Ponte sullo Stretto: la Corte dei Conti ferma la delibera CIPESS. E ora cosa accade davvero?

mercoledì, 29 Ottobre 2025
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La Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità alla delibera CIPESS n. 41/2025, quella che approvava il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina e lo stanziamento di 13,5 miliardi di euro di fondi pubblici. Una decisione che blocca, almeno per ora, l’efficacia dell’atto e di conseguenza la possibilità di procedere con i successivi passaggi amministrativi e contrattuali.

Tecnicamente, il rifiuto del visto non è una bocciatura politica, ma una sospensione di legittimità contabile: la Corte ha rilevato elementi critici nella procedura, che potrebbero riguardare la copertura finanziaria, la documentazione ambientale o i tempi d’attuazione del piano. Le motivazioni ufficiali saranno pubblicate entro 30 giorni, ma già oggi il cantiere più controverso d’Italia entra in una nuova fase di incertezza.

Il Ponte, lungo 3,3 chilometri, avrebbe dovuto collegare Messina e Villa San Giovanni con una campata centrale di 3.300 metri — la più lunga al mondo — capace di accogliere due carreggiate autostradali e due binari ferroviari. Secondo i calcoli del Ministero delle Infrastrutture, l’opera avrebbe generato 100.000 posti di lavoro diretti e indiretti durante la costruzione, con un indotto stimato in 40 miliardi di euro tra logistica, turismo e nuove imprese.

La Corte, tuttavia, sembra aver ritenuto non sufficientemente solide le basi amministrative del provvedimento. In altre parole: prima di impegnare miliardi di euro, serve chiarezza su tempi, procedure e sostenibilità economica. E il messaggio è politico tanto quanto tecnico.

Il ministro Matteo Salvini ha reagito parlando di “decisione politica”, sottolineando che il governo “non si fermerà di fronte ai no burocratici”. Ma la realtà è più complessa. Senza il visto della Corte, la delibera non può produrre effetti vincolanti, quindi nessun pagamento, nessun affidamento definitivo e nessuna certezza sui tempi.

Sul piano economico, il rischio è duplice. Da un lato, la sospensione può ritardare di mesi la pianificazione infrastrutturale nel Sud, in un momento in cui la Sicilia e la Calabria hanno tassi di disoccupazione giovanile superiori al 30%. Dall’altro, un iter non corretto potrebbe generare nuovi contenziosi e bloccare anche i fondi europei eventualmente collegabili al progetto.

Gli analisti ricordano che casi simili si sono già verificati: nel 2012, la stessa Corte aveva sospeso il visto per il MOSE di Venezia per incongruenze sui costi; il risultato fu un ritardo di tre anni e un aumento della spesa finale di oltre il 40%.

Il Ponte sullo Stretto, dunque, non è morto ma neppure vivo. È in una zona grigia — un limbo giuridico che mescola diritto, politica e visioni di sviluppo. L’Italia dovrà decidere se correggere l’atto, rivedere il progetto o cambiare completamente rotta.

La storia insegna che le grandi opere non si costruiscono solo con il cemento, ma con regole chiare, conti trasparenti e fiducia dei cittadini. Ed è proprio su questi tre pilastri che la Corte dei Conti ha appena chiesto di tornare a lavorare.

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