Il Premio Oscar Bobby Moresco firmerà la sceneggiatura di “Armani: The King of Fashion”. La produzione di Andrea Iervolino sceglie l’Ungheria: investitori frenati dall’incertezza amministrativa italiana.
L’impero geometrico, sobrio ed essenziale di Giorgio Armani si prepara a conquistare il grande schermo. La leggendaria parabola del Re della moda italiana, scomparso nel 2025 all’età di 91 anni, diventerà un lungometraggio cinematografico dal titolo emblematico: Armani: The King of Fashion. Prodotto dalla The Andrea Iervolino Company, il biopic promette di essere un racconto intimo, profondo e lontano dai canoni del semplice omaggio celebrativo, affidato alla regia del maestro danese Bille August e alla penna del Premio Oscar Bobby Moresco.
Un paradosso industriale: il Made in Italy girato all’estero
Dietro il fascino di un’operazione culturale di respiro internazionale, tuttavia, emerge una nota dolente che riaccende il dibattito sulla competitività del nostro Paese. Il film dedicato all’icona assoluta dello stile italiano non sarà girato in Italia. Per motivi prettamente economici e burocratici, la produzione sposterà i set in Ungheria, rinunciando ai luoghi reali che hanno cullato la rivoluzione stilistica dello stilista piacentino.
A spiegare le ragioni di questa scelta è lo stesso produttore italo-canadese Andrea Iervolino, che ha evidenziato come gli investitori americani considerino il contesto amministrativo e burocratico italiano troppo incerto, farraginoso e rischioso, a cui si sommano costi di gestione sensibilmente più elevati rispetto ad altri hub europei. Un paradosso industriale non nuovo al nostro cinema: l’eccellenza italiana viene celebrata nel mondo, ma l’industria globale preferisce i vantaggi fiscali e la snellezza burocratica di Budapest.
«Sono profondamente innamorato dell’Italia e dell’identità italiana», ha tenuto a precisare Iervolino, rivendicando l’orgoglio delle proprie origini. «Continuerò a sviluppare progetti dedicati alle grandi icone italiane, spinto dal mio profondo amore per il mio Paese. Anche se, in questo momento, questi film non saranno girati in… Italia, continuerò a raccontare le storie dell’Italia al mondo producendole all’estero».
La squadra: la sensibilità di Bille August e la penna di Bobby Moresco
Per tradurre in immagini la complessa psicologia di un uomo che ha fatto della sottrazione una firma e della disciplina quasi monastica uno stile di vita, la scelta della regia è caduta su Bille August. Il cineasta danese è uno dei pochissimi autori a potersi fregiare di ben due Palme d’Oro al Festival di Cannes (per Pelle alla conquista del mondo, premiato anche con l’Oscar, e Con le migliori intenzioni). Conosciuto per pellicole di straordinario spessore emotivo e storico come La casa degli spiriti e Treno di notte per Lisbona, August rappresenta la garanzia di un ritratto psicologico che scaverà “dietro l’abito”, esplorando la solitudine creativa e il rigore umano del designer.
La spina dorsale narrativa sarà invece strutturata da Bobby Moresco, premio Oscar per la sceneggiatura di Crash – Contatto fisico e già collaboratore di Iervolino in altri prestigiosi progetti biografici. Al momento, la produzione mantiene il massimo riserbo sul cast ufficiale, sulle date precise del primo ciak e sul livello di coinvolgimento della famiglia Armani.
L’eredità di un mito: la rivoluzione silenziosa
L’opera cinematografica si propone di esplorare come Armani sia stato, prima di tutto, un architetto della sobrietà contemporanea: colui che ha destrutturato la rigidità della sartoria classica, togliendo peso ai tessuti e regalando potere alla leggerezza. Una rivoluzione silenziosa capace di imporsi a Hollywood, sui red carpet mondiali e nel vestire quotidiano, trasformando il Made in Italy in un codice universale di autorevolezza e controllo geometrico.
Il film si preannuncia come il tentativo di trasformare un’eredità storica immateriale in pura narrazione visiva. Resta l’amaro in bocca per un sistema-Paese che non riesce a trattenere tra le proprie mura le riprese di una delle sue storie più gloriose, regalando all’Est Europa l’indotto economico di un set che, per diritto di cronaca e di cuore, avrebbe dovuto abitare a Milano.



