Mala Italia. Lavitola, Ranucci, Guccini e la Signorini tra moralisti e furbetti. La mappa

lunedì, 17 Agosto 2026
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Cari furbetti, voi che in “fondo-in fondo” stimate Valter Lavitola per la sua capacità di manipolare, di vivere borderline (ho volutamente usato un eufemismo), di pensare in grande, progettare “a discapito” degli altri, dei suoi interlocutori o amici; sappiate che finisce sempre in tragedia. Prima o poi, le luci della ribalta si spengono. Si chiama prezzo da pagare.
Lavitola, se andiamo a scandagliare, incarna un certo idealtipo di italiota che attraversa varie e composite genie nostrane (e non solo): il politico, l’imprenditore, il commerciante, l’affarista. Un’antropologia consolidata da noi, che mira ossessivamente al successo, ai soldi, al potere, all’immagine. Al vivere pericolosamente, rifiutando noia e normalità. Una categoria avversata dagli invidiosi e dai frustrati, che vorrebbero imitarla e che non ci riescono.
Tutte le vicende vissute dal reo-confesso mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, al di là dei rischi e degli schemi morali pubblici violati, vengono guardate infatti, inconsciamente da parecchi, con una certa inconfessabile ammirazione: “Lui riesce a muoversi, a mediare, a millantare, a sfondare, a tessere reti”, siano esse legate a finanziamenti, siano esse legate a disegni politici o giornalistici, dove poter gonfiare l’ego.
Una sorta di mix tra il “teorema-Ricucci” (fare il fr..cio col culo degli altri) e il “teorema Marchese del Grillo” (io sono io e voi non siete un ca..zo).
Ma, cari furbetti, quando il gioco prende la mano, ci si fa male. II potere è un demone. Lavitola poteva starsene comodamente seduto a gestire il suo ristorante romano Cefalù, invece di bramare, recuperare quel passato che lo ha visto “protagonista” (direttore dell’Avanti-taroccato, la Casa di Montecarlo e altro ancora).
Cari moralisti. Anche voi avete un demone non da poco. Si chiama giacobinismo mentale e ideologico. La verità è che siete andati in cortocircuito: come ha fatto Ranucci, una bandiera della morale, della pulizia, del bene, dell’anti-corruzione, un novello Borsellino, a flirtare con un faccendiere “così poco pulito”? Si, menti candide della sinistra politica, intellettuale e mediatica: si chiama “mondo di mezzo”, dove le ambizioni dialogano e interagiscono. Dove le fonti non vengono usate, ma giornalisti di inchiesta e fonti si usano a vicenda, in uno scenario di reciproca convenienza e di relativismo esistenziale.
Cari moralisti, imparate dalla lezione “Lavitola-Ranucci”: l’esistenza umana è in chiaro-scuro. Non esistono buoni, perfetti e giusti in assoluto. Esistono persone fragili e forti, che tendono al bene, che cascano, magari si rialzano o non si rialzano (è questione di scelte e di volontà). E guai a elevarle a miti gli eroi tv; eroi al servizio della politica: rischiate amare sorprese. E il castello crolla, come Report.
Infine, l’intervista concessa a Repubblica da Angela Signorini, ex compagna del cantautore Francesco Guccini appena scomparso; parole che hanno scatenato i soliti odiatori seriali via social. Lei avrebbe raccontato di un Guccini narcisista, individualista, totalmente concentrato sulle sue opere artistiche. Apriti cielo. E che sarà mai.
E anche qui, moralisti e furbetti si sono divisi equamente il palco.
I furbetti (politici) hanno cavalcato un cantante che magari stava loro sulle balle, nel nome di quel rituale funebre che deve obbligatoriamente santificare ogni morte importante, specialmente in vista delle prossime elezioni e in desolante assenza ormai di punti di riferimento alti.
I moralisti, dal canto loro, si sono spartiti il cadavere del cantautore-scrittore, ascrivendolo a ogni tipo di appartenenza passata e futura: comunista, anarchico, anti-Meloni, anarco-conservatore, socialista, gridando alla lesa maestà rispetto a ogni avvicinamento ideale o analisi non gradita, soprattutto se proveniente da destra (che d’altra parte, nelle dichiarazioni ufficiali ha dimostrato, salvo la premier, di non conoscerlo affatto).
A tutti loro, a destra come in primis a sinistra, basterebbe citare “l’Avvelenata” (“voi giudici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossia, ma non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni …” ), o “Cirano” (l’invettiva contro i preti e i materialisti “che cercano verità per terra come maiali”), oppure “Il Vecchio e il Bambino” (l’eco nostalgico di una società rurale pre-industriale, “legata al ritmo delle stagioni”), oppure lo stesso “Dio è Morto”, mai veramente capita dalla Chiesa e da certi cattolici. Insomma, un libertario anti-borghese e anti-liberista che odiava il conformismo e l’ipocrisia.
Un patrimonio collettivo. Un grande che ha cantato e raccontato le ansie, i sogni e la rabbia di una generazione e poi il candore crepuscolare degli stessi giovani diventati adulti (basti pensare alla canzone “Eskimo”) e poi, diventati anziani.
Moralisti che, esattamente, come i cultori-manichei di Ranucci, non possono accettare il ridimensionamento umano di Guccini descritto dall’ex compagna.
Come Ranucci non può essere amico di un “faccendiere”, Guccini non poteva essere un narcisista.
Fatevene tutti una ragione. E siate umani. Altrimenti le vostre certezze di carta finiscono nel cestino. Se siete i primi a dire che non esistono eroi perché ne avete così bisogno?

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