Intervistata da Maurizio Belpietro in occasione dell’evento Il Giorno de La Verità, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha toccato i principali temi di politica estera e interna, ribadendo le posizioni del governo su Ucraina, Medio Oriente, referendum sul lavoro e stabilità della maggioranza.
Meloni su Ucraina e Gaza
Sul conflitto in Ucraina, Meloni ha riaffermato che l’obiettivo di Vladimir Putin non sarebbe tanto la questione Nato, quanto la ricostruzione delle sfere di influenza russe: “Ritengo che Putin covasse un sogno di recupero delle aree di influenza russe. Se la questione fosse stata davvero l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, oggi la Russia starebbe compiendo passi concreti verso la pace. Invece accade il contrario: Mosca continua a colpire infrastrutture civili. Temo che la vera ragione sia il tentativo di tornare a quelli che Putin chiama i confini storici della Russia”. Interrogata sulla possibilità che la guerra possa arrivare anche in territorio europeo spiega “Non ho elementi oggi per rispondere in tal senso, ma non posso escludere nulla”, lasciando aperti scenari ancor più preoccupanti.
Quanto alla crisi in Medio Oriente, la premier ha sottolineato l’equilibrio della posizione italiana e la responsabilità di Hamas per l’escalation: “Tutti gli attori del Medio Oriente riconoscono l’Italia come uno degli interlocutori più seri e credibili, e questo mi basta. La guerra è stata iniziata da Hamas, che resta il principale responsabile perché continua a rifiutare la liberazione degli ostaggi”. Tuttavia, ha aggiunto, “la reazione di Israele ha assunto contorni inaccettabili e deve fermare immediatamente gli attacchi, tutelando la popolazione civile”. Meloni ha inoltre ricordato come l’Italia sia “uno dei Paesi che ha aiutato di più la popolazione di Gaza” e ha indicato nei Paesi arabi e nei colloqui Usa-Iran la chiave per avviare la ricostruzione: “I leader arabi hanno presentato un piano responsabile e bisogna dar loro una mano”.
Meloni e la risposta sul referendum
Non sono mancati i riferimenti alla politica interna, a partire dal referendum sul lavoro promosso dalla Cgil. Meloni ha ribadito la sua scelta di non ritirare la scheda al voto: “Andrò al seggio ma non ritirerò la scheda. Non condivido i contenuti del referendum e l’astensione è un mio diritto, così come lo è per tutti, lavoratori e non, di qualsiasi parte politica. Tutti i partiti, a fasi alterne, hanno promosso campagne per l’astensione. Non accetto lezioni di coerenza”. Ha poi puntato il dito contro le opposizioni: “Molti di quelli che mi contestano sono stati al governo negli ultimi dieci anni. Se volevano cambiare queste norme potevano farlo in Parlamento, senza spendere altri 400 milioni di euro per il voto”.
Governo stabile e invidiato all’estero
Meloni ha poi difeso la tenuta del suo esecutivo: “Che si tenti di osteggiare il governo mi pare la cosa più naturale del mondo, che ci si riesca mi pare oggi la più difficile. La maggioranza è compatta e lavora bene, ha dato molte risposte”. Ha inoltre smentito le ricostruzioni giornalistiche su presunti dissidi interni: “Non è accaduto che io abbia bacchettato uno dei vicepremier. Troppo spesso vengono raccontate ricostruzioni di cose che non sono mai accadute. Ho fatto una riunione ieri, non c’è stato nessuno che bacchettava nessuno, non sono una maestra. Sono fiera del lavoro dei miei ministri e in particolare dei miei vicepremier, Salvini e Tajani”.
La presidente del Consiglio ha rivendicato la stabilità politica come principale riforma raggiunta dal suo governo: “Al di là delle speranze che molti sembrano covare e di ricostruzioni che mi sembrano a volte fatte più per determinare che per raccontare dei fatti, io lavoro per il Paese, per le riforme. E la riforma più grande è quella della stabilità. Dare stabilità significa cambiare tante cose: avere una strategia, rassicurare gli investitori, fare riforme strutturali senza inseguire il consenso immediato”. A riprova della fiducia dei mercati, Meloni ha ricordato l’ultima emissione di Btp: “Abbiamo collocato 17 miliardi e ricevuto richieste per 210 miliardi. Questo significa che siamo considerati solidi e sicuri”. Infine, non è mancata una battuta sul presidente francese Emmanuel Macron e sui tanti vertici in agenda: “Con tutti i prossimi vertici lo vedrò più di mia figlia”, ha ironizzato Meloni. Un’attenzione alla politica estera che dimostra i successi di Meloni certificata dalle prime pagine dei principali giornali internazionali come il “Times”. L’Italia è stabile se i vicepremier, al netto delle smentite litigano, lo deve alla capacità di leadership di Giorgia Meloni.



