Giorgia Meloni ha scelto di esserci, e di esserci in prima fila. All’Assemblea nazionale di Confindustria, tenutasi per la prima volta a Bologna, la presidente del Consiglio ha ribadito con forza l’intenzione di proseguire lungo la strada del dialogo strutturato con il mondo produttivo. “Ci tenevo ad essere qui – ha detto nel suo intervento – principalmente perché voglio che il confronto con le categorie produttive sia una cifra di questo governo. Ma anche perché penso sia particolarmente importante, in una fase come quella che attraversiamo, sottolineare la centralità del tessuto produttivo e industriale italiano per la ricchezza e il futuro della nazione”.
Meloni ha voluto rimarcare i segnali positivi che arrivano dall’economia italiana. “L’Italia si presenta credibile in un quadro economico e finanziario di straordinaria complessità. Lo testimoniano diversi indicatori: lo spread più che dimezzato, il nuovo appeal dei titoli pubblici, l’attrattività ritrovata degli investimenti e i giudizi delle agenzie di rating, anche se su queste sono spesso critica”. Un riferimento, quest’ultimo, alla recente revisione da parte di Moody’s, definita “un cambio di prospettiva che non accadeva da 25 anni”.
Molti i temi toccati nel discorso della premier, a partire dalla sfida energetica. “Affronteremo senza timori il nodo dei costi”, ha assicurato Meloni, rispondendo indirettamente anche alle sollecitazioni arrivate da Confindustria nei giorni scorsi. Poi un passaggio sull’ex Ilva: “Tutti gli attori devono dare una mano, senza mettere bastoni tra le ruote. Il nostro obiettivo è far bene il nostro lavoro per il bene dell’Italia”.
Nel suo discorso, Meloni ha anche voluto sottolineare l’approccio costruttivo adottato nei rapporti con le imprese: “Abbiamo provato a riconoscere il valore dell’impresa non solo a parole ma con i fatti. Non sempre siamo stati d’accordo, ma questo è normale e sano in una democrazia. Ciò che conta è che abbiamo lavorato insieme con spirito costruttivo”.
Infine, uno sguardo alla politica estera: “Abbiamo restituito all’Italia la centralità sullo scacchiere internazionale. La nostra strategia si fonda su tre pilastri: serietà, efficacia e una visione di sviluppo di lungo termine”. Parole di apprezzamento anche per la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, presente in sala: “Ringrazio Roberta per quello che ha detto. Il Parlamento europeo è al nostro fianco, anche se dipende dalle maggioranze che si formano. Ma tu sei dalla nostra parte”.
Orsini e Metsola: “Contro la deindustrializzazione serve un nuovo patto europeo”
Sul palco dell’Europauditorium, a condividere la scena con la premier, anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che ha lanciato un forte messaggio d’allarme: “L’Europa e l’Italia affrontano un rischio concreto di deindustrializzazione, aggravato dalla guerra dei dazi e da un pregiudizio anti-industriale. Per questo proponiamo un Piano Industriale Straordinario”.
Orsini ha posto l’accento sulla situazione energetica, definita “insostenibile” per le imprese: “Paghiamo l’energia a un prezzo vincolato a quello del gas, nonostante tutti gli incentivi sulle rinnovabili. Serve un intervento deciso. Le imprese italiane affrontano un sovrapprezzo fino all’80% rispetto ai principali concorrenti europei, mentre i consumi industriali rappresentano il 42% del fabbisogno elettrico nazionale”. Il presidente ha anche ricordato l’amarezza seguita al decreto bollette, “che ha lasciato Confindustria con l’amaro in bocca”, ma ha apprezzato l’apertura recente della premier sulla necessità di abbattere i costi energetici.
Il numero uno di viale dell’Astronomia ha poi criticato l’idea diffusa secondo cui i risultati delle imprese derivino da una strategia pubblica: “Troppo spesso i successi delle aziende vengono spacciati come frutto di grandi piani di sviluppo che, in realtà, non ci sono stati. Serve cambiare prospettiva, anzi ribaltarla. È tempo di un nuovo patto tra forze politiche e sociali, per un’Europa più forte e per un’Italia ancora più grande”.
Sulla stessa linea Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo: “L’Europa è al vostro fianco. Il Parlamento che presiedo è vostro alleato. Siamo dalla parte dell’industria, delle famiglie, di chi vuole crescita e sviluppo. Dobbiamo abbattere le barriere, non crearle”. Metsola ha poi rivolto un elogio diretto a Giorgia Meloni: “Desidero rendere un particolare riconoscimento alla sua leadership, che ha mantenuto l’Italia al centro delle decisioni europee. E la ringrazio anche per la sua amicizia e franchezza”.
La protesta studentesca: “Fuori Meloni da Bologna”
Fuori dal congresso, però, l’accoglienza non è stata unanime. Circa settanta studenti hanno dato vita a un corteo di protesta organizzato dai collettivi “Osa” e “Cambiare Rotta”, partito dal Parco Don Bosco. L’obiettivo: contestare la visita della premier Giorgia Meloni e le politiche del governo, dal decreto sicurezza al riarmo europeo, fino alla posizione dell’Italia sulla guerra in Medio Oriente.
Lo striscione che apriva il corteo era esplicito: “Fuori Meloni da Bologna. Allarme rosso: dl sicurezza, riarmo, genocidio”. I manifestanti hanno percorso le vie del quartiere San Donato tra cori, musica, fumogeni e sirene, gridando slogan come “Siamo tutti antifascisti” e “Governo fascista, Meloni boia”. Il corteo ha tentato di raggiungere i luoghi dell’assemblea, ma è stato bloccato dalle forze dell’ordine.
Una contestazione rumorosa e simbolica, che ha accompagnato dall’esterno un evento segnato da tensioni sotterranee e dichiarazioni programmatiche. Dentro l’assemblea, la premier ha rivendicato stabilità e centralità. Fuori, gli studenti hanno alzato la voce per contestarne le scelte. Due Italie che, almeno per un giorno, si sono guardate da due lati opposti della stessa città.



