Il dossier sull’Ucraina è il grimaldello con cui i dissidenti della LEGA cercano di ampliare la spaccatura a seguito dell’addio del vicesegretario Roberto Vannacci. I deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso, considerati vicini al generale, insieme a Emanuele Pozzolo, hanno sottoscritto un emendamento al decreto Ucraina che chiede la soppressione totale dell’impegno del governo ad autorizzare nuove forniture e equipaggiamenti militari a favore delle autorità di Kiev. Una iniziativa che riaccende il dibattito nella maggioranza e nello stesso Carroccio, alimentando interrogativi anche sul futuro politico dei due parlamentari che potrebbero passare a Futuro Nazionale.
Sasso e Ziello confermano il possibile addio alla Lega: “Se sì ad armi a Kiev prenderemo atto”
Davanti a Montecitorio, Ziello ha spiegato che la scelta di presentare l’emendamento nasce dalla volontà di dare seguito a posizioni già espresse in passato dalla Lega: “Noi abbiamo attuato le parole che sono state più volte espresse dal segretario federale, Matteo Salvini, che contenevano una certa contrarietà all’invio di ulteriori armi a Kiev”, ha affermato il deputato, respingendo l’idea che l’iniziativa rappresenti una rottura improvvisa.
Sulla stessa linea Rossano Sasso, secondo cui la prosecuzione delle forniture militari non sarebbe più attuale alla luce dell’evoluzione del quadro internazionale: “Riteniamo ormai non più attuale l’invio di armi, visto che la diplomazia sta arrivando a un buon punto: continuare ad inviare armi vuole significare prolungare una guerra”, ha dichiarato.
Entrambi i parlamentari hanno rivendicato la coerenza della loro posizione, ricordando che già il 15 gennaio, quando Vannacci era vicesegretario federale della Lega, avevano votato contro il decreto Ucraina “a testa alta”, a differenza di altri colleghi che si erano assentati. Sasso ha inoltre sottolineato come l’uscita di Vannacci dal partito e le sue dimissioni da vicesegretario siano state “un colpo”.
Interpellati sull’ipotesi che il mancato sostegno della Lega all’emendamento possa portarli a lasciare il partito per seguire il generale, i due deputati non hanno dato una risposta definitiva ma non hanno chiuso la porta: “La storia con i se e con i ma non si fa. Ma ne prenderemmo atto”.
I parlamentari hanno poi ribadito di non parlare di scissioni, ma di normale esercizio dell’attività parlamentare. “Si parla dell’esercizio democratico di qualsiasi parlamentare di presentare emendamenti”, hanno osservato, aggiungendo di voler “tutelare la sicurezza degli italiani perché la guerra l’abbiamo in casa ma non tutti se ne sono accorti”. Quanto ai rapporti con Vannacci, hanno confermato di averlo sentito “qualche giorno fa”, definendo la sua uscita dalla Lega un evento che li ha colpiti.
Molinari: “Comportamento scorretto, ma mi auguro rimangano”
A rispondere ai due è stato il capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari, che ha criticato apertamente l’iniziativa dei colleghi. Secondo Molinari, l’emendamento “va contro il Governo” e contraddice una linea già chiarita dal partito “Matteo Salvini aveva già annunciato che questo decreto, con titolo e contenuti, era un testo che ci soddisfava. Nel momento in cui si propone un emendamento per dire cose diverse si va contro la linea che ha dato il segretario”, ha spiegato.
Il capogruppo ha parlato di un gesto non corretto sul piano politico, pur evitando di alimentare lo scontro interno oltre la soglia di sicurezza: “Non sono stati corretti, ma io mi auguro che i colleghi restino tutti quanti nel gruppo della Lega, anche perché parliamo di due deputati ampiamente valorizzati nel gruppo. Certo, presentare emendamenti contro la linea del Governo non è corretto”, ha aggiunto.
Molinari ha poi attaccato lo stesso Vannacci, sostenendo che dovrebbe dimettersi da eurodeputato e accusandolo di incoerenza. “Ha contraddetto se stesso: diceva che uscire dalla Lega aiutava il centrosinistra, e ora sostiene il contrario. Da una parte dice che è dovuto uscire perché il centrodestra non rispetta la volontà degli italiani, dall’altra dice che vuole tenere una porta aperta per dialogare”.



