La transizione energetica va gestita, non subita. Ci vuole una “nuova governance della transizione”. Con tempi e obiettivi certi, non ideologici o decisi a tavolino dall’alto.
La Flaei-Cisl, sindacato leader del comparto elettrico, che da oggi fino a venerdì, nel nome dell’ “Italia che partecipa vince”, celebra ad Assisi il suo XX Congresso nazionale, ha le idee chiare: riempire di contenuti la recente proroga delle concessioni impedendo passi indietro da parte delle imprese; ravviare la contrattazione del settore, battaglia sul Codice degli Appalti e ancora: rinnovare la rete elettrica; completare la decarbonizzazione ed equilibrarla a una strategia mirata ad assicurare l’affidabilità e la sicurezza delle fonti alternative, aprendo anche al nucleare di nuova generazione nell’interesse dell’economia italiana e del lavoro.
Questa la bussola di un sindacato responsabile, riformatore non demagogico, che intende svolgere un ruolo da protagonista nell’affrontare le sfide del futuro dialogando con la politica e contrattando le soluzioni adeguate, nel segno di quella partecipazione, battaglia storica della Cisl, appena approvata dal Parlamento, che attua finalmente l’articolo 46 della Costituzione e premia due anni di mobilitazione del sindacato per la legge di iniziativa popolare: 400mila firme raccolte in due anni.
Amedeo Testa, nella sua relazione di apertura, dopo il saluto a papa Leone XIV per il suo richiamo evidente alla dottrina sociale della Chiesa, si è soffermato sul bilancio fallimentare del decreto-Bersani, “che ha liberalizzato il settore elettrico imponendo di fatto una filosofia finanziaria, speculativa, che ha prodotto bollette e costi più alti, servizi peggiorati, pericolose esternalizzazioni a detrimento delle competenze dei lavoratori e che ha impedito la necessaria e doverosa modernizzazione delle reti”.
“La Flaei – ha aggiunto – chiede da tempo “un regista unico del sistema elettrico”. E tale ruolo non può non svolgerlo il pubblico, lo Stato. La nostra proposta congressuale che rivolgiamo alla politica, alle imprese e alle istituzioni, è la “riunificazione nazionale degli impianti di rete e una conduzione pubblica del loro funzionamento e della loro gestione. Una rinazionalizzazione che non significa tornare indietro, ma guardare avanti”.
Un richiamo infine, anche alle aziende elettriche “perché rendano efficace, concreta, operativa e salariale, la partecipazione, contribuendo a realizzare quella idea di azienda intesa come vera e propria comunità”.



