È la norma che prevede il coinvolgimento del Cnf sui rimpatri e un compenso ai legali per ogni rimpatrio volontario assistito che si sia effettivamente realizzato, contenuto del Decreto Sicurezza, l’argomento sul quale hanno discusso il presidente della Repubblica e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Una norma dalla quale emergono profili di incostituzionalità e sulla quale si è scatenato il consueto fuoco di fila dell’opposizione considerando che il decreto è in aula per la possibile, ma ormai non più certa, conversione in legge, obbligatoria entro il 25 aprile, pena la decadenza.
Piero De Luca l’ha definita un evidente pasticcio istituzionale «frutto di una gestione confusa e di una programmazione inefficace dei lavori parlamentari. Il provvedimento presenta criticità rilevanti, in particolare quella sulla lesione dell’autonomia e libertà dell’avvocatura».
Giorgia Meloni in visita al Salone del mobile di Milano ha parlato di tutto, della guerra, dello stretto di Hormuz, dell’Onu, del carburante e, ovviamente, della norma incriminata: «Nessun pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni. Non mi è chiara la ragione per cui noi, che riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante che fa ricorso contro un decreto di espulsione, non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato. E poi aggiungo, con un filo di ironia: «Mi pare che sui rimpatri volontari assistiti siamo d’accordo. È uno strumento che l’Europa ci chiede di intensificare, è uno strumento che continuiamo a portare avanti ed è uno strumento che stiamo lavorando per rafforzare. Almeno su questo mi pareva che fossimo d’accordo. Ora scopro che non siamo d’accordo neanche sul rimpatrio volontario assistito, ma noi andiamo, comunque, avanti su delle norme che consideriamo di assoluto buon senso. E francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni».



