Le elezioni politiche del 2027 sono apparentemente lontane: manca ancora poco più di un anno e mezzo. In realtà sono vicinissime. L’eventuale vittoria dell’uno o dell’altro fronte la si prepara già da oggi.
Il campo largo è in alto mare. Tanto per cominciare, non si sa ancora con quale formula Elly Schlein, Giuseppe Conte, la ditta Bonelli & Fratoianni, Matteo Renzi si presenteranno alle elezioni. Per quello che riguarda Antonio Calenda, è pressoché certo che non si unirà all’alleanza di sinistra. La leader del Pd confida nell’” avviso di sfratto” a Giorgia con le prossime elezioni regionali, a partire dalle Marche (si voterà il 28-29 settembre), regione diventata l’Ohio d’Italia, questo almeno negli auspici di largo del Nazareno.
Ora, a parte dal fatto che in quella regione i sondaggi non sono per niente favorevoli al candidato del centrosinistra Matteo Ricci (come sembrava invece fino a qualche settimana fa) e a parte anche che nelle Regioni “sicure” per il campo largo (Campania e Puglia) la tormentata scelta delle candidature ha lasciato una coda velenosa nel Pd e nei suoi alleati, a parte questo, l’affidarsi della leader dem ai possibili risultati regionali in chiave nazionale dà la misura del ritardo politico dell’opposizione nel preparare la possibile alternativa al centrodestra.
Ben diversa è invece la situazione nel campo della maggioranza, dove i leader stanno muovendo passi concretati in vista della battaglia elettorale del ’27. Sono in via di allestimento diverse iniziative apparentemente slegate tra loro, ma che vanno in realtà viste come singoli fronti di una strategia unitaria per aumentare considerevolmente le possibilità di successo del centrodestra.
La maggioranza sta, silenziosamente, provando neutralizzare l’opposizione da più lati. Innanzi tutto da quello della politica economica e fiscale. È di oggi la notizia che il governo sta preparando il taglio di due punti di Irpef ai redditi tra i 28000 e 50000 euro all’anno (con estensione del beneficio fino ai contribuenti che ne percepiscono 60000). L’aliquota per quella fascia di reddito è destinata a passare dal 35 al 33 per cento. La maggioranza ha tenuto a lungo in serbo la carta degli aiuti al ceto medio e si appresta a giocarla già nella penultima finanziaria della legislatura. Non sarà molto, ma consentirà a Meloni di presentarsi, nella campagna elettorale per le politiche, con l’argomento di aver ridotto la pressione fiscale.
Un’altra mossa è costituita dall’approvazione della separazione delle carriere per i magistrati in tempo per far svolgere il referendum confermativo nella primavera del 2026, cioè un anno prima delle Politiche. In base agli ultimi sondaggi, i sì alla riforma sono largamente maggioritari, attestandosi intorno al 47 per cento (solo il 29 per cento si dice contrario, mentre il 24 non sa di che si sta parlando). La prevedibile vittoria dei sì sarà un ottimo viatico per il governo. Meloni si potrà affermare nell’anno che precederà le elezioni con un’immagine vincente, avendo colto lo storico risultato di aver sconfitto le toghe in un braccio di ferro che dura da 30 anni.
Un ulteriore terreno favorevole sarà la politica estera. A parte le prevedibili bizze di Matteo Salvini, la maggioranza potrà esibire un’immagine di solidità e non saranno pochi quelli che, in Europa e oltre Atlantico, “tiferanno” per la premier. Ben diversamente, il campo largo si presenterà con una cacofonia di voci discordanti, il meno che ci si può augurare in un tempo di guerra e di forti tensioni internazionali.
Ma l’accerchiamento del campo largo da parte del centrodestra potrà dirsi completato solo con la riforma della legge elettorale. La carta vincente per la Meloni potrà essere l’obbligo della indicazione sulla scheda del candidato premier. Sia Salvini sia Antonio Tajani, per la verità, storcono il naso su questo punto. E ciò perché temono che i rispettivi partiti finiscano fagocitati da FdI. Qualcosa dovrà pur concedere la premier ai due timorosi alleati per rassicurali. L’argomento principe è che il centrodestra usufruirebbe, con questa soluzione, di un’arma a dir poco letale. Indicare il candidato premier potrà gettare il campo largo in un vero caos di rivalità e di reciproche ripicche, in particolare tra Schlein e Conte. Una situazione imbarazzante dalla quale l’opposizione potrebbe uscire solo inventando all’ultimo momento un candidato premier debole e posticcio. Se Giorgia Meloni riuscirà a far ingurgitare l’amara pillola ai suoi due riottosi alleati, avrà sicuramente messo una seria ipoteca sulle elezioni politiche del 2027.



