Nazionale addio. Domani la resa dei conti. L’ira del ministro Abodi. Inutile? Le regole

mercoledì, 1 Aprile 2026
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Finalmente, un ministro “sportivo”, che viene dallo sport, un ministro del governo di centro-destra che sta facendo tanto per questo settore, ha il coraggio di puntare il dito sulle responsabilità oggettive della Figc.
Andrea Abodi, dopo l’ennesima penosa figuraccia del calcio nazionale, la grottesca e goffa sconfitta degli azzurri contro l’arrembante e più viva Bosnia, ha fatto capire che gradirebbe un passo indietro da parte del presidente Gabriele Gravina, proponendo una doverosa rifondazione del calcio italiano “partendo proprio da un radicale rinnovamento dei vertici della Federazione”.
“Il Governo – ha dichiarato il ministro – ha dimostrato concretamente, in questi anni, l’impegno a favore di tutto il movimento sportivo italiano; reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, accusando le istituzioni di una presunta inadempienza, sminuendo l’importanza e il livello professionistico di altri sport”.
Insomma, domani in Federazione, si preannuncia una resa dei conti globale a 360 gradi. E nell’occhio del mirino, Gravina.
Tutto giusto se tale levata di scudi fosse arrivata prima e in tempo utile. Dopo una batosta come quella di martedì, cercare facili capri espiatori diventa un gioco scontato. Quasi un alibi.
Operazione che comunque va fatta.
Ma come è stato ampiamente sottolineato anche da Lo Speciale, il male del calcio è più profondo. E ha a che fare con due elementi, uno economico e l’altro culturale.
Il calcio sta annegando sotto una montagna di soldi che arrivano da tutte le direzioni, da ultimo dalle petrol-monarchie. I club, in omaggio del nostro atavico campanilismo, se ne fottono della nazionale, preferiscono far giocare polmoni in disuso o campioni in pensione che vengono da fuori, piuttosto che puntare sui giovani, sui nostri vivai. E’ inconcepibile che ci siano squadre con 10 atleti su 11 che non siano italiani. I club oggi sono solo marchi, brand e non più appartenenze identitarie. Le frasi che vengono usate in tv sono solo vuota retorica. I giocatori, salvo rare eccezioni, sembrano più mammolette viziate, ricche sfondate e indifferenti a sconfitte e vittorie. E i pianti sotto la curva dopo i meritati ko, sanno solo di recita, teatro, ipocrisia ad uso e consumo dei tifosi ancora romantici o eternamente illusi.
La verità poi, è che il calcio, a forza di strizzarlo come un limone, per meri interessi commerciali, con partite ogni due-tre giorni, un campionato spezzettato che occupa quasi l’itera settimana, e tornei fotocopia e farlocchi (tipo la National League), annoia, è imploso. Come se non bastasse, a peggiorare le gare la mistica degli schemi, con giro-palla estenuanti, che hanno prodotto solo una cosa: i giocatori non sanno più dribblare, tirare da lontano, improvvisare. Sono tutti ossessionati dai deliri mistici degli allenatori.
In quanto a Gattuso, ha raccolto la “fuga” esotica di Mancini per soldi (alla faccia dei valori patriottici che si cantano insieme all’inno), e il ritiro di Spalletti dalla conduzione palesemente fallimentare (a differenza del suo eloquio retorico e forbito).
“Ringhio” si è impegnato: ma non poteva drogare e pompare uomini dallo scarso valore. Anche contro la Bosnia, si sono impegnati, ma la carenza di idee e di forza si sono viste tutte. Un livellamento verso il basso che ha contagiato mediocri e meno mediocri.
Non vi indignate voi malati patologici di uno spettacolo sportivo che rischia di assistere unicamente ai titoli di coda. Pure i “giovani-social” si sono allontanati dal calcio, preferiscono altri sport, più veri e forse più antichi.
Ora domani vedremo se la Federazione cambierà o farà un semplice rimpasto indolore.
Ma la domanda è: si può legalmente commissariare la Figc? Il commissariamento della Figc può essere deliberato dal Consiglio Nazionale del Coni solo al verificarsi di quattro fattispecie tassative che certificano il collasso gestionale o giuridico della Federazione. Secondo il combinato disposto degli articoli 6, 7 e 22 dello Statuto del Coni, l’intervento d’urgenza scatta esclusivamente in presenza di gravi irregolarità amministrative, violazioni dell’ordinamento sportivo, impossibilità di funzionamento degli organi direttivi o incapacità di garantire il regolare svolgimento dei campionati. A queste si aggiunge l’obbligo di adeguamento dello Statuto federale ai principi della Carta Olimpica e del Coni, pena la decadenza dei vertici.
Tradotto, non si può commissariare per semplici risultati negativi sul campo. Quindi, se Gravina non lo fa da solo, la cosa si complica. L’unica strada, forse una riforma costituzionale del calcio. Ma da noi le riforme portano male.

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