Lo scontro tra Antonio Tajani e Matteo Salvini sulla manovra economica 2026 è ormai aperto e certifica le tensioni dentro la maggioranza. Il nodo? I soldi, le priorità e il metodo. Da un lato Forza Italia, che accusa tagli e scarsa condivisione; dall’altro la Lega, che difende la scelta di “riprogrammare” fondi senza perdere risorse.
Secondo le stime contenute nel documento tecnico del Ministero dell’Economia, la manovra 2026 vale 18,7 miliardi di euro, di cui 4,3 miliardi coperti da rimodulazioni del PNRR e 1,6 miliardi destinati alla famiglia e al bonus mamme. Ma nelle pieghe dei capitoli di spesa si nascondono tensioni politiche: i fondi per le metropolitane di Roma, Milano e Napoli, circa 300 milioni di euro complessivi, risultano “posticipati” o “definanziati”. Tajani parla apertamente di “scelte gravi prese senza consultazione”, accusando il Ministero delle Infrastrutture di penalizzare i grandi centri urbani.
Salvini replica: “Non c’è nessun taglio, solo una riprogrammazione per evitare che i fondi vadano persi”. Ma la sostanza resta: 50 milioni in meno per la linea C di Roma, 120 milioni per la M4 di Milano e oltre 80 milioni per il collegamento Afragola-Napoli, rinviati oltre il 2027. Una mossa che ha fatto infuriare non solo Forza Italia ma anche i sindaci, che temono ritardi su opere già finanziate con risorse europee.
Sul fronte fiscale, Tajani frena su due punti chiave del leghismo economico: la tassa sugli affitti brevi, che potrebbe portare 400 milioni nelle casse dello Stato, e il prelievo sugli extraprofitti di banche e assicurazioni, stimato in 1,2 miliardi. “Non servono provvedimenti punitivi – ha dichiarato il ministro degli Esteri – servono crescita e stabilità”.
Lega e Forza Italia si accusano a vicenda di voler condizionare la manovra a fini elettorali. Salvini insiste sulle grandi opere e sul ponte sullo Stretto, mentre Tajani rivendica il ruolo di garante di una politica economica “europeista e responsabile”. Il tutto mentre la presidente del Consiglio tenta di mediare, sapendo che la tenuta del governo passa anche dalla compattezza sui conti.
L’Italia, secondo Eurostat, dovrà ridurre il deficit al 3% del PIL entro il 2026, e questo significa tagliare o rinviare almeno 12 miliardi di spesa. In questo quadro, anche 300 milioni possono diventare terreno di scontro. La manovra non è solo una partita economica: è la prova generale per il 2026, anno di elezioni amministrative cruciali e di bilanci europei strettissimi.
Lo scontro Tajani-Salvini non è dunque un incidente tecnico, ma il segnale di una faglia politica tra chi guarda a Bruxelles e chi guarda ai cantieri. In mezzo, la premier Meloni, chiamata a trovare un equilibrio tra i numeri del Tesoro e gli ego dei suoi vicepremier.



