Caso-Bastoni. Cosa ci insegna una certa comunicazione. In linea con certe sentenze …

mercoledì, 18 Febbraio 2026
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C’è un rapporto diretto, intimo, tra le sentenze di certa magistratura, politicamente orientate, che non applica le leggi, ma purtroppo le interpreta troppo spesso, a livello politico (di sinistra), e una coscienza collettiva, basata su un’auto-narrazione auto-assolutoria, autocentrata, che ormai caratterizza frasi, commenti e dichiarazioni di tutti, dai politici, dagli imprenditori, ai giovani, agli sportivi. Nessuno escluso.
E’ il triste tratto identitario di una società che non sa distinguere più il bene dal male, il falso dal vero, l’oggettività dei fatti dalle interpretazioni di comodo. Un male che ha due facce: l’ideologismo che nega e altera la realtà, secondo precisi interessi, e l’egotismo patologico, nemico dell’etica, della morale, del bene comune, peggiorato dai moderni mezzi di comunicazione.
Si chiama modello culturale dominante. Che sta producendo come effetto obbligato un mix perverso tra deresponsabilizzazione individuale e relativismo di massa. Si ha sempre ragione anche se si ha torto. Sia sul piano politico, sia personale. E così crollano lo Stato e ogni minimo senso di comunità.
Prendiamo il caso del calciatore Bastoni (esempio plasticamente emblematico): il difensore azzurro e interista che dovrebbe dare l’esempio alle nuove generazioni (non solo di come si fanno i soldi facili, e di come ci si diverte), autore di un’azione palesemente non sportiva, durante la partita con la Juventus. Non solo ha simulato un fallo che non c’era, causando l’espulsione di Kalulu, ma ha anche esultato platealmente con i suoi compagni di squadra per aver determinato il mutamento del rapporto di forza numerico rispetto avversari, ossia 11 a 10, condizionando, come accaduto, l’esito del match.
Dopo le violente polemiche che lo hanno visto al centro delle scontate contrapposizioni non solo tra opposte tifoserie, ma anche tra italiani (in ballo l’etica sportiva), poteva semplicemente dire in conferenza stampa “ho sbagliato”, ammettere la colpa. Punto e basta. Invece, forte della protezione dei suoi dirigenti che prima tecnica di comunicazione, hanno relativizzato il suo comportamento, ha detto due frasi terribili che la dicono lunga sull’attuale tasso di degrado culturale: “Ho diritto di sbagliare” ed “ero in trance sportiva”. Ci rendiamo conto? Non c’è più il dovere di chiudere scusa, avendo chiaro il rapporto tra il bene e il male, ma solo il diritto a sbagliare. Ecco i risultati di una società che pensa esclusivamente ai diritti. E anche quando si sbaglia, si ha il diritto a sbagliare. E poi, altro concetto inquietante, l’auto-assoluzione morale: essere in trance sportiva, come dentro una sospensione della coscienza. In soldoni, il messaggio è stato: Bastoni non ha sbagliato pure se ha sbagliato.
Un male questo che attiene a tanti, troppi giovani, che hanno un’autopercezione malata della realtà. Il mondo per loro è solo immagine, spettacolo, performance e perfezionismo estetico-formale.
Vogliamo aggiungere i casi che hanno riguardato ultimamente la cronaca? E che tirano in ballo certe decisioni della magistratura (a proposito di referendum sulla giustizia)? Decisione che naturalmente vanno rispettate, ma che possono essere criticate. Siamo ancora un paese libero.
In provincia di Arezzo, un ladro è morto dissanguato dopo un colpo a fuoco esploso in aria dal proprietario dell’abitazione a scopo intimidatorio. Secondo una prima ricostruzione il ladro si sarebbe ferito mortalmente scavalcando la recinzione, tra l’altro abbandonato dagli stessi suoi complici.
Vogliamo indovinare come andrà a finire? Il proprietario, molto probabilmente, dovrà risarcire i famigliari della vittima per aver messo il recinto. Speriamo di no.
Una recente moda (specialmente da quando la Meloni è andata a Palazzo Chigi). E grazie a una parte della magistratura, che non perde occasione per contrastare le politiche securitarie impresse dal governo, come ad esempio, il caso del “bangladino” che non viene rimpatriato nel suo paese, perché inseguito dagli usurai e quindi, in spregio alle ultime direttive Ue sui paesi sicuri, gli viene garantita una protezione speciale.
E come se non bastasse, a proposito di “diritto diseguale”, il Tribunale di Roma ha stabilito che il Viminale dovrà corrispondere a un algerino, irregolare in Italia, che ha alle spalle 23 condanne, tra le quali lesioni per aver picchiato una donna a calci e pugni”, il quale “non potrà essere trattenuto in un Cpr, né trasferito in Albania per il rimpatrio, un risarcimento di 700 euro per aver tentato di far rispettare un provvedimento di espulsione”.
E l’obbligo di firma per i teppisti dei centri sociali, rei di devastazioni, violenza, aggressioni, come si è verificato a Torino, ai quali anziché il reato di tentato omicidio nei confronti del poliziotto massacrato, si sono visti comminare l’obbligo di firma, “compatibilmente con i loro impegni”? Beffa a differenza del poliziotto di Rogoreto che si è beccato omicidio volontario, per essersi difeso da un’aggressione, con tanto di pistola, poi rivelatasi giocattolo.
Un mondo alla rovescia che addirittura adesso, con relativa enfasi dei media di sinistra, ha visto indagati quattro suoi colleghi per favoreggiamento e omissione di soccorso.
Vedremo come andrà a finire. Ma l’aria che tira non è buona.

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