DIETRO LE QUINTE – Manovra. Il Rubicone della Meloni su affitti brevi e 26 per cento

giovedì, 23 Ottobre 2025
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La disfida del 26% resta viva, anzi si infiamma.

Nella bozza della manovra il contestato aumento dell’aliquota fiscale sugli affitti brevi – dal 21 al 26% – è rimasto, ma con una postilla che sa di compromesso (precario): la stretta si applicherà solo a chi affitta attraverso i portali digitali, Airbnb in testa. Non abbastanza, però, per spegnere le scintille che covano sotto la cenere.

Forza Italia è sulle barricate. Il partito fondato da Silvio Berlusconi – da sempre vicino agli interessi dei piccoli proprietari – considera quel 5% in più un vero e proprio colpo al cuore del “ceto medio” e sta già preparando l’offensiva in Aula. “Tassare chi affitta una stanza per arrotondare è un errore – dicono dal gruppo azzurro – e il rischio è solo di favorire l’evasione e l’affitto in nero”. E Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia sottolinea che “non essendo in sostanza cambiato nulla rispetto alla bozza mi aspetto che i due vicepremier confermino il loro impegno per l’eliminazione della norma”.

Il fronte del no, però, non è compatto. A difendere il provvedimento è soprattutto il MEF, che lo considera un intervento di “equità fiscale”. E poi c’è un altro problema: cancellare l’articolo senza trovare una copertura alternativa – si parla di circa 100 milioni – significherebbe aprire una falla nei conti pubblici già in tensione.

Dietro le quinte, si tratta. Palazzo Chigi sa che la misura è impopolare, ma anche che Bruxelles guarda con attenzione alla disciplina fiscale. Così si sta ragionando su un possibile ammorbidimento in extremis: lasciare l’aliquota maggiorata solo oltre una certa soglia di reddito, o per chi possiede più di un certo numero di immobili destinati agli affitti brevi.

Intanto, i grandi portali come Airbnb osservano con preoccupazione: temono che il provvedimento sia solo il primo passo verso una regolamentazione più severa. Ma la battaglia è tutt’altro che chiusa. Il passaggio in Parlamento sarà decisivo, e tra emendamenti, mediazioni e veti incrociati, il 26% rischia di restare solo sulla carta.

Di Fabrizio De Feo

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