Parigi, cade il governo Bayrou. La Francia piomba nel caos

lunedì, 8 Settembre 2025
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Non s’è dato per vinto fino all’ultimo, ma alla fine anche il vecchio marpione della politica transalpina, Francois Bayrou, ha dovuto alzare bandiera bianca. Il Parlamento, con 364 no a fronte di 194 sì, gli ha votato la sfiducia e il premier dovrà nella giornata di domani bussare alla porta del presidente Emmanuel Macron per rassegnare le dimissioni. «Fine di un’agonia», ha commentato a caldo Marine Le Pen. 

Quello di Bayrou era, sì, di un governo di minoranza dal momento che si reggeva solo grazie alla benevola astensione del Rassemblement National. Ma questa caduta, ancorché in vario modo attesa, getta la Francia nel caos. E lo stesso premier sconfitto ha voluto rimarcare questa difficile situazione nel discorso che ha tenuto oggi all’Assemblea prima del voto di fiducia. «Siamo in pericolo di vita», ha detto Bayrou riferendosi al disastro dei conti pubblici, per poi accusare chi si apprestava a fargli lo sgambetto di «preparare il disordine».

Il caos francese è innanzi tutto politico. E questo perché Macron non ha molte chance per risolvere la crisi che si è aperta oggi. Potrebbe nominare un altro primo ministro, ma sarebbe il terzo in un anno e sarebbe l’ennesima dimostrazione di quanto sia diventata fragile la Quinta Repubblica in questa travagliata fase storica. Il leader socialista Olivier Faure si è comunque proposto per guidare un «governo di coabitazione a sinistra». Ma Jean-Luc Mélenchon, leader dell’estrema sinistra della France Insoumise, ha già detto no, definendo un simile esito una «truffa».

A  meno che il presidente della repubblica non tiri fuori un coniglio bianco dal cilindro, l’esito più probabile è quello delle elezioni anticipate, che però sarebbero un vero trauma, perché sarebbe la seconda volta che l’Assemblea Nazionale viene sciolta nel giro di poco più di un anno. Bisogna risalire ai tempi della Quarta Repubblica e della guerra d’Algeria per trovare in Francia un periodo tanto instabile come l’attuale.

Le elezioni anticipate farebbero  comodo in particolare al Rassemblement National. Con Marine Le Pen azzoppata dalla magistratura (condanna a 5 anni per la vicenda degli eurorimborsi e conseguente ineleggibilità fino al 2030), la destra sovranista francese sogna la rivincita alle consultazioni legislative. Nel 2024 il “delfino” di Marine, Jordan Bardella, non strappò a Macron la nomina a premier solo perché, nel secondo turno delle elezioni politiche, venne steso intorno al FN il solito cordone sanitario “antifascista”. Stavolta però le cose potrebbero andare diversamente. I sovranisti della Le Pen sono sempre in testa nelle intenzioni di voto mentre il “fronte repubblicano” anti-destra appare notevolmente indebolito rispetto al 2024.

Ma in Francia il caos è anche economico e sociale. Nel bilancio pubblico francese s’è aperta un’autentica voragine. Il deficit e al 5,4 per cento del Pil. Il debito ha superato la soglia monstre dei 3000 miliardi (in termini assoluti è anche superiore a quello italiano, ancorché inferiore in termini di percentuale sul Pil). In ogni caso, il rendimento dei buoni del tesoro francesi ha superato quello dei nostri Btb, segno che gli investitori si fidano ormai più dell’Italia che della Francia. «Spendiamo senza mai voltarci a guardare indietro», ha detto oggi Bayrou in Parlamento. Fatto sta che tutti gli osservatori indicano Parigi come il “grande ammalato” d’Europa. I francesi sono peraltro in rivolta contro la manovra lacrime e sangue (44 miliardi di tagli e nuove tasse) che pende sulla loro testa. Il movimento “Blocchiamo Tutto” annuncia la mobilitazione per il 10 settembre, mobilitazione che sarà seguita, dopo 8 giorni, dalla protesta sindacale. Tra le misure sulla rampa di lancio c’è anche l’innalzamento dell’età pensionabile a 64 anni, ma i nostri “cugini” d’Oltralpe non vogliono saperne niente (beati loro).

Due parole le merita infine anche Macron. Invece di pavoneggiarsi davanti all’opinione pubblica internazionale con la storia dei Volenterosi e con i poveri soldati europei da mandare allo sbaraglio in Ucraina, avrebbe fatto decisamente meglio a concentrarsi sui guai di casa propria. La sua popolarità è ai minimi termini. E si diffonde tra i suoi connazionali la convinzione che la Francia non si riprenderà mai finché il vanitoso Emmanuel rimarrà all’Eliseo.

Al dunque, il grande problema dei francesi è proprio lui, monsieur le président.

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