Bolzano come Bologna, venticinque anni dopo

lunedì, 19 Maggio 2025
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C’è qualcosa di antico e insieme di straordinariamente nuovo nel voto che ha portato Claudio Corrarati alla guida di Bolzano. Qualcosa che ricorda la primavera del 1999, quando a Bologna – la città rossa per eccellenza – un signore mite, Giuseppe Guazzaloca, macellaio di professione e civico per vocazione, scardinò il fortino della sinistra (a Bologna sinistra anche di strada, a quel tempo ancora in mood PCI) con la sola forza di una campagna terra-terra, fatta di strette di mano, di comitati e botteghe. Oggi, a Bolzano, la storia sembra essersi presa la briga di ripetersi. Non in forma di farsa, ma di promemoria: nulla è eterno, neppure il consenso.

Con un’affluenza ferma al 42,8%, avevo previsto la vittoria di Corrarati con una forbice tra i 3 e i 5 punti. Così è stato. Il candidato del centrodestra ha portato a casa il 51,03%, superando Juri Andriollo (48,97%) per 708 voti. Non è uno tsunami, ma è un ribaltamento dell’inerzia. Una crepa aperta nel cemento armato di un’egemonia costruita in anni di giunte PD-SVP, apparentemente inattaccabile. Crollata nei rioni a maggioranza italiana.

Per capire perché la sinistra ha perso, bisogna prima capire dove ha smesso di parlare alla città. Nelle periferie italiane di Bolzano – Don Bosco, Europa Novacella, Oltrisarco – Corrarati ha fatto il pieno. E non perché abbia portato ricette rivoluzionarie, ma perché ha capito che dove lo Stato arretra, la parola “sicurezza” diventa una moneta forte. Sicurezza nei quartieri, sicurezza economica, sicurezza di essere ascoltati.

La sinistra, invece, ha dato per scontato il suo elettorato (che ha disertato le urne, l’assenza è protesta, stanchezza, disillusione). Ha puntato su una continuità amministrativa che non ha più appeal in un tempo in cui tutti chiedono rotture. Ha sperato in un voto identitario senza costruire un’identità nuova. Ha lasciato evaporare i voti dei giovani, dei centristi, dei delusi. E soprattutto non ha capitalizzato il voto SVP, neutralizzato da quella scelta “blockfrei” che ha messo Andriollo in salita sin dall’inizio.

Non è questione di ideologie, Corrarati ha fatto campagna come si faceva una volta: in strada, ascoltando. Anche Andriollo ma la sinistra ha perso quella vocazione, proposta a ridosso del voto e non prima. Ha portato a casa un risultato che, al netto della matematica, segna un’inversione storica. Come Guazzaloca. Ma a Bolzano, a differenza di Bologna, l’identità è una faccenda complessa: c’è l’italiano e il tedesco, il centro e la provincia, l’autonomia e la Nazione. Il nuovo sindaco dovrà muoversi su questo crinale con la precisione di un funambolo.

Ora tocca al centrosinistra chiedersi se vuole solo governare i consensi (persi) che ha o tornare a conquistarli. La sfida è aperta. Ma questa volta, l’avversario ha già rotto il recinto.

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