La nuova tornata di modifiche alla manovra è un mosaico di interventi che toccano tre snodi concreti: edilizia, finanza pubblica e sicurezza. Dietro la retorica ci sono numeri che pesano.
Il primo intervento corregge una distorsione rimasta in sospeso dal 2003. La famosa sanatoria edilizia applicata in Campania fu recepita in modo errato: parte dei cittadini poté accedere ai benefici, altri – pur avendo pagato gli oneri – rimasero fuori. Il nuovo correttivo punta a chiudere una ferita amministrativa che coinvolge tra 12.000 e 15.000 persone, con un impatto diretto sul valore degli immobili e sulle domande di mutuo: una casa irregolare vale mediamente il 20% in meno e viene esclusa da molte linee di credito.
Il secondo intervento prova a sciogliere la trappola della “doppia conformità urbanistica”. Ogni anno 60.000 pratiche restano bloccate perché la normativa richiede che l’immobile sia conforme sia alla normativa attuale sia a quella del momento in cui fu costruito. Risultato: uffici paralizzati e famiglie impossibilitate a vendere o ristrutturare. La semplificazione è una misura di puro ossigeno amministrativo.
Sul fronte politico il colpo più rumoroso arriva dalla Lega, che propone di cedere le quote italiane del MES. In ballo ci sono 14,33 miliardi di euro di capitale teorico. L’idea è usare questa cifra per:
– aumentare il Fondo sanitario di 5 miliardi l’anno per tre anni (15 miliardi totali)
oppure
– ridurre la pressione fiscale della stessa cifra.
Cinque miliardi significano, per fare un esempio: 60 ospedali di comunità o una riduzione media di 250–300 euro a contribuente. Resta l’incognita fondamentale: le quote MES si cedono solo se altri Stati accettano di comprarle. Uno scenario difficile, ma l’effetto politico è garantito.
Forza Italia sceglie una strada diversa: sicurezza e vigili del fuoco. Chiede assunzioni straordinarie tra 2026 e 2028:
– 500 agenti nella Polizia di Stato
– 500 Carabinieri
– 250 Finanzieri
– totale comparto sicurezza: 1.250 posti
– più 3.887 Vigili del fuoco, una delle richieste più ambiziose degli ultimi anni.
In tutto parliamo di 7.012 nuove assunzioni, con un costo a regime vicino ai 340 milioni di euro l’anno, comprese formazione e dotazioni. Aggiungendo la perequazione previdenziale proposta da Gasparri si salirebbe di altri 500–700 milioni, secondo le simulazioni dell’INPS.
Le opposizioni portano in campo un pacchetto unitario di 16 proposte. È una manovra alternativa in miniatura: salario minimo, estensione della no tax area, ripristino di Transizione 4.0 (costo stimato: 4–5 miliardi annui), aumento del fondo universitario (+300 milioni), potenziamento dell’assegno unico e assunzioni nella sanità. In mezzo anche il blocco dell’aumento dell’età pensionabile per le forze dell’ordine e lo stop al progetto in Albania, con riallocazione dei risparmi.
Azione sceglie di non stare nel gruppo e presenta 96 emendamenti propri. Uno dei più pesanti elimina nuovi interventi su rottamazioni e pensioni, dirottando quelle risorse sul ceto medio: l’obiettivo è allargare gli sgravi fiscali ai redditi fino a 60.000 euro.
Il contesto macro è un recinto stretto: crescita allo 0,7%, inflazione al 2,1%, deficit programmato al 4,3%. Ogni miliardo spostato da una voce entra in collisione con un altro obbligo. È il paradosso di questa stagione politica: tutti promettono qualcosa, ma la coperta resta corta. La partita ora è capire chi riuscirà davvero a incidere sulla vita dei cittadini e chi si limiterà a lasciare titoli per la prossima campagna elettorale.



