Emmanuel Macron non perde tempo con i riti bizantini delle consultazioni e nomina già, appena 24 ore dopo la caduta di Francois Bayrou in Parlamento, il nuovo premier. Si tratta di Sébastien Lecornu. Ha 39 anni . E appartiene al partito del presidente.
I motivi di questa nomina lampo sono evidenti. Macron intende dare un segnale politico forte e decisionista in questo momento di crisi profonda della Francia. Due premier in meno di un anno, l’assenza di un vero baricentro politico, le proteste di piazza sempre più veementi (domani darà il giorno del “Blocchiamo Tutto” ) danno l’impressione di un Paese alla deriva, il “grande ammalato d’Europa”, come scrivono in molti. Crisi politica e crisi economica vanno di pari passo. I conti pubblici fanno paura. Pende peraltro su Parigi il rischio di declassamento da parte delle agenzie di rating.
Macron non può indugiare e ha tirato fuori dal cilindro un politico giovane e dal piglio deciso. La “mission” di Lecornu è quella di resistere alla tempesta, di fare approvare una manovra di bilancio lacrime e sangue (44 miliardi) e, soprattutto, di guidare la Francia verso le elezioni presidenziali del 2027 senza particolari scossoni. Non sarà facile, anche perché il nuovo governo, come i precedenti, sarà un esecutivo di minoranza.
Marine Le Pen ha già lanciato un guanto di sfida al neopremier: «Macron -dice la leader del FN – sta sparando le ultime cartucce di “macronismo”, rintanato nella sua ristretta cerchia di fedelissimi. Dopo le inevitabili future elezioni legislative, il Primo Ministro si chiamerà Jordan Bardella». Né più benevola è la voce che arriva dal fronte opposto, la voce di Jean-Luc Mélenchon, leader de La France Insoumise: «Triste commedia, Macron si dimetta».
Ma chi è Sébastien Lecornu? Diciamo che è un macroniano che guarda a destra. La sua formazione politica si è svolta nel segno del neogollismo. È un pragmatico, carattere che gli ha permesso di dialogare tanto con l’establishment moderato quanto con figure più radicali: emblematiche le cene con Marine Le Pen, interpretate come un tentativo di non chiudere nessun canale.
Tutti lo definiscono un gran manovratore. Ma questa qualità potrebbe non bastargli. Oggi, per tenere buoni i francesi, ci vuole solo un mago, almeno finché Emmanuel Macron rimarrà all’Eliseo.



