Riesplode il caso del generale libico Almasri: il ministro Nordio sulla graticola

giovedì, 10 Luglio 2025
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Mentre Giorgia Meloni è al tavolo della Conferenza internazionale sulla ripresa dell’Ucraina, a Roma, con un orecchio rivolto a Strasburgo per il voto di sfiducia a Ursula von der Leyen, scoppia la bufera intorno al ministro della Giustizia Carlo Nordio.  Si è riaperta, infatti, la vicenda di Osama Najim Almasri, ex alto ufficiale libico, su cui pende il mandato di arresto della Corte penale internazionale per reati quali stupro, tortura, omicidio trattamento inumano, detenzione arbitraria e altri reati riconducibili a crimini contro l’umanità. Non uno stinco di santo, esattamente. Almasri, si ricorderà, era stato fermato a Torino il 19 gennaio, la Corte penale internazionale aveva fatto subito richiesta di estradizione, ma dopo due giorni il generale libico era già su un volo di Stato diretto a Tripoli.  

La conseguente indagine del Tribunale dei ministri si è conclusa e la decisione è imminente. Le tre giudici dell’organismo, dopo un’attività istruttoria durata alcuni mesi, dovranno comunicare alla Procura se chiedere al Parlamento l’autorizzazione a procedere per uno o più indagati (dalla premier Meloni, al sottosegretario a Palazzo Chigi Alfredo Mantovano, dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e quello dell’Interno Matteo Piantedosi) oppure archiviare il fascicolo. I termini, non perentori, sono scaduti a fine giugno.

Dalle carte, secondo alcuni giornali, emergerebbe il riscontro che fin dal primo pomeriggio di domenica 19 gennaio la capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, sapeva ciò che stava avvenendo e diede le indicazioni ai magistrati del Dipartimento degli affari di Giustizia di parlarsi con cautela. Nel primo pomeriggio di quel giorno, quando Almasri era stato fermato da poche ore dalla Digos di Torino, l’allora capo del Dag, Luigi Birritteri, scrisse alla Bartolozzi una mail per indicare la mancanza dell’autorizzazione all’arresto del ricercato, attivandosi per trovare il modo di convalidare il fermo e procedere alla consegna di Almarsi. La Bartolozzi rispose di essere già informata raccomandando prudenza. Tuttavia, il dato cruciale è che l’Italia avrebbe avuto tutto il tempo di riparare all’errore procedurale segnalato dalla Corte di Appello di Roma, sulla mancata trasmissione del ministero della Giustizia e di non averlo voluto fare per una precisa scelta politica. Di più: i fatti smentirebbero il ministro Nordio che aveva detto che soltanto il lunedì 20 gennaio l’ufficio era stato avvisato dell’arresto dell’ufficiale libico.

Il polverone si è ormai alzato dentro il quale si infilano a iosa le dichiarazioni delle opposizioni che chiedono le dimissioni del Guardasigilli. «O lui – spiega la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva – o la Bartolozzi, è un fatto di civiltà. Il governo deve dire la verità agli italiani». Nordio ostenta serenità: «Riferiremo in Parlamento quando sarà il momento, però gli atti che abbiamo smentiscono radicalmente quello che è stato riportato sui giornali». Ma sarà difficile spegnare il fuoco di fila di Pd e soci in quanto proprio ieri la Procura generale della Libia ha emesso un ordine formale di comparizione nei confronti di Osama Najim Almasri in relazione alle imputazioni del mandato di arresto della Corte penale internazionale. Lo ha reso noto l’Ufficio della procura generale della Libia su Facebook, chiarendo che «ha avviato un procedimento pubblico nei suoi confronti secondo le norme della giurisdizione nazionale».  Meglio tardi che mai, magari vuole capire se Almasri sia, appena appena, un criminale.

C’è chi però promette battaglia: «Dalle carte dell’indagine sul caso Almasri emerge che il ministero della Giustizia si mosse da subito per gestire la vicenda con cautela e senza lasciare tracce», dice Giulia Bongiorno, avvocato dei quattro indagati. In particolare, la legale starebbe valutando una denuncia per divulgazione di atti coperti dal segreto e che non sono stati ancora resi alle parti interessate.

In effetti non è un gran momento per taluni ministri del governo. Appena ieri Piantedosi è stato messo alla porta proprio in Libia…

 

 

 

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