La Svizzera potrà superare “serenamente” il tetto dei dieci milioni di cittadini, se e quando succederà. La confederazione non introdurrà infatti il tetto costituzionale alla crescita della popolazione, sancendo così la vittoria per il governo federale e il fronte del “No” al referendum tenuto domenica 14 giugno, con il quale gli elettori hanno respinto, con il 54,8 per cento dei voti l’iniziativa popolare promossa dall’Unione democratica di centro (Udc) e la destra conservatrice, che chiedevano di limitare la popolazione residente permanente a un massimo di 10 milioni di abitanti entro il 2050. Il risultato invece ha arriso al fronte che comprendeva l’esecutivo elvetico e la maggioranza dei partiti politici, dalle organizzazioni economiche e dai sindacati. Il Consiglio federale ha accolto con favore l’esito del voto, ritenendo che esso garantisca continuità nei rapporti internazionali del Paese e scongiuri possibili ripercussioni sugli accordi con l’Unione europea.
La vittoria assume ulteriore rilevanza anche per la partecipazione popolare: alla consultazione ha aderito circa il 59 per cento degli aventi diritto, un dato superiore alla media delle recenti votazioni federali svizzere. Dal punto di vista territoriale, il voto ha evidenziato che i cantoni della Svizzera francofona e tedesca hanno respinto l’iniziativa, mentre il Ticino ha sostenuto il quesito, seppur di misura, con il 50,7 per cento dei voti favorevoli.
Al centro della consultazione vi era il delicato tema dell’immigrazione, da anni oggetto di dibattito nel Paese. Alla fine del 2025 la Svizzera contava poco più di 9 milioni di abitanti. Secondo i dati del governo federale, dall’introduzione della libera circolazione delle persone con l’Unione europea nel 2002 la popolazione è aumentata di circa 1,7 milioni di persone e l’80 per cento di questa crescita è attribuito ai flussi migratori. Se l’iniziativa fosse stata approvata, al superamento della soglia di 9,5 milioni di residenti le autorità avrebbero dovuto adottare misure restrittive soprattutto nei settori dell’asilo e del ricongiungimento familiare, oltre ad avviare la rinegoziazione di alcuni accordi internazionali, compreso quello sulla libera circolazione con l’Unione europea.
I partiti di sinistra, i liberali e i verdi hanno interpretato il risultato come una conferma del sostegno della popolazione a una Svizzera aperta e inserita nel contesto europeo. Per il co-presidente del Partito socialista (PS) Cédric Wermuth, il voto dimostra che una maggioranza dell’elettorato non condivide l’idea di attribuire all’immigrazione la responsabilità dei principali problemi del Paese. «Molte persone ne hanno fin sopra i capelli di sentire che i migranti sono responsabili di tutto», ha detto il consigliere nazionale argoviese ai microfoni della radiotelevisione svizzera in lingua tedesca SRF. Anche il co-presidente del Partito liberale radicale (PLR, destra) Benjamin Mühlemann ha salutato il risultato come un segnale a favore della stabilità e della coesione, sostenendo che l’iniziativa avrebbe creato nuove difficoltà senza risolvere quelle esistenti.
Tuttavia, pur accogliendo con favore il respingimento dell’iniziativa, le organizzazioni economiche e sindacati hanno invitato a non ignorare le preoccupazioni che hanno alimentato il sostegno al testo. La direttrice di Economie Suisse Monika Rühl ha parlato di un “cartellino giallo” da prendere sul serio. Anche Travail.Suisse e l’Unione sindacale svizzera hanno chiesto maggiori sforzi per affrontare temi come il costo degli alloggi, il potere d’acquisto e la protezione dei salari. Secondo queste organizzazioni, il risultato non cancella le tensioni legate alla crescita demografica e alla pressione esercitata su alcune infrastrutture e sul mercato immobiliare. «Anche se il voto odierno ha scongiurato lo scenario peggiore, l’economia resta sotto pressione», sottolinea l’Unione svizzera degli imprenditori (Usi).
L’Udc ha accettato la sconfitta, sostenendo tuttavia che il voto dimostra come una parte consistente della popolazione condivida le sue preoccupazioni sulla crescita demografica. Secondo il partito, l’iniziativa avrebbe favorito uno sviluppo demografico più sostenibile e contribuito a contenere l’urbanizzazione e la costruzione di nuove infrastrutture. Problemi quali la carenza di alloggi, la pressione sulle infrastrutture e le difficoltà del sistema d’asilo continueranno a occupare un posto centrale nel dibattito politico. «I problemi legati all’immigrazione incontrollata persistono», ha affermato il partito in un comunicato diffuso dopo il voto. Il risultato di domenica non chiude quindi il dibattito sulla crescita della popolazione. Sebbene l’elettorato abbia respinto la proposta dell’Udc, questioni come immigrazione, alloggi, infrastrutture e rapporti con l’Europa resteranno al centro della politica svizzera anche nei prossimi anni.



