Sembrava un’impresa disperata, nel bel mezzo delle festività natalizie, un traguardo lontano. L’idea era che la gente, tra cene e panettoni, non sarebbe mai andata a firmare. Invece il 15 gennaio è stato raggiunto il numero necessario di 500mila firme. Lo ha annunciato il Comitato dei 15 giuristi che dal fronte del no hanno promosso a ridosso di Natale il nuovo quesito e una rischiosa raccolta firme.
L’avvocato Carlo Guglielmi, portavoce del Comitato, parla di “risultato straordinario”. «Sono arrivate le 500mila firme. Nel discorso degli Oscar i premiati ringraziano tutti, ma questo Oscar non è stato vinto grazie a tutti quelli che hanno firmato, ma proprio da tutti quelli che hanno firmato. Ed è stato vinto dalle loro associazioni, partiti e sindacati che si sono schierati da subito e pubblicamente per la raccolta delle firme – osserva Guglielmi – e che hanno materialmente impegnato le proprie strutture per questo risultato straordinario. In questi 24 giorni firmare è stato un atto sommamente politico di difesa della legalità costituzionale e di presa di parola collettiva, è stato un movimento che ha costruito dibattito e alleanze, che ha portato ad attivarci scacciando la rassegnazione, è stato un gesto liberatorio con cui dire no alla prepotenza di chi credeva in una battaglia già vinta. Noi ricominciamo da 500mila, ed è nient’altro che l’inizio. E quindi vi annunciamo che la raccolta continua, firmate e fate firmare. E state sintonizzati per i futuri dettagli. Grazie a tutti voi e tutti noi».
Mentre, appunto, continua la raccolta di adesioni, come atto simbolico, fino al 30 gennaio, si apre la battaglia sulla fissazione della data da parte del governo nei giorni del 22 e del 23 marzo, decisione assunta in Cdm e sulla quale il presidente della Repubblica non ha potuto far altro che indire la celebrazione del referendum. Quindi il Tar del Lazio, avendo rigettato l’stanza cautelare di sospensione avanzata dal comitato di Guglielmi, ha fissato però in tempi strettissimi, al 27 gennaio, la decisione dell’organo collegiale. In caso di ulteriore rigetto, non si esclude che i 15 giuristi ricorrano alla Corte Costituzionale.
Da parte sua il ministro della Giustizia Carlo Nordio non si scompone: «Aspettiamo la decisione del Tar il 27 gennaio. I ricorsi non sono illegittimi – ribadisce il Guardasigilli – ma, secondo me sono inutili». A a chi gli chiede se ci sia la possibilità che la consultazione fissata per il 22 e 23 marzo slitti, risponde: «Non ho la più pallida idea, fino al giorno 27 siamo in fiduciosa attesa». Intanto nel centrodestra si lavora su più fronti alla campagna per il sì e durante la riunione con i parlamentari della Lega, Matteo Salvini ricorda che l’appuntamento per la consultazione di marzo è decisivo e annuncia che le 1.300 sezioni del partito, da Nord a Sud, saranno trasformate in comitati per la massima.
Infuria anche la battaglia a colpi di dichiarazioni. Giuseppe Conte parla di un risultato incredibile raggiunto nonostante «il lavaggio del cervello a reti unificate su questa riforma, su cui stanno illudendo i cittadini e nonostante un governo che snobba e ridicolizza la partecipazione, l’impegno, la raccolta firme, accelerando i tempi per il referendum per dare meno tempo ai cittadini di discutere e informarsi». Per Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, il successo della raccolta rappresenta la spia di quanto le persone vogliano «capire, partecipare, scegliere» e un messaggio chiaro al governo: «Una riforma costituzionale non può passare nel silenzio o nella fretta, ma ha bisogno di una campagna referendaria vera, con parità di accesso ai media e un dibattito pubblico all’altezza della posta in gioco». Per Angelo Bonelli di Avs il traguardo sta a dimostrare che c’è un paese «che non si fa mettere i piedi in testa dal governo», mentre Nicola Fratoianni invita a guardare al 22 e 23 marzo per «portare quante più persone possibili a votare No».
Il Comitato per il Sì lancia lo slogan per la campagna a sostegno della riforma: “Questa volta il giudice sei tu”. «Uno slogan molto semplice, molto chiaro – dice Alessandro Sallusti, presidente del Comitato “Sì Riforma”. Qualsiasi riforma non viene fatta e attuata nell’interesse di chi la deve amministrare, ma nell’interesse di chi ne deve beneficiare. Questa volta il giudice sei tu. Il 22 e 23 marzo vota sì’ per ribadire che nel nostro ordinamento la giustizia è amministrata in nome del popolo italiano e non di chiunque altro».



