Intelligenza artificiale: lo stato dell’arte

lunedì, 20 Febbraio 2023
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L’intelligenza artificiale (IA) è una particolare branca dell’informatica che tramite progettazione ed elaborazione di sistemi sia hardware che software si pone lo scopo di donare prestazioni apparentemente umane a un elaboratore elettronico. Sono molte le tecnologie, gli strumenti e i servizi che ricorrono all’artificial intelligence: strumenti e servizi costruiti sul machine learning, sul deep learning e/o sulle reti neurali.

Gli assistenti virtuali integrati nel nostro smartphone o negli smart speaker che seguono alla lettera le nostre indicazioni o rispondono alle nostre richieste sono solo un esempio.  Il risultato è che tantissime persone sfruttano l’intelligenza artificiale quotidianamente, anche senza rendersene conto; anche se di fronte a una richiesta esplicita, non saprebbero spiegare l’intelligenza artificiale che cos’è.

L’uso della IA ha avuto anche molte applicazioni di più ampio respiro, a partire dai meccanismi di sicurezza sulle nostre auto, alla medicina, all’agricoltura, alla cyber sicurezza. Oggi l’Intelligenza Artificiale raggiunge un livello di accuratezza del 72%, rispetto ad un 85% di ciò che l’umano riesce a fare, quattro anni fa il livello di accuratezza era del 45%… 

Per quanto riguarda il livello di precisione nella lettura e nella comprensione del testo siamo ad un 91.80%. L’AI è molto efficiente nella sentiment analysis, nella speech recognition e nel question-answering ma non riesce a rispondere a domande complesse sui testi che richiedono uno sforzo di logica. Considerati gli investimenti esponenziali in questo campo, in un futuro non troppo lontano potrebbe però raggiungere la precisione degli esseri umani. 

Emblematico il caso del chatbot ChatGPT, un software progettato per simulare una conversazione con un essere umano per la generazione di testo sviluppato da OpenAI. Il suo funzionamento si basa su GPT-3 (Generative Pre-trained Transformer 3), un modello di elaborazione del linguaggio naturale (o NLP) sviluppato dalla stessa OpenAI. “Addestrato” ad utilizzare una grande quantità e varietà di testi non solo è in grado di generare testo in modo autonomo, ma è capace anche di renderlo molto simile al testo generato da un utente umano.

Non poter distinguere facilmente se un testo è stato generato da un algoritmo o da un umano, fa nascere degli interrogativi di carattere etico. Come potrebbe un insegnante valutare in modo obiettivo le capacità di uno studente? Come distinguere se un testo, una notizia siano fake o create per screditare e indirizzare l’opinione pubblica? 

Esistono dei tool che possono aiutare a capire se un testo è generato da un’Intelligenza Artificiale o da un umano (come OpenAIDetector, DetectGPT e GPTZero) ma non sono soluzioni completamente affidabili e non risolvono il problema in modo definitivo. 

Servirà un uso consapevole di queste nuove e potentissime tecnologie, per non subirle ma porle al servizio dell’umanità. Per far questo non dobbiamo aver paura del cambiamento ma sfruttare l’occasione per capire meglio le attuali trasformazioni mettendo l’uomo a capo della governance della “digital innovation”. 

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