Ogni anno, prima della pausa estiva, il presidente della Repubblica incontra la stampa parlamentare per la cerimonia del Ventaglio. È un rito quasi fisso del calendario politico, ma l’edizione di quest’anno arriva in un momento particolarmente delicato: a un anno dalle elezioni Politiche del 2027, con i partiti già in fase di riscaldamento propagandistico, e all’indomani di due vicende che hanno acceso lo scontro pubblico — la condanna definitiva del gioielliere Mario Roggero e gli scontri No Tav in Val di Susa. Episodi che non hanno fatto altro che accrescere la tensione tra le forze di maggioranza e opposizione, che l’hanno cavalcata cercando di polarizzare i propri elettorati e accrescere il consenso.
Mattarella al Ventaglio stoppa la propaganda elettorale
Sergio Mattarella, come da prassi, si dichiara “estraneo alla dialettica tra le forze politiche”. Ma le parole che pronuncia pesano, e nell’immediato hanno l’effetto di spostare l’agenda mediatica dagli scontri di parte ai temi che lui stesso indica. “Tensioni elettorali intempestive”: un freno alla campagna elettorale anticipata. Il passaggio più esplicitamente politico è proprio su un Parlamento rivolto alla competizione elettorale, ben quindici mesi prima del voto. Mattarella la definisce “piuttosto intempestiva” e si augura che non distolga attenzione dai problemi reali dei cittadini né induca ad alterarne la percezione. Chiede inoltre ai partiti una dialettica priva di “aggressività verbale, spesso immotivata” — e, aggiunge, “controproducente”.
È un richiamo che i partiti condividono a parole e poi, storicamente, ignorano appena la campagna si scalda davvero. Ma detto dal Quirinale, ripreso da tutte le agenzie nello stesso giorno, diventa per qualche tempo un parametro pubblico scomodo da liquidare: chi alza i toni nelle prossime settimane lo fa sapendo di muoversi contro un’indicazione esplicita del Capo dello Stato. In questo senso il discorso funziona da freno informale, più simbolico che normativo, alla partenza anticipata della propaganda per il 2027.
Il caso Roggero, senza nominarlo
Mattarella non fa mai il nome di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva dalla Cassazione a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori e il tentato omicidio di un terzo, dopo una rapina nel suo negozio nel 2021: i giudici hanno escluso la legittima difesa perché la reazione armata è arrivata quando il pericolo non era più attuale. La sentenza ha scatenato una polemica soprattutto nel centrodestra, con richieste di grazia e di modifiche normative.
Senza citare la vicenda, il Presidente fissa però un principio che la riguarda direttamente: le regole della legge non possono adattarsi “ai comportamenti individuali, occasionali… di caso in caso”; farlo significherebbe, dice, l’abdicazione dello Stato. È un modo per togliere ossigeno a chi vorrebbe trasformare un singolo caso giudiziario in una leva elettorale sul tema sicurezza, spostando la discussione dal caso specifico al principio generale.
Val di Susa: la condanna senza sconti
Il riferimento più duro riguarda gli assalti del 25 luglio ai cantieri Tav di Chiomonte, San Didero, Salbertrand e Susa-Traduerivi, durante il corteo No Tav legato al Festival Alta Felicità: oltre 120 agenti feriti, mezzi delle forze dell’ordine incendiati, danni milionari e alcuni fermi per devastazione. Mattarella parla di fatti “inammissibili”, chiama in causa “le basi stesse della convivenza democratica” e non ammette “esitazione né circospezione” nel condannarli, definendo la violenza “un virus letale per la democrazia” che “aggredisce la Costituzione” chiunque la pratichi, la predichi o la giustifichi.
Anche qui l’effetto pratico è quello di restringere lo spazio per usi propagandistici opposti dell’episodio: tanto la tentazione di minimizzarlo quanto quella di cavalcarlo in chiave di ordine pubblico trovano meno margine dopo un giudizio così netto e trasversale da parte del Colle.
Gli altri fronti: Europa, migranti, informazione
Il discorso tocca anche la scena internazionale — l’esigenza di riformare il multilateralismo, la difesa comune europea presentata come “strumento per garantire la pace” e non una minaccia, proprio mentre maggioranza e opposizione discutono sull’uso dei fondi Safe — e il tema migratorio, dove Mattarella riprende le parole di Papa Leone XIV per chiedere di abbandonare la “logica dell’emergenza” a favore di una strategia stabile. Chiude con un affondo sul ritardo italiano nel recepire il Media Freedom Act e sulla paralisi della Commissione di vigilanza Rai, altro terreno di scontro politico permanente.
Un freno reale o solo di facciata?
Resta da vedere quanto durerà l’effetto. Gli appelli presidenziali alla moderazione sono un classico della retorica di fine legislatura e, in passato, hanno raramente sopravvivuto al primo giorno di campagna elettorale vera e propria: nessuna forza politica è formalmente vincolata a rispettarli. Ma nell’immediato il discorso del Ventaglio ha ottenuto un risultato concreto: per un giorno l’agenda pubblica ha parlato di astensionismo, sicurezza, violenza politica e informazione secondo i termini fissati dal Quirinale, non secondo quelli scelti dai partiti. L’attesa è per i prossimi giorni dopo la bomba migranti esplosa in Spagna e che ha portato a una clamorosa rottura con il governo Sanchez.



