“Crescere”. È il titolo scelto dai riformisti dem per l’iniziativa di venerdì al Teatro Parenti di Milano.
A spiegarlo è la senatrice Simona Malpezzi che mette in fila il perimetro: welfare, competitività, salari, un’agenda di proposte come «risposte che gli italiani chiedono alla politica».
Gli ospiti? Per ora top secret: «Persone che appartengono a più mondi, dalla scuola all’economia, alle imprese e alle parti sociali».
L’obiettivo è dare un contributo “con lo sguardo riformista”, rimettere il PD al centro della scena moderata senza deleghe in bianco a nuovi soggetti civici.
L’appuntamento milanese arriva due giorni dopo la kermesse romana promossa dall’assessore capitolino Alessandro Onorato, che ha riunito i sindaci di grandi città come Roma, Genova e Napoli, insieme ad altri amministratori, per costruire la “gamba centrista e moderata del centrosinistra”. Malpezzi ricorda l’origine: «Veniamo da una storia che vede un PD a vocazione maggioritaria».
E precisa la cornice strategica: «È un bene che tutti i mondi del centrosinistra siano rappresentati».
Ma il punto politico è un altro: «La segretaria Elly Schlein ha fatto un buon lavoro nel posizionare il PD più a sinistra. Noi puntiamo a riequilibrare il PD al centro. Ben vengano altre iniziative, ma deve essere il PD a rappresentare anche questo mondo, senza appaltare il compito ad altri».
Milano, insomma, come prima tappa di un itinerario: «Partiamo da Milano, vediamo cosa accade il giorno dopo. È un viaggio per dare una mano al PD».
Sul fronte contiguo, quello che un tempo fu l’epicentro del grillismo, si accende la discussione sul perimetro, i valori e le alleanze. La presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, in un’intervista a ‘La Nuova Sardegna’, lascia trapelare qualcosa di più di una normale tensione: «Ben venga il confronto e la dialettica interna tra di noi. Se non si cambia mai idea non c’è democrazia».
Ma la considerazione successiva tradisce un certo malumore. Lo stesso che ha portato Chiara Appendino a fare un passo indietro. «Mi chiedo però cosa vuol fare il Movimento? Se va da solo si condanna a fare testimonianza».
L’esperienza storica pesa: «Abbiamo dimostrato che anche con il 33% non eravamo in grado di governare soli, interpretavamo solo il mal di pancia delle persone, non potrei mai stare in un movimento di quel tipo».
Da qui l’indicazione: «Dobbiamo invece costruire un progetto e avere un perimetro, dei valori condivisi. Guardiamo con attenzione al Progetto Civico Italia, che vede il sindaco di Napoli, Manfredi, tra i protagonisti. Solo questo fatto per me è sinonimo di serietà». Certo, un partito moderato e civico che guarda al centro e sceglie come nome Pci, forse ha bisogno di un supplemento di riflessione.
Il centrosinistra da un lato va alla ricerca di una piattaforma riformista capace di parlare a ceto medio produttivo e lavoro dipendente; dall’altro assiste alla tumultuosa trasformazione del M5S in una forza di sinistra-sinistra, a spese della sua storia e di una parte dei suoi elettori. Decisivo sarà il nodo della legge elettorale e della leadership, ma soprattutto il terreno programmatico su cui misurare compatibilità e priorità.
Intanto, a Genova, Beppe Grillo rilancia con un’operazione non soltanto simbolica: mette online il sito movimento5stelle.it, pubblica lo statuto e ne rivendica la piena paternità.
Un “plot twist” che riapre la contesa patrimoniale intorno al marchio M5S e che potrebbe avere effetti non secondari sugli equilibri interni e sui rapporti con la dirigenza attuale. È l’ennesimo episodio di una saga che ha scandito l’ultimo decennio della politica italiana e che, verosimilmente, non ha ancora scritto il suo finale.
Di Aldo Torchiaro



