Ma dove sono finiti tutti i fans italiani di Putin? Eppure fra i politici italiani erano molti quelli che si vantavano di ammirare il presidente russo e di considerarlo un leader di riferimento?
Partiamo dal più amico di tutti, Silvio Berlusconi, quello che si faceva fotografare accanto a “zio Vladimir” sulla slitta con tanto di colbacco in testa, e che volò a Mosca per festeggiare il 65esimo compleanno del “novello zar” regalandogli un copripiumino. A Berlusconi va senz’altro riconosciuto il merito di aver avvicinato Putin e Bush nel 2002 nello storico incontro di Pratica di Mare, un successo diplomatico che nelle ultime ore in casa azzurra stanno rivendicando con grande enfasi per dimostrare come la situazione ucraina dipenda proprio dall’assenza di leader come Berlusconi capaci di mediare frala Casa Bianca e il Cremlino.
Peccato che mentre il leader azzurro si vantava dei suoi successi diplomatici, gli americani in realtà diffidavano di lui e, soprattutto negli anni della presidenza Obama, guardavano con molta preoccupazione i suoi rapporti con Mosca; al punto da salutare con grande soddisfazione la sua uscita di scena da Palazzo Chigi nel 2011 sotto i colpi dello spread (come dimostrato dai carteggi segreti di WikiLeaks).
Lo stesso Berlusconi che difese a spada tratta l’amico Putin sulla questione cecena provocando un incidente internazionale, e che fu criticato all’interno di Forza Italia dall’ala più liberale (con Paolo Guzzanti che se ne andò sbattendo la porta e accusando il Cavaliere di essere amico di un criminale) oggi si riscopre allineato e coperto alla Nato prendendo le distanze dal presidente russo e provando a giocarsi la carta della nostalgia: “Ci fossi stato io al governo avrei convinto Putin a non osare”.
Sembra che in cuor suo Silvio speri di ricevere dall’Europa l’incarico di andare a trattare con il vecchio amico, ritenendo di essere l’unico in grado di convincere Putin a cessare le ostilità. Ma come diceva Montanelli “i cimiteri sono pieni di persone che si ritenevano indispensabili” e ben altri attori sembrano decisi a giocarsi questo ruolo.
E che dire di Matteo Salvini? Per lui Putin è stato una sorta di leader internazionale del sovranismo, un modello da seguire. “Sarei più sicuro con uno come Putin” dichiarò in una delle tante sviolinate al capo del Cremlino lasciando intendere di preferire il leader russo all’americano Obama. I media ricordano la maglietta indossata all’indomani dell’elezione di Sergio Mattarella nel 2015 durante una sua visita a Mosca sulla quale era ritratto il volto di Putin. Foto accompagnata dalla scritta: “cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin”.
Ovvio che in queste ore ci sia chi ricordi gli innamoramenti russofili salviniani. E il leader leghista come ha reagito? Prendendo le distanze dal presidente russo e anzi risentendosi per gli accostamenti. ““La Lega condanna con fermezza ogni aggressione militare, l’auspicio è l’immediato stop alle violenze”. Poi siccome dalle parti del Pd hanno fatto notare che la condanna era troppo tiepida e non era rivolta esplicitamente contro Putin, ecco che Salvini ha rincarato la dose: “La Russia sgancia missili, ha torto. Conto che si sia tutti uniti per fermare quello che rischia di essere un disastro planetario. Oggi è il momento dell’unità nazionale. La prima persona con cui ho parlato stamattina è stato l’ambasciatore ucraino che mi ha girato delle immagini che nel 2022 non si dovrebbero vedere”. Della serie: Putin? E chi lo ha mai conosciuto?
Molto dura contro la Russia è stata nelle ultime ore la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che ha attaccato: “Inaccettabile attacco bellico su grande scala della Russia di Putin contro l’Ucraina. L’Europa ripiomba in un passato che speravamo di non rivivere più. È il tempo delle scelte di campo. L’Occidente e la comunità internazionale siano uniti nel mettere in campo ogni utile misura a sostegno di Kiev e del rispetto del diritto internazionale”. Sembra di assistere ad una gara a chi spara di più al cattivo Vladimir, con la Meloni che invoca una risposta ferma e risoluta da parte dell’Occidente, con toni quasi bellicosi. Eppure la stessa leader di FdI esultò per la riconferma di Putin alle ultime presidenziali russe: “La volontà del popolo russo in queste elezioni è stata inequivocabile”.
Non solo, sempre la Meloni nel suo libro “Io Sono Giorgia” parla di Putin come di un imprescindibile alleato dell’Europa e dell’Occidente con cui avere rapporti di buon vicinato, un alleato da coltivare per impedire che si avvicini alla Cina, e del quale esalta la sua difesa dell’identità cristiana. Tutto dimenticato, tutto cancellato.
Ma anche dalle parti del Movimento 5Stelle non sono mancati gli estimatori del presidente russo ad iniziare dal leader Giuseppe Conte che da premier si vantava di avere ottimi rapporti con la Russia, così come con Trump. E sarà forse un caso che appena arrivato Biden ha dovuto lasciare Palazzo Chigi per far posto a Draghi?
E anche l’attuale ministro degli Esteri Luigi Di Maio non disdegnava di guardare a Mosca con favore, specie ai tempi del governo gialloverde e dell’asse con Salvini, allo stesso modo di come guardava con grande simpatia ai gilet gialli francesi prima di convertirsi sulla via di Macron. Eppure l’orientamento dei 5Stelle è stato sempre storicamente più schierato in favore di Russia e Cina che degli Stati Uniti. E basta farsi un giro sul blog di Beppe Grillo per ritrovare dichiarazioni molto dure nei confronti della Nato definito un esercito di aggressione che mina la pace nel mondo, soprattutto contro Mosca e Pechino.
Eppure oggi tutti contro Putin, considerando quasi inevitabile che il presidente russo possa accettare di ritrovarsi le basi della Nato nel giardino di casa. La storia dell’Ucraina però è nota a tutti e con un’attenta analisi obiettiva dei fatti e delle dinamiche degli ultimi otto anni, si scopre facilmente che sono stati gli occidentali, gli Usa in testa, a scatenare la tensione fra Ucraina e Russia sostenendo la rivoluzione arancione del 2014 e spingendo l’Ucraina a rompere la storica alleanza con Mosca per aderire all’Europa e alla Nato. Poi certo, nessuno può essere così folle da gioire per un conflitto, ma è davvero difficile non vedere dietro la costruzione del mostro Putin da parte dell’Occidente, un tentativo di nascondere responsabilità anche molto gravi che americani ed europei portano sulle proprie spalle. Ecco, forse i vecchi amici di Putin avrebbero dimostrato molta più obiettività inquadrando la vicenda ucraina in quest’ottica, che non vuole essere assolutoria nei confronti dei russi, ma nemmeno così cieca da non vedere che chi ha creato le condizioni perché si arrivasse a questo, è stata l’attuale amministrazione americana a guida Biden, dopo quattro anni di presidenza Trump che non ha minimamente forzato la mano rispetto ad un’adesione dell’Ucraina al Patto Atlantico. Hanno preferito invece fare a gara per mostrarsi più antiputiniani degli altri.



