Toh, l’Italia è il Paese più stabile d’Europa

mercoledì, 26 Luglio 2023
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L’Italia? Incredibile a dirsi, ma è il Paese più stabile d’Europa. L’autodenigrazione  nazionale, sport in cui primeggiano da sempre gli “anti-italiani” snob (solitamente accovacciati nei salotti radical-chic)  non ha più senso, ammesso e non concesso che ne abbia mai avuto uno.

L’Italia è la più stabile innanzi tutto politicamente. Il suo governo può contare su una  maggioranza solida e omogenea, a differenza di quello che accade in altri, importanti Paesi dell’Ue. Il confronto più immediato ci è suggerito dall’esito delle elezioni in Spagna di domenica scorsa, consultazioni dalle quali non è uscita alcuna maggioranza. Né Alberto Nuñez Feijoo, leader dei popolari, né Pedro Sanchez, leader a sua volta dei socialisti, hanno i numeri per formare un governo, a meno di non affidarsi ai partiti nazionalisti regionali, baschi e catalani, in alleanze innaturali e pericolose. In particolare quella con i secessionisti catalani, da cui potrebbe essere tentato Sanchez in un connubio altamente tossico per l’unità e la stabilità della Spagna. L’ipotesi più probabile è che si rivoti a dicembre o a gennaio.

Altro necessario confronto va fatto con l’Olanda, dove il premier Mark Rutte è dimissionario dopo poco più di un anno di governo. Anche nei Paesi Bassi  si profilano elezioni a breve, probabilmente in novembre.

Ma non finisce qui: se facciamo un giro d’orizzonte nel resto d’Europa, non è che troviamo grandi esempi di stabilità. A partire dalla Francia, dove il partito del presidente Emmanuel Macron, Renaissance, non ha la maggioranza in parlamento. I nostri cugini transalpini non sono peraltro stabili neanche socialmente: in pochi mesi la Francia è stata squassata da furiose e prolungate proteste di piazza, dalla rivolta contro l’innalzamento dell’età pensionabile alle devastazioni delle banlieue nelle settimane passate.

E che dire della Germania di Olaf Scholz? In teoria il cancelliere può contare su una maggioranza solida, ma solo numericamente, perché la “coalizione semaforo” (Spd, Verdi, liberali) è politicamente fragile nonché priva di un vero collante politico, se non la paura di perdere la poltrona. I Verdi sono in caduta libera nei sondaggi, a differenza dei sovranisti di AfD, arrivati al 21%. L’opposizione si rafforza e la maggioranza arretra. Scholz è un onesto politico, ma non è né Gerhard Schröder né, sull’altro fronte, Angela Merkel. Prima o poi qualcuno si chiederà: ci conviene rimanere al governo? Il fatto è che anche il governo tedesco è frutto della necessità e non di un consenso maggioritario.

A paragone di quello che succede nel resto d’Europa, l’Italia di Giorgia Meloni appare al dunque il tempio della solidità. Gli editorialisti dell’opposizione, che si stanno buttando recentemente a pesce sui casi La Russa junior e Santanchè, descrivono un Paese che non esiste, cioè un’Italia in bilico, una premiership usurata, un governo pieno di pericolosi estremisti di destra. Nessun editorialista di grido si azzarda a fare paragoni con quello che accade fuori dai nostri confini e nessuno rileva che le recenti polemiche politiche non hanno affatto indebolito il governo, che veleggia, nei sondaggi, sempre con il vento in poppa.

Certo, non è sempre stato così. Nella passata legislatura si sono avvicendati tre governi in quattro anni e mezzo: il Conte 1, il Conte 2 e l’esecutivo Draghi. Anche nella legislatura ancora precedente abbiamo avuto tre presidenti del Consiglio: Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni. Se consideriamo anche la drammatica caduta del governo Berlusconi nel 2011 e la nascita dell’esecutivo tecnico di Mario Monti, dobbiamo tristemente constatare che l’Italia ha conosciuto la bellezza di 11 anni di instabilità continua: spread in agguato, governi mai scelti dal popolo, bassa crescita economica se non addirittura recessione.

Ma alla fine siamo sopravvissuti, con gli italiani che hanno capito una cosa fondamentale: solo scelte politiche chiare e definite possono dare la stabilità. E oggi possiamo dare lezioni al resto d’Europa.

Poi, certo, non sarà tutto merito di Giorgia Meloni, ma di una più generale maturazione dell’Italia per effetto di tante, traumatiche esperienze.

Sta però di fatto che attualmente siamo il Paese della stabilità politica. E l’effetto benefico si vede anche sull’economia. Sarà un caso, ma il Fmi ha visto al rialzo le stime di crescita dell’Italia per il 2023, con quel 1,1% che ci pone al di sopra sia della Francia sia della Germania.

Abbiamo tutto il diritto di tirarci su di morale, con buona pace dei tanti gufi che svolazzano. Soltanto gufi, fortunatamente. I corvi non si vedono più.

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