Giorgia Meloni ha chiuso Atreju dal palco, dopo gli interventi di Antonio Tajani e Matteo Salvini, con un discorso di oltre un’ora che ha tenuto insieme ringraziamenti, identità politica, rivendicazione dell’azione di governo e attacchi alle opposizioni. La presidente del Consiglio ha parlato davanti alla platea della kermesse di Fratelli d’Italia rivendicando la forza della comunità politica costruita negli anni e respingendo l’immagine di una leadership isolata.
“Grazie soprattutto a chi ha organizzato Atreju. Siete stati straordinari particolarmente quest’anno”, ha detto Meloni aprendo il suo intervento, ringraziando uno per uno i dirigenti e i militanti. “Vedere la vostra passione, il vostro sacrificio, il vostro amore ci dà la certezza che quello che abbiamo costruito non è una parentesi, perché una comunità che riesce a trasmettere valori ai più giovani è una comunità che non muore mai”. Un messaggio diretto anche a chi, ha aggiunto, “continua a ripetere che Meloni è sola”: “Signori, guardatevi intorno”.
Meloni ad Atreju sbeffeggia Schlein: “Il presunto campo largo l’abbiamo riunito noi”
Nell’apertura del suo ntervento, la premier ha ringraziato apertamente i leader delle opposizioni che hanno accettato il confronto ad Atreju, trasformando però il passaggio in una stoccata alla segretaria del Pd: “Voglio ringraziare i tanti leader delle opposizioni che hanno partecipato: Conte, Bonelli, Renzi, Marattin, Calenda, Magi”, ha detto Meloni, aggiungendo poi: “E voglio ringraziare anche Elly Schlein che con il suo nannimorettiano ‘mi si nota di più se vengo o se sto in disparte o se non vengo per niente’ ha comunque fatto parlare di noi”.
“La cosa divertente – ha insistito – è che il presunto campo largo l’abbiamo riunito noi e quella che dovrebbe federarli è l’unica che non si è presentata”.
Meloni ha rivendicato il significato simbolico di Atreju: “Questo è il luogo in cui il valore delle persone si misura solo sui contenuti e chi scappa dimostra di non avere quei contenuti”. E ancora: “Questo è il luogo dove le idee, tutte le idee, hanno diritto di cittadinanza. È il luogo dove Nietzsche e Marx si davano la mano, direbbe Antonello Venditti, dove le identità si sfidano rispettandosi”.
Un ringraziamento netto è arrivato anche agli alleati di governo: “Un grazie sincero e profondo ai nostri alleati del centrodestra, ad Antonio, a Maurizio, ad Antonio, a Matteo”, ha detto la presidente del Consiglio. “L’Italia può contare su un’alleanza che non nasce per ravanare qualche poltrona, ma per mettere al servizio della nazione una visione condivisa fondata sulla libertà, sulla responsabilità, sull’amore. Noi non siamo un incidente della storia, noi siamo una comunità di destino”.
Ampio spazio anche ai temi sociali ed economici. Sul lavoro e sugli scioperi Meloni ha parlato di “ennesimo fallimento dell’ennesimo sciopero”, rivendicando che “la quasi totalità dei nuovi contratti è a tempo indeterminato” e che c’è “il più alto numero di sempre di donne che lavorano”. “I salari sono bassi da qualche decennio, soprattutto grazie alla sinistra”, ha aggiunto, sottolineando però che ora “cominciano a risalire” e che “lo dice il vicepresidente della Commissione europea Roxana Mînzatu, che è una socialista”.
Sulla giustizia, l’appello è stato diretto: “Fregatevene della Meloni e votate per voi stessi, per il futuro di questa Nazione. Votate sì al referendum sulla riforma della giustizia perché non ci sia mai più una vergogna come quella che stiamo rivedendo a Garlasco”. E ancora: “La giustizia non può essere piegata, né manipolata, né intimidita. Con la riforma del Csm libereremo la magistratura dall’influenza nefasta delle correnti politicizzate”.
Non sono mancati passaggi sull’educazione e sulla famiglia. “Sono orgogliosa che l’Italia stia difendendo il ruolo dei genitori nell’educazione dei figli”, ha detto Meloni. “Educare i figli su materie così delicate è compito dei genitori, lo Stato non può sostituirsi alla famiglia. I figli non sono dello Stato o dell’ideologia, ma delle mamme e dei papà”.
Le parole su Ucraina e Palestina
Sul piano internazionale, la premier ha ribadito il sostegno all’Ucraina: “Continueremo a stare al fianco del popolo ucraino che combatte contro il neoimperialismo di stampo sovietico della Russia”, spiegando che “la pace non si costruisce con le canzoni di John Lennon” ma “con la deterrenza”. E sull’Europa ha avvertito: “Abbiamo appaltato la nostra sicurezza agli Stati Uniti fingendo che fosse gratis. Non lo era. La libertà ha un prezzo”.
Nel finale, il messaggio alla comunità di Fratelli d’Italia: “Non mettete limiti a dove possiamo arrivare se restiamo uniti, se continueremo a credere in noi stessi”. E la chiusura identitaria: “Noi non siamo nati per sopravvivere sottocoperta. Noi siamo nati per osare, stupire, stravolgere, incidere. Siamo nati per qualcosa di grande”.
Tajani e Salvini: “Coalizione solida, nessun avversario nel centrodestra”
Prima della premier erano intervenuti anche Antonio Tajani e Matteo Salvini. Il vicepremier e ministro degli Esteri ha rivendicato la linea sull’Ucraina: “È giusto difendere l’Ucraina, ma non siamo in guerra con la Russia”. E sull’ambiente ha promesso battaglia contro lo stop ai motori tradizionali: “Quell’obbrobrio del blocco delle auto non elettriche dal 2035 va cancellato”. Tajani ha poi guardato avanti: “La coalizione si candida a vincere anche le elezioni del 2027. Questa è una coalizione che dà speranza”.
Salvini ha invece insistito sull’unità del centrodestra: “Non ci saranno mai avversari nel centrodestra, ma solo amici. Gli avversari sono a sinistra”. Rivendicando il rapporto con Meloni, ha parlato di “un’esperienza eccezionale” e ha concluso: “Stiamo seminando qualcosa di grande. Viva Atreju, lunga vita a questa comunità politica”.
Frontale l’attacco a Maurizio Landini: “Venerdì nonostante l’ennesimo sciopero 100% di frecciarossa, spero che proponga uno sciopero ogni venerdì”. Poi cita Charlie Kirk come grande statista della storia attaccando Albanese e Saviano. Un Salvini che non parla apertamente dei problemi e differenti vedute sull’Ucraina, ma preferisce concentrarsi sulle cose che vedono la coalizione unita annunciando nel suo giro tra i mercatini una probabile manifestazione a favore in Sicilia.
Anche Maurizio Lupi sul palco ha raccolto gli applausi di Atreju citando i valori occidentali giudaico cristiani e ribadendo con forza unità del centro destra: “Le domande dei giornalisti sono sempre le stesse, ma stiamo insieme da 30 anni. Abbiamo dato stabilità al Paese, abbiamo ridato dignità alla politica e ai partiti perché i partiti sono lo strumento con cui la democrazia si attua. E vinceremo un’altra scommessa, quella di far governare per dieci anni la coalizione di centrodestra, per cambiare l’Italia, per cambiare il Paese”.



