Caso Pretti, scontro tra autorità locali e federali senza precedenti. L’esperta: «Trump vuole scardinare il sistema costituzionale degli Usa»

lunedì, 26 Gennaio 2026
3 minuti di lettura
Trump

Donald Trump per un attimo perde le proprie certezze e, subissato nel fine settimana dalle telefonate sull’uccisione dell’infermiere Alex Pretti da parte di un agente federale a Minneapolis, in un’intervista al Wall Street Journal, spiega che «l’amministrazione sta riesaminando tutto sulla sparatoria e dichiara che gli ufficiali addetti all’immigrazione a un certo punto lasceranno la zona». Ma incalzato più volte dal giornale, il tycoon si è rifiutato di dire se l’agente federale che ha ucciso Pretti abbia agito in modo appropriato. Poi ha aggiunto che l’amministrazione federale potrebbe valutare il ritiro dell’immigration and Customs Enforcement (Ice) da Minneapolis senza però indicare una tempistica precisa. «A un certo punto ce ne andremo. Abbiamo fatto, hanno fatto un lavoro fenomenale», ha commentato, elogiando l’operato degli agenti federali nello Stato. Ma ciò che sta succedendo in Minnesota ha scavalcato i confini internazionali, al pari dei disordini in Iran e la guerra in Ucraina. Hanno fatto scalpore anche le minacce a una troupe di Rai 3 impegnata a documentare la situazione.

Gli avvenimenti di questi giorni hanno determinato uno scontro istituzionale senza precedenti tra autorità locali e federali. «Il nostro Stato crede nell’ordine e nella legalità. Crediamo nella pace – ha dichiarato il governatore Tim Walz – e crediamo che Trump debba ritirare i 3mila agenti non addestrati prima che uccidano un altro americano per strada. L’omicidio di Pretti – ha continuato in conferenza stampa – rappresenta un punto di svolta definitivo nei rapporti con il governo federale, un confine oltre il quale la pazienza dei cittadini e delle istituzioni locali è ufficialmente esaurita. Del resto, il caso Pretti non è un episodio isolato: rappresenta il secondo omicidio compiuto da agenti federali nell’area in meno di tre settimane, dopo la morte di Renée Good il 7 gennaio».

Barack Obama e Bill Clinton hanno rotto il silenzio, invitando gli americani ad agire e a non restare indifferenti di fronte a quella che considerano una deriva autoritaria della polizia federale. I due ex presidenti hanno sottolineato come la morte di Pretti debba spingere a una riforma radicale dei poteri di intervento federale nelle città. Obama ha invitato la popolazione a mettere in atto «un’ondata di azioni contro gli attacchi perpetrati contro i valori fondamentali degli Stati Uniti. Spetta a ogni cittadino opporsi all’ingiustizia, proteggere le nostre libertà fondamentali e chiedere conto al nostro governo», ha scritto l’ex inquilino della Casa Bianca per il quale «da settimane ormai, la gente in tutto il Paese è, giustamente, indignata per lo spettacolo di reclute mascherate dell’Ice e di altri agenti federali che agiscono impunemente e mettono in atto tattiche che sembrano concepite per intimidire, molestare, provocare e mettere in pericolo i residenti di una grande città americana».

Il sito specializzato Public Policy allarga la riflessione sostenendo che Donald Trump rappresenta un vero stress test non solo per la democrazia Usa, ma per la stessa democrazia liberale e per i rapporti fra Stati Uniti e Unione europea. Ed è uno stress test anche per la Nato. «Ogni giorno apre un fronte. Dal Venezuela all’Iran; dalle vicende domestiche, con le milizie dell’Ice che hanno già ucciso due persone a Minneapolis, nel Minnesota, provocando reazioni di sdegno dappertutto, al ruolo dei soldati Nato in Afganistan (accusati da Trump di essere lontani dalla prima linea sul fronte di guerra). Persino la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta per criticare il capo della Casa Bianca. La leader di Fratelli d’Italia fin qui è stata la più strenua sostenitrice delle relazioni fra Europa e Stati Uniti; al punto da guadagnarsi le critiche, in Italia, di chi l’accusa di essere troppo ben disposta nei confronti di Trump». Come ha spiegato la professoressa Arianna Vedaschi, autrice insieme a Mario Patrono di “Donald Trump e il futuro della democrazia americana” (Bocconi University Press) – rilanciata dal sito – «l’aspetto da sottolineare è il tentativo della presidenza Trump di scardinare due cardini del sistema costituzionale americano: il principio dei poteri bilanciati e la rule of law. Questo tentativo di rottura c’è stato perché si è voluto erigere la presidenza a potere incontrollato da ogni altro potere, a potere assolutamente indipendente. La presidenza Trump è una applicazione pratica della dottrina dell’esecutivo imperiale; secondo questa teoria, l’esercizio del potere presidenziale è costituzionalmente legittimo per definizione, perché il presidente interpreta i voleri del popolo. Questa è la forzatura delle regole più preoccupante della presidenza Trump».

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.