realtà vista alla tv dice altro… Trump ha monopolizzato l’intera conferenza stampa, lasciando a Meloni appena due minuti. La telecamera inquadrava solo lui. Del resto, lui concepisce lo Studio Ovale come un set fatto a sua misura…». Roba da non crederci, per la Annunziata non contano le parole, importanti, che il presidente Usa ha pronunciato nel corso dell’incontro con la nostra premier. Conta solo la voglia di pavoneggiarsi  davanti alle telecamere. Dopo queste parole dell’europarlamentare piddina bisognerà riscrivere i  manuali di scienza politica…

Diciamo la verità: mai come in questo caso l’opposizione di sinistra ha incassato malamente il colpo. Le sue divisioni interne la costringono al risentimento o alle supercazzole, mentre il suo ritardo culturale le impedisce di vedere che la vicinanza “ideologica” tra la Meloni e Trump su alcuni punti qualificanti come l’opposizione alla cultura woke e la battaglia all’immigrazione rappresenta in questo momento un grande valore aggiunto per l’Italia nei rapporti transatlantici.

Lorsignori devono però farsene una ragione. Questa due giorni Italia-Usa ha mostrato che il ruolo di “ponte” tra Europa e Usa che Giorgia Meloni s’è assunto non è un’invenzione propagandistica, ma qualcosa che comincia a dare i suoi frutti. Il presidente americano ha detto giovedì che ci sarà «intesa con l’Ue» accettando l’invito a Roma della nostra premier. Questa disponibilità è stata confermata ieri da Vance, il quale,  dopo l’incontro, con la nostra premier ha parlato di «negoziato commerciale sui dazi con l’Ue». Nelle stesse ore, la portavoce della Commissione Ue ha riferito che Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni hanno avuto una «buona telefonata».

Da ieri, piaccia o non piaccia, Europa e Usa sono più vicini grazie al lavoro della premier italiana. A “rosicare” non è solo la sinistra di casa nostra, bensì anche, con ogni probabilità,  il presidente francese Emmanuel Macron. Ma questa è un’altra storia, anche più divertente…

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